Scorci di Èze, tra Nietzsche e George Sand

Sembra essere sospeso tra terra, cielo e mare questo borgo medievale che vanta tra i suoi illustri ospiti del passato anche Nietzsche, cui è dedicato l’omonimo sentiero.

Èze, arroccato su uno sperone roccioso a picco sulla Costa Azzurra, ha una storia molto antica (a tratti anche misteriosa) come dimostra la porta fortificata del XVI secolo da cui si accede per tuffarsi nell’intricato labirinto delle sue viuzze.

Tra scale tortuose, archi, passaggi e case con vecchie pietre, Èze è un piccolo gioiello delle Alpi Marittime, molto vicino alle tipiche atmosfere provenzali. Il nome del borgo sembra derivare da un’installazione fenicia il cui termine originario significherebbe “panorama” e al contempo evocherebbe il culto di Iside, dea legata al sole: ma quest’ultima spiegazione rimane solo un’ipotesi.

Passeggiando per il borgo in primavera si viene rapiti dalla bellezza delle bougainvillae e dei roseti che rivestono mirabilmente le facciate di molte case. Il percorso per la visita si può iniziare scegliendo come prima tappa l’Ufficio del Turismo, in Place de Gaulle, per poi salire verso il centro del villaggio, prendendo Rue du Jardin Exotique.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Da qui dipartono atelier d’arte, negozi artigianali tipici, dove si lavora il legno ancora a mano, e boutique, che vendono eau de lavande, essenze profumate, oltre che i classici prodotti provenzali.

Da Rue du Jardin Exotique si diparte il famoso Chemin de Nietzsche che conduce verso Èze-sur-Mer, sulla costa, dove vi alloggiò il filosofo tedesco. Si dice che per trarre ispirazione per la scrittura Nietzsche avesse bisogno di camminare e allora si dirigeva verso la parte alta del villaggio: fu così che riuscì a elaborare la terza parte della celebre opera Così parlò Zarathustra.

Oltre a Nietzsche, Èze fu meta preferita, tra gli altri, anche della scrittrice e drammaturga francese Amantine Aurore Lucile Dupin, conosciuta meglio con lo pseudonimo di George Sand.

Le rovine di Èze, aggrappate a un cono roccioso, e il pittoresco villaggio a pan di zucchero incantano lo sguardo. È il più bel panorama lungo la strada, il più completo, il più armonico.
George Sand

Attorno al borgo vengono coltivate piante di lino, carruba, fave, e poi fichi; vi sono anche vitigni e ulivi. L’agrume più noto in loco è il mandarino di Èze, una varietà particolare molto profumata e fruttata, che cresce in quest’area.  I migliori periodi per visitare il luogo sono la primavera e l’autunno, per riuscire a percorrere tranquillamente le sue vie.
Il grazioso marché settimanale si tiene ogni domenica mattina.

Silvia C. Turrin

Annunci

Fontvieille e Alphonse Daudet

Fontvieille è un piccolo villaggio di quattromila anime. Il borgo è considerato la porta d’accesso alla valle delle Alpilles e alla più rinomata, oltre che affollata, città di Baux-de-Provence. Fontvieille è degna di una sosta, soprattutto perché permette di andare sulle tracce dello scrittore francese Alphonse Daudet (Nîmes 1840-Parigi 1897).

Egli rimase folgorato dalla bellezza della natura delle Alpilles, catena montuosa con vette che raggiungono appena i 493 metri. Eppure, a dispetto di questa limitata altezza, le Alpilles non lasciano indifferente il visitatore per la loro fisionomia frastagliata e per le ricchezze naturalistiche che vi si celano. Paesaggi che destarono l’attenzione di Daudet.

Noto per la divertente trilogia dedicata al Tartarino, considerato personaggio-simbolo del Midi francese, Daudet è anche l’autore della raccolta di novelle Lettere dal mio mulino, quasi tutte ambientate in Provenza. Anche grazie a questo libro, del 1869, si è creato un alone letterario ispirato allo scrittore a Fontvieille, in particolare attorno al cosiddetto mulino di Daudet, situato su un altipiano a sud della città. In origine nominato mulino Ribet, questo antico macinatoio si narra fosse il luogo in cui Daudet scrisse la celebre raccolta di novelle.

Statua di Tartarin de Tarascon – foto Silvia C. Turrin

 

In realtà, come confermano alcuni locali, egli non vi abitò, né mai vi compose alcun manoscritto. Eppure, questa leggenda si è mantenuta tale, soprattutto oltre i confini di Fontvieille e delle Alpilles, tanto da invogliare visitatori di tutta Europa a raggiungere questo sito. A prescindere da tale mito, il mulino di Daudet appare molto suggestivo. Per conoscere in dettaglio la vita e le opere di Daudet, si fa tappa al castello di Montauban, celebrato all’inizio del suo libro Lettere dal mio mulino.

il mulino di Daudet – Fontvieille – foto Silvia C. Turrin

 

Nella graziosa dimora di Montauban, lo scrittore ha trascorso parecchio tempo durante i suoi numerosi soggiorni provenzali, tanto da descriverla come “casa benedetta”, poiché era per lui una residenza speciale, che gli permetteva di ritornare alla natura e di guarire dalle frenesie di Parigi. Qui è allestito un museo dedicato a Daudet, che raccoglie oggetti-ricordo del romanziere, e le edizioni originali delle sue opere, nonché manoscritti corretti a mano dallo stesso autore. Presso il castello si può conoscere inoltre parte della storia di Fontvieille e l’arte dei santon, tipicamente provenzale.

Silvia C. Turrin

Da Daudet a Giono

Finalmente, in una bella e ben fornita libreria (non faccio nomi per motivi deontologici) di Apt sono riuscita a trovare due testi in francese che cercavo da tempo: Tartarin de Tarascon e Le Déserteur.

Il primo è un classico della letteratura francese, adatto ai bambini di ogni età, dagli 8 ai 90 anni… scritto da uno dei drammaturghi e letterati “provenzali” più importanti, ovvero Alphonse Daudet (1840 -1898).

tarascon e dintorni 2013-12-08 020
un dipinto raffigurante un episodio della vita di Tartarin – foto scattata a Tarascon dalla sottoscritta

In realtà, Daudet nacque a Nîmes, nel dipartimento del Languedoc-Roussillon, e ha vissuto a Parigi, ma si è letteralmente innamorato del cuore della Provenza tanto da trascorrere parecchio tempo nel piccolo villaggio di Fontvieille e nei suoi dintorni, tra les Alpilles e altri splendidi luoghi del Bouches-du-Rhône.
Mio padre mi ha sempre raccontato di aver letto Tartarin de Tarascon quando frequentava le elementari (si parla degli anni Cinquanta), mentre la sottoscritta durante il percorso scolastico non l’hai mai incrociato: nessun insegnante lo ha mai proposto come lettura!
Adesso che sto amando sempre più la Provenza, è inevitabile conoscerla anche attraverso la voce di quei letterati che l’hanno descritta, decantata e a volte criticata.

Tartarin de Tarascon del 1872 è un libro divertentissimo, pieno d’ironia in cui Daudet prende in giro certi comportamenti “tipici” dei provenzali (e non solo…), tra cui la tendenza a esagerare un po’ troppo episodi vissuti, sino a inventare storie, viaggi, ecc.
Il protagonista è Tartarino, un personaggio un po’ pigro, un po’ borioso, che decide di partire per l`Africa a caccia di leoni. È talmente ridicolo e sventurato che dovrà pagare la pelle dell’unico leone che è riuscito a uccidere, ovvero un leone addomesticato di un circo… e questo la dice lunga del personaggio!
Per questa figura ridicola e bizzarra di Tartarin, Daudet fu criticato da molti provenzali della sua epoca, ma alla fine i francesi del sud hanno capito che potevano trarre “vantaggio” dai suoi scritti. E così è stato, soprattutto per Fontvieille, dove è stato appositamente creato un itinerario per andare sulle sue tracce: tappa imperdibile è il “suo” mulino, simbolo per eccellenza dell’altro suo libro ben noto, Lettere dal mio mulino (peccato che in quel macinatoio Daudet non abbia scritto in verità alcuna missiva).

Tarascon 2013-11-23 129
“il mulino di Daudet” – foto di Silvia C. Turrin

Le Déserteur / Il Disertore di Jean Giono è un testo certamente più profondo, in cui si rivela tutto lo spirito antibellico dell’Autore. Un romanzo terribilmente e sorprendentemente attuale, in cui il protagonista, personaggio solitario e schivo, è povero, viaggia “senza documenti” e non può mai fidarsi dei rappresentanti dell’ordine, i gendarmi…
La sua condizione così sfuggente, pacifista, anticonformista – che lo rende privo di “documenti”, di una carta d’identità, di un documento che lo renda facilmente identificabile (quindi controllabile) – lo conduce in un luogo bucolico, in un villaggio di gente semplice dove poter ritrovare finalmente la PACE.

Il proprietario/gestore della libraria di Apt dove mi sono fermata, mi ha vista talmente coinvolta nella ricerca di libri “provenzali” (e non solo) che alla fine mi ha regalato un taccuino, uno di quelli usati da Bruce Chatwin per prendere appunti durante i suoi viaggi…

forse ha capito che sto scrivendo una guida sulla Provenza?

centro jean giono
ingresso del Centre Jean Giono, a Manosque