L’Avvento e un Romanzo nel cassetto

Dicembre è già arrivato. Anche in questo 2019! Anche in Provenza.
Un anno volato al fluire del mistral. Un anno scandito da tanti scritti, articoli, e non solo, che mi hanno impegnata molto e che non mi hanno permesso di aggiornare come avrei voluto questo spazio web dedicato a una terra che amo molto.

Ambientato proprio in Provenza è un mio Romanzo, che ancora non ha trovato un editore.

È un Romanzo che racchiude varie storie, vari personaggi e che, in realtà, va oltre i confini provenzali.

La Provenza è uno spazio dove la natura diventa in qualche modo taumaturgica per i “miei” personaggi, immaginari-inventati. Alcuni di loro, alla ricerca di un luogo lontano dalle dittature, dalla precarietà, dall’individualismo, dalla cementificazione selvaggia, trovano proprio in Provenza quel che vanno cercando.

La bozza di questo Romanzo è qui, accanto a me, stampata, in modo da effettuare altre, ulteriori correzioni: aver fatto editing in passato è servito e serve!

È un Romanzo in cui credo: in fondo, racchiude le mie varie passioni e anche i miei ideali.

È da circa 3 anni che ci sto lavorando sopra, in base al tempo che ho a disposizione. Mentre lo scrivevo, visualizzavo le varie scene in esso raccontate, i volti dei protagonisti, i paesaggi in cui sono ambientate le storie. Tutto mi appariva (e mi appare rileggendolo) così reale…

Vedremo se questi miei personaggi faranno sorridere, piangere, divertire, arrabbiare anche voi.

Scrivo tutto ciò in questa prima domenica d’Avvento.

Parecchio tempo fa, questa giornata, era molto sentita in Provenza. È una giornata che segna “le début du temps calendal”. In passato, per le vie, si festeggiava l’inizio dell’Avvento al suono dei galoubets e dei tambourins. Si facevano ghirlande e si attendeva con gioia, pur tra sacrifici e difficoltà e duro lavoro, il Santo Natale.

Conoscere queste e altre storie provenzali mi ha fatto capire che “il vecchio” non è sempre sinonimo di obsoleto, superato, stantio; e che “il nuovo” non è sempre sinonimo di benessere o di evoluzione.

E mi ha fatto capire che noi – microcosmo di individui in un macrocosmo immenso – abbiamo bisogno di ritrovare un profondo contatto con la Natura, con la terra, con la Madre Terra… perché ci stiamo perdendo nel marasma digitale, nella chiusura mentale e nei ristretti confini provinciali, pensando invece di essere tutti inter-connessi con tutto.

Attraverso i miei personaggi parlo anche di questo…

Vedremo, in questo periodo d’Avvento, quale direzione vorrà prendere il mio Romanzo: se rimarrà ancora una Bozza o se troverà un “luogo” dove poter metter radici.

Buon inizio d’Avvento!

Silvia C. T.

Foto S.C.T.

Valensole e la festa della lavanda

Valensole è un piccolo borgo, che si può scoprire partendo da Boulevard Frédéric Mistral, strada animata da caffè e botteghe di artigiani. In Place Mistral si trova la sede del comune e più avanti, in Place des Héros de la Résistance, vi è l’Ufficio del Turismo, ubicato in una zona molto antica del paese, come testimonia il lavatoio datato XVII secolo, ancora ben conservato. Ancor più interessante è la cappella di Saint-Mayeul, dedicata al santo Maiolo nato in questo paesino nell’anno 910, un sito che testimonia vicende religiose locali importanti.

Di origini nobili, Maiolo entrò nel clero. Dopo essere stato arcidiacono di Mâcon e aver rifiutato l’importante carica di arcivescovo di Besançon, divenne monaco, avvicinandosi quindi alla riforma di Cluny all’epoca in atto. A Valensole, Maiolo fondò un priorato che, insieme ad altri creati in vari luoghi del sud della Francia, favorì lo sviluppo, intorno all’anno Mille, di numerosi centri cluniacensi, tanto da tramutare la Provenza in una terra legata a quest’ordine ispirato alla regola di San Benedetto: abbazie, priorati e decanati hanno formato l’Ecclesia cluniacenses, la Chiesa Cluniacense (tra questi si segnala il priorato di Ganagobie, situato nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza, di cui si parlerà in un prossimo itinerario).

Sebbene il rilievo storico-religioso di Maiolo non sia così evidente visitando Valensole, merita qui segnalare che egli fu quarto abate di Cluny. Il suo ruolo nella riforma cluniacense fu rilevante, tanto da assurgere a modello di vita monastica per la sua umiltà e devozione in un’epoca dominata da corruzione. Per questo venne santificato, anche per effetto dei suoi miracoli legati a sorprendenti guarigioni.

Connessa al culto di San Maiolo è la chiesa parrocchiale Saint-Denis, in rue de l’Eglise, raggiungibile prendendo rue Courte. Un tempo questo edificio era priorato dell’abbazia di Cluny. Il villaggio di Valensole è circondato da parchi e vivai. Tra questi si segnala il clos de Villeneuve i cui giardini sono stati classificati come “remarquable”, ovvero significativi dal punto di vista nazionale.

Ubicati lungo il Chemin de l’Amiral de Villeneuve, i giardini si possono visitare da aprile sino a settembre, nei pomeriggi di domenica e lunedì. Realizzato nel XVIII secolo, questo spazio verde si sviluppa su tre livelli ed è alimentato da bacini d’acqua e da fontane. Al suo interno si ammirano l’orangeria, ippocastani centenari, alberi di cachi, ulivi e poi erbe aromatiche e medicinali come la lavanda e l’issopo.

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Il villaggio di Valensole si popola di gente in occasione di manifestazioni folkloristiche, tra le quali risalta senz’altro la celebre festa della lavanda, organizzata ogni anno la terza domenica di luglio. Un evento che attira centinaia di visitatori, curiosi di scoprire i segreti di questa pianta aromatica.

Per l’occasione le vie del paese si colorano di persone vestite con abiti tradizionali, tipici della raccolta della lavanda. Si vedono carretti pieni di cespugli viola e poi i famosi alambicchi, indispensabili per effettuare la distillazione, attraverso la quale viene prodotta la famosa essenza profumata.

Silvia C. Turrin

Valensole Ufficio del Turismo
Place des Héros de la Résistance

Sault, tra Ventoux e campi e di lavanda

Una delle tappe più note per gli appassionati di lavanda è Sault. Considerato il villaggio più “profumato” della Provenza, questo borgo del Vaucluse si trova in una zona straordinaria dal punto di vista naturalistico, tra la vallata che porta il suo stesso nome, il monte Ventoux e la montagna di Lure.

Tanti vi si recano in agosto, in concomitanza con la famosa festa della lavanda. Si svolge ogni anno il 15 agosto: in questa data, però, si rischia di non riuscire ad ammirare le splendide distese blu-viola tipiche della regione. I cambiamenti climatici e il conseguente aumento delle temperature stagionali stanno anticipando la fioritura della lavanda, e costringendo quindi i produttori di oli essenziali a raccoglierla anche all’inizio di agosto, per evitare di perdere tutte le proprietà benefiche della pianta. Ciò è accaduto nel 2015, anno contraddistinto da un’estate secca e molto calda, che ha creato non pochi problemi agli agricoltori.

Per essere sicuri di poter contemplare i campi in fiore bisognerebbe recarsi in questa zona nel mese di luglio. Sault si trova ad una altitudine di circa 760 metri e a giugno, soprattutto in un giorno di pioggia, il clima può essere molto fresco. Questo borgo a vocazione prevalentemente agricola è visitato nei mesi estivi da parecchi turisti provenienti da tutta Europa, tanti gli statunitensi e anche gli asiatici. Il fragore e il via vai di luglio-agosto rimane solo un lontano ricordo se si arriva invece in autunno e inverno, stagioni in cui si ha tutta un’altra prospettiva del luogo dominato da una calma impalpabile.

Sault è famosa per le sue botteghe interamente dedicate ai prodotti locali: bouquet, saponi, essenze, acqua floreale e miele, tutto a base di lavanda, e poi erbe aromatiche, vari tipi di salsicce, carni (in particolare l’agnello del Plateau-d’Albion) e formaggi di capra e poi farro.

Il villaggio è altresì noto per la produzione artigianale del torrone (nougat) realizzato ancora come un tempo, con ingredienti locali: miele di lavanda, bianchi d’uova e mandorle. Chi vuole rilassarsi questo è il luogo ideale ed è perfetto come punto di partenza per visitare l’area circostante: dal monte Ventoux alle gole della Nesque, dalla Valle del Toulourenc, al Plateau d’Albion.

Il museo municipale di Sault

Nel museo locale, fondato nel 1859, sono conservati oggetti di vita quotidiana, una collezione numismatica, e un’altra legata all’antico Egitto; poi ancora si ammirano tele di de Valernes. Troviamo anche una ricca biblioteca composta da 2500 opere, tra le quali l’Encyclopédie di Diderot e d’Alambert, nonché un livre d’or firmato tra gli altri da Victor Hugo, Lamartine Frédéric Mistral.

Ingresso: gratuito

Apertura: Luglio e Agosto dalle 15 alle 18, tutti i giorni esclusa la domenica

Silvia C. Turrin


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