La mimosa, in questo periodo dell’anno, è protagonista in varie zone della Provenza. Ufficialmente la sua fioritura va da gennaio a marzo, ma è facile ammirare i suoi pompon dorati anche in pieno dicembre, come… Altro
Provenza, atmosfere autunnali e un consiglio di lettura
Per chi desidera immergersi nei profumi e nelle atmosfere autunnali del Midi francese, ecco un petit cadeau estratto dal mio Romanzo “Un’altra Vita in Provenza“

A distanza di poco tempo dalla prima volta, attraverso questa frontiera, al mio sguardo più immaginaria che reale. Respiro ancora l’aria di Provenza, profumata di timo…![]()
Mancano ormai pochi chilometri al Domaine du Vieux Chêne. La strada la ricordo perfettamente. Questa volta lo stato d’animo che mi accompagna è molto diverso rispetto al precedente viaggio. Mi sento propositiva e più forte. Non percepisco nemmeno più quella angosciante paura di vedere il mio mondo crollare ed io con esso.
[…]
Accanto a me c’è la piccola Lucy. Siamo insieme da neanche due settimane, eppure ci sentiamo già molto legate l’una all’altra. Ci addormentiamo nella stessa stanza. Al mattino mi sveglia mettendo una zampina sul letto, per farmi capire di aver bisogno delle coccole, che per lei vogliono dire tante carezze…![]()
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Lucy
guarda fuori dal finestrino osservando la natura provenzale, un’assoluta novità per lei. E anche per me, in fondo, appare quasi tutto nuovo. In queste settimane in cui sono stata lontana, i colori della vegetazione sono mutati. La Provenza Verde è un’immensa tavolozza autunnale.
Le sfumature cromatiche delle vigne mi restituiscono l’immagine di uno dei quadri di Van Gogh che preferisco, La vigne rouge![]()
Continua tra le pagine di “Un’altra Vita in Provenza“
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La luce dentro di noi
Oggi, 20 ottobre, in India viene celebrata Divāli, la “festa delle luci“, l’antica Dīpāvalī. Una ricorrenza sentita non solo da induisti, ma anche da sikh e jainisti. Le abitazioni, i luoghi di culto, le vie delle città, così come i villaggi rurali vengono illuminati da file di lampade a olio, candele e lumini.
Questo è un tempo di purificazione, di preghiere, puja (offerte).
Diwali è una festa che segue il calendario lunare e quindi ogni anno la data cambia, e può cadere in ottobre o in novembre.
Divāli ci ricorda che ombra e luce si alternano, e che persino nell’oscurità più penetrante c’è sempre un raggio di luce che filtra…
Metaforicamente parlando, questa ricorrenza ci invita a risvegliare gli aspetti più luminosi del nostro essere rimasti nell’ombra.
Nel mio Romanzo “Un’altra Vita in Provenza” ![]()
c’è anche un po’ di India… tra i vari personaggi vi sono Champa e Kesarbai, che hanno aperto un’épicerie nel villaggio di Bellevue.
Champa è indiana,
Kesarbai è pakistana, ma per loro la Partizione non c’è mai stata… (e non doveva attuarsi, come auspicava Gandhi) perché sono unite dalle stesse passioni, dagli stessi gusti, dagli stessi studi… Attraverso la loro incrollabile amicizia India e Pakistan tornano a essere un’unica entità.
E per il tramite di Champa e Kesarbai nel Domaine du Vieux Chêne di Odette si festeggia proprio Divāli, la festa delle luci. ![]()
Come scrivo nel Romanzo:
“Divāli per gli induisti è una ricorrenza importante. Ricordano il ritorno di Rama nella sua città Ayodhya, dopo che egli ha sconfitto Ravana fautore del rapimento di Sita. La leggenda di Rama e Sita è una sorta di bellissima metafora. Rama simboleggia la luce innata in ogni persona, ma che talvolta non riusciamo a sentire dentro di noi. Nel momento in cui affrontiamo le nostre ombre, possiamo far riemergere la luce chiara della nostra vera natura”.
Per me, l’India è ancora una nazione intrisa di profonda spiritualità in tanti luoghi.
Quando ho compiuto il viaggio-pellegrinaggio alle Sorgenti del Gange (Char Dham Yatra) ho avuto modo di fare tappa in varie città indiane ritenute sacre, tra cui Haridwar, e ho visitato diversi templi.
A ogni passo, a ogni sguardo, a ogni respiro percepivo dentro e attorno a me un’intensa sacralità.
E la festa di Divāli è certamente fra le celebrazioni più suggestive dell’India contemporanea, grande sub-continente pieno di misticismo.
Anche Varanasi/Benares è ancora un luogo altamente spirituale, tanto da essere sempre definita “città santa”. Tra i siti di culto più importanti vi è il tempio di Annapurna
Attorno ad esso ruota una leggenda collegata proprio a Divāli.
Si narra che Annapurna (paredra di Shiva) venne incaricata dagli dèi e specialmente da Shiva di sfamare gli abitanti di Varanasi, che rischiavano di morire a causa di una carestia che affliggeva la regione. Annapurna è infatti considerata “elargitrice di nutrimento”, divinità del cibo e dell’abbondanza, ed è per questo che il tempio è particolarmente visitato da coloro che temono la carestia. Non mancano i mendicanti, purtroppo ancora numerosi in India (Paese che come tanti è caratterizzato da opposte tendenze e realtà).

In occasione della “festa delle luci”, in prossimità del tempio di Annapurna vi è una fila di indigenti, che spera di ricevere cibo ed elemosine. Durante i festeggiamenti di Divāli, il tempio si riempie di colorati e profumati dolci indiani. Una volta terminate le celebrazioni, tra preghiere e puja, i dolci e altri cibi vengono offerti ai poveri, illuminando chi riceve e chi dona…
Silvia C. Turrin
L’abbazia di Sénanque, il sacro tra natura e pietra
L’abbazia cistercense di Sénanque conserva un fascino intramontabile.
Arrivarvi è già di per sé suggestivo, poiché si attraversa parte del Parco Naturale Regionale del Luberon.

Come si legge nel libro “Viaggio in Provenza e Occitania – Tra storia, misteri, borghi antichi e lavanda” (maggiori info qui):
L’abbazia cistercense di Sénanque si trova nascosta in fondo ad una piccola valle boscosa tra i monti del Luberon, nel Dipartimento del Vaucluse.
Per raggiungerla, si scende lungo una strada con varie curve. L’abbazia è ben nascosta, ma all’improvviso… eccola che appare…
Sempre nel libro “Viaggio in Provenza e Occitania” leggiamo che in questa zona:
…scorre quello che rimane del torrente chiamato Sénancole, corso d’acqua da cui molto probabilmente deriva il nome dell’abbazia di Sénanque. Del piccolo torrente Sénancole dal I millennio ai giorni nostri è rimasto ben poco, solo qualche piccola pozza d’acqua nelle vicinanze dell’abbazia. Interessante ricordare l’origine del termine Sénancole, che deriverebbe dal latino “Sana Aqua”, ovvero “acqua sana”. Il nome dell’abbazia deriverebbe quindi da questa acqua provvidenziale.


La storia della costruzione di Sénanque si collega a quella dell’abbazia di Mazan, poiché un gruppo di monaci, nel luglio del 1148, partirono dal complesso monastico di Mazan, situato nell’Ardèche, per raggiungere il vallone dove avrebbero poi edificato Sénanque. Questa comunità venne sostenuta e promossa dal vescovo di Cavaillon, Alfant, e Raymond Berenger II, Conte di Provenza. Sfruttando i terreni agricoli circostanti della zona, l’abbazia prosperò rapidamente e divenne un centro molto importante.
Tuttavia, nel XIII secolo, le città divennero sempre più importanti, e per la sepoltura dei defunti le persone si affidarono sempre più agli ordini dei frati questuanti. La conseguenza fu che l’abbazia di Sénanque, entrò lentamente in fase di declino.
[…]
Nel 1854, i cistercensi ritornarono in possesso del loro luogo di culto. Ma, in seguito alla politica anticlericale dello Stato, essi furono ripetutamente mandati via. Nel 1989, la vita del monastero riprese definitivamente.

Non è detto che in prossimità dell’Abbazia vi sia la lavanda in fiore, come tutti i turisti immaginano, sulla scia delle foto in copertina di varie guide dedicate alla Provenza.
A prescindere dalla presenza dei filari di lavanda, merita una visita l’abbazia cistercense di Sénanque per la sua architettura e per l’atmosfera un po’ mistica che vi aleggia.

Per saperne di più, consiglio la lettura del volume qui citato “Viaggio in Provenza e Occitania”.
Buon mese d’Agosto.






