La Celle, tra l’abbazia e la cucina ispirata a Ducasse

Non è famosa quanto Senanque, e le Thoronet, eppure l’abbazia di La Celle è un piccolo gioiello architettonico incastonato nel cuore della Provenza Verde. Recentemente ristrutturato e rivalorizzato, questo monastero in origine benedettino è incluso nella lista dei Monumenti storici di Francia. Emblema dell’arte romanica provenzale del XIII secolo, l’abbazia di La Celle restituisce al visitatore calma e silenzio.

Appena varcata la soglia e dopo aver ritirato il biglietto d’ingresso (gratuito), si cammina lungo un bellissimo corridoio, ai cui lati si ergono bifore finemente decorate con motivi vegetali e con altre rappresentazioni allegoriche che richiamano la mente a simbolismi gotici. Si entra poi nella chiesa di Santa Maria, le cui origini risalgono al 1056. Un tempo era riservata alla comunità monastica femminile. Oggi è chiesa parrocchiale riconosciuta sotto il nome di Nostra Signore dell’Assunzione.

La sua sobria semplicità rappresenta perfettamente l’arte romanica provenzale. Degni di nota sono l’antico altare maggiore e il sarcofago di Garsende datato 1125-1150. Più avanti si trova la sala capitolare, spazio suggestivo che ci restituisce, nella sua architettura, modus vivendi risalenti al medioevo, grazie al soffitto a crociera, alle colonne e ai capitelli ornati da disegni floreali, anche di ispirazione celtica.

Camminando nell’abbazia si possono scorgere a terra piccoli spazi sotterranei, protetti da teche trasparenti. Si tratta di siti dove sono state rinvenute tracce dell’antico monastero, distrutto alla fine del XII secolo. Tra questi appare suggestivo quello situato nella zona sud-est della galleria: qui un tempo le monache erano solite effettuare le loro abluzioni. Grande e spazioso è poi il refettorio, oggi ormai adibito a mostre. Dopo essere passati dalla cucina, della quale rimangono solo reperti archeologici, ci si sposta alle gallerie superiori da cui si ammira dall’alto il cortile dell’abbazia. Si varca infine la soglia del dormitorio, spazio anch’esso ormai adibito all’installazione di mostre.

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Sino al 17 settembre 2018 vi si può ammirare l’esposizione “Viaggi sulle rive dello Stige”. Come suggerisce il titolo si tratta di un percorso che racconta il viaggio dell’anima verso il mondo di Ade e verso l’aldilà. Si ammirano urne funerarie di varie dimensioni, materiali e colori, ossari, e vari oggetti che accompagnavano i defunti nel viaggio nell’oltretomba.

Ritornando alla vita e al presente, e uscendo dall’Abbazia, dopo pochi passi, sulla destra, si vede l’Hostellerie de l’Abbaye de La Celle, ormai famosa perché dal 1999 si trova sotto l’ala “stellata” di Alain Ducasse. Chef del Ristorante (1 stella Michelin) è Nicolas Pierantoni, discepolo di Ducasse, che propone piatti basati sui sapori e sui profumi della Provenza, dai fromages freschi o stagionati a ricette a base di pesce e carne rigorosamente provenzale. In tavola anche legumi – pomodori, zucchine, melanzane, peperoni, biete… – del potager dell’Hostellerie.

Silvia C. Turrin

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Valensole e la festa della lavanda

Valensole è un piccolo borgo, che si può scoprire partendo da Boulevard Frédéric Mistral, strada animata da caffè e botteghe di artigiani. In Place Mistral si trova la sede del comune e più avanti, in Place des Héros de la Résistance, vi è l’Ufficio del Turismo, ubicato in una zona molto antica del paese, come testimonia il lavatoio datato XVII secolo, ancora ben conservato. Ancor più interessante è la cappella di Saint-Mayeul, dedicata al santo Maiolo nato in questo paesino nell’anno 910, un sito che testimonia vicende religiose locali importanti.

Di origini nobili, Maiolo entrò nel clero. Dopo essere stato arcidiacono di Mâcon e aver rifiutato l’importante carica di arcivescovo di Besançon, divenne monaco, avvicinandosi quindi alla riforma di Cluny all’epoca in atto. A Valensole, Maiolo fondò un priorato che, insieme ad altri creati in vari luoghi del sud della Francia, favorì lo sviluppo, intorno all’anno Mille, di numerosi centri cluniacensi, tanto da tramutare la Provenza in una terra legata a quest’ordine ispirato alla regola di San Benedetto: abbazie, priorati e decanati hanno formato l’Ecclesia cluniacenses, la Chiesa Cluniacense (tra questi si segnala il priorato di Ganagobie, situato nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza, di cui si parlerà in un prossimo itinerario).

Sebbene il rilievo storico-religioso di Maiolo non sia così evidente visitando Valensole, merita qui segnalare che egli fu quarto abate di Cluny. Il suo ruolo nella riforma cluniacense fu rilevante, tanto da assurgere a modello di vita monastica per la sua umiltà e devozione in un’epoca dominata da corruzione. Per questo venne santificato, anche per effetto dei suoi miracoli legati a sorprendenti guarigioni.

Connessa al culto di San Maiolo è la chiesa parrocchiale Saint-Denis, in rue de l’Eglise, raggiungibile prendendo rue Courte. Un tempo questo edificio era priorato dell’abbazia di Cluny. Il villaggio di Valensole è circondato da parchi e vivai. Tra questi si segnala il clos de Villeneuve i cui giardini sono stati classificati come “remarquable”, ovvero significativi dal punto di vista nazionale.

Ubicati lungo il Chemin de l’Amiral de Villeneuve, i giardini si possono visitare da aprile sino a settembre, nei pomeriggi di domenica e lunedì. Realizzato nel XVIII secolo, questo spazio verde si sviluppa su tre livelli ed è alimentato da bacini d’acqua e da fontane. Al suo interno si ammirano l’orangeria, ippocastani centenari, alberi di cachi, ulivi e poi erbe aromatiche e medicinali come la lavanda e l’issopo.

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Il villaggio di Valensole si popola di gente in occasione di manifestazioni folkloristiche, tra le quali risalta senz’altro la celebre festa della lavanda, organizzata ogni anno la terza domenica di luglio. Un evento che attira centinaia di visitatori, curiosi di scoprire i segreti di questa pianta aromatica.

Per l’occasione le vie del paese si colorano di persone vestite con abiti tradizionali, tipici della raccolta della lavanda. Si vedono carretti pieni di cespugli viola e poi i famosi alambicchi, indispensabili per effettuare la distillazione, attraverso la quale viene prodotta la famosa essenza profumata.

Silvia C. Turrin

Valensole Ufficio del Turismo
Place des Héros de la Résistance

Scorci di Èze, tra Nietzsche e George Sand

Sembra essere sospeso tra terra, cielo e mare questo borgo medievale che vanta tra i suoi illustri ospiti del passato anche Nietzsche, cui è dedicato l’omonimo sentiero.

Èze, arroccato su uno sperone roccioso a picco sulla Costa Azzurra, ha una storia molto antica (a tratti anche misteriosa) come dimostra la porta fortificata del XVI secolo da cui si accede per tuffarsi nell’intricato labirinto delle sue viuzze.

Tra scale tortuose, archi, passaggi e case con vecchie pietre, Èze è un piccolo gioiello delle Alpi Marittime, molto vicino alle tipiche atmosfere provenzali. Il nome del borgo sembra derivare da un’installazione fenicia il cui termine originario significherebbe “panorama” e al contempo evocherebbe il culto di Iside, dea legata al sole: ma quest’ultima spiegazione rimane solo un’ipotesi.

Passeggiando per il borgo in primavera si viene rapiti dalla bellezza delle bougainvillae e dei roseti che rivestono mirabilmente le facciate di molte case. Il percorso per la visita si può iniziare scegliendo come prima tappa l’Ufficio del Turismo, in Place de Gaulle, per poi salire verso il centro del villaggio, prendendo Rue du Jardin Exotique.

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Da qui dipartono atelier d’arte, negozi artigianali tipici, dove si lavora il legno ancora a mano, e boutique, che vendono eau de lavande, essenze profumate, oltre che i classici prodotti provenzali.

Da Rue du Jardin Exotique si diparte il famoso Chemin de Nietzsche che conduce verso Èze-sur-Mer, sulla costa, dove vi alloggiò il filosofo tedesco. Si dice che per trarre ispirazione per la scrittura Nietzsche avesse bisogno di camminare e allora si dirigeva verso la parte alta del villaggio: fu così che riuscì a elaborare la terza parte della celebre opera Così parlò Zarathustra.

Oltre a Nietzsche, Èze fu meta preferita, tra gli altri, anche della scrittrice e drammaturga francese Amantine Aurore Lucile Dupin, conosciuta meglio con lo pseudonimo di George Sand.

Le rovine di Èze, aggrappate a un cono roccioso, e il pittoresco villaggio a pan di zucchero incantano lo sguardo. È il più bel panorama lungo la strada, il più completo, il più armonico.
George Sand

Attorno al borgo vengono coltivate piante di lino, carruba, fave, e poi fichi; vi sono anche vitigni e ulivi. L’agrume più noto in loco è il mandarino di Èze, una varietà particolare molto profumata e fruttata, che cresce in quest’area.  I migliori periodi per visitare il luogo sono la primavera e l’autunno, per riuscire a percorrere tranquillamente le sue vie.
Il grazioso marché settimanale si tiene ogni domenica mattina.

Silvia C. Turrin