Una serata tutta sudafricana al Teatro Antico di Arles

Il Festival Les Sud à Arles, giunto alla 19ª edizione, ha confermato di voler dare ampio spazio alle espressioni musicali provenienti dall’Africa. Nel 2013 abbiamo potuto apprezzare la cantautrice del Mali Rokia Traoré e il rapper congolese Baloji. Quest’anno protagonista è stato il Sudafrica con lo storico gruppo vocale delle Mahotella Queens e Johnny Clegg, artisti che non potevano non tributare omaggio a Nelson Mandela.

Le Mahotella Queens, collettivo femminile che ha visto vari avvicendamenti nei suoi componenti nel corso degli anni, affondano la loro ritmica nei suoni nati all’interno delle township sudafricane. Nella sempre suggestiva cornice del Teatro Antico di Arles, Hilda Tloubatla, Nokuthula Nkosi e Nobesuthu Mbadu hanno elargito al pubblico un tripudio di forza musicale e di magie sonore provenienti dal canto, avvolte dai colori tipici dei costumi tradizionali sudafricani.

Mahotellas Queens photo D. Bounias, ville d’Arles
Mahotellas Queens photo D. Bounias, ville d’Arles

Accompagnate solo dalla loro voce hanno saputo divertire gli spettatori trasportandoli direttamente in Sudafrica attraverso la vitalità corale tipica del Mbaqanga, genere popolare nato nelle periferie e nelle aree rurali del paese denominato “la Nazione arcobaleno”. Parlare di questo ensemble composto da tre donne piene d’energia significa ripercorre la storia del Sudafrica, significa ritornare agli anni Sessanta, quando è stato formato il gruppo allora formato anche da Simon Nkabinde detto “Mahlathini”, dalla peculiare timbrica vocale. Fondato nel 1964, questo gruppo al femminile ha quest’anno festeggiato i 50 anni di carriera: mezzo secolo durante il quale le Mahotella Queens hanno superato ostacoli pesanti provocati dal regime razzista dell’apartheid, ma alla fine sono riuscite a vedere il loro paese d’origine libero da fanatismi e dalle intolleranze legate al colore della pelle. Sul palco del Teatro Antico hanno regalato al pubblico alcuni dei loro più importanti successi, iniziando con un tributo a Madiba, per poi continuare con brani – “Gazette” e “Kumnyama Endlinni” – intrisi di suoni urbani provenienti dal Sudafrica. Inevitabile sentire quel “click” tipico della lingua Xhosa, una delle 11 lingue ufficiali della Rainbow Nation.

Dai ritmi mbaqanga propriamente sudafricani si è poi passati al pop etnico di Johnny Clegg, con sorpresa acclamato e apprezzato in modo caloroso dal pubblico di Arles (tanto da richiedergli con forza altre canzoni al termine del suo live). Una performance in cui si è percepito nell’aria il suo profondo legame con uno straordinario continente, dedicando ad esso brani come “Africa” e “African sky blue”. Non è mancato il classico, sempre emozionante, “Cruel crazy beautiful world” scritto da Clegg per il figlio, e poi ancora un vecchio brano quale “Spirit is the journey”, per poi continuare con un bellissimo interplay vocale insieme alle Mahotella Queens. Non è mancata nemmeno la poco nota canzone ecologista “Digging for some words”. In chiusura “Asimbonanga (Mandela)”, tributo al primo Presidente nero nella storia del Sudafrica.

Johnny Clegg
Johnny Clegg

Le note di “Asimbonanga (Mandela)” sono state diffuse proprio nelle prime ore notturne del 18 luglio, ormai giorno celebrato in tutto il mondo come il Nelson Mandela Day. Il leader sudafricano in prima fila nella lotta contro l’apartheid era infatti nato il 18 luglio 1918 e quest’anno avrebbe compiuto 96 anni. Johnny Clegg si è dimostrato ancora una volta un originalissimo songwriter e chitarrista, che diffonde ai quattro angoli del globo i ritmi africani zulu, iniettando quell’attivismo sociale e politico che lo ha sempre accompagnato, portandolo a criticare il razzismo ad ogni suo concerto.

Silvia C. Turrin

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