I santons di Provenza

I santons sono uno dei simboli della Provenza, e rappresentano al contempo anche la resistenza. La parola “santon” trae origine dal provenzale “santoun” che significa “piccolo santo”. Nel periodo natalizio queste piccole o grandi statuine si trovano nei marchés, nelle sagre e nei presepi all’interno delle chiese, ma anche in varie botteghe.

I santons provenzali avrebbero un’origine napoletana. In pratica, l’antica arte partenopea dei presepi è giunta anche in terra di Provenza. Si narra che fu Francesco d’Assisi, la cui madre era originaria di Tarascon, a dare avvio all’usanza del presepe. E furono proprio i Francescani a portare questa tradizione, nuova per l’epoca, in Provenza che ebbe subito successo.

Cinque secoli dopo, però, durante la Rivoluzione Francese presepi e messe di mezzanotte furono categoricamente vietati. È in quel periodo che, si narra, i Marsigliesi non vollero dimenticare questa tradizione e iniziarono, ovviamente in gran segreto, a realizzare nelle proprie case piccoli o grandi presepi con i tipici santons. Queste statue, piccole e grandi, sono considerate quindi simbolo di tale resistenza. A Aubagne, Marsiglia, Fontaine-de-Vaucluse e in tante altre cittadine si può approfondire la loro storia.

Anche nel borgo antico di Les Baux de Provence si ha la possibilità di scoprire qualcosa in più su queste statuette. In Place Louis Jou sorge infatti un piccolo museo a loro dedicato riaperto dopo importanti lavori di ristrutturazione. Nelle teche del museo si osservano più di un centinaio di santons in argilla, realizzati rigorosamente in modo artigianale, che ritraggono i personaggi legati alla Natività e ai mestieri tipici di questa regione del sud della Francia: Giuseppe, Maria col bambin Gesù, i tre Magi, i pastori, e tante altre figure locali; si trovano anche statuette datate tra il XII e il XVIII secolo della tradizione napoletana.

In questo piccolo spazio museale si leggono i nomi dei più famosi santonnier, tra cui Marcel Carbonel, Roger Jouve e Thérèse Neveu (1866-1946), prima donna a divenire fra le più apprezzate creatrici di queste statuette provenzali, tanto da essere celebrata da Frédéric Mistral col soprannome di “Ma belle Santonnière”.

Testo e Foto di Silvia C. Turrin

 

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Olio, olive e borghi provenzali – Prima parte

A sud di Avignone si ergono les Alpilles, l’ultimo rilievo montagnoso provenzale prima della grande apertura del Delta del Rodano. Sono “le piccole Alpi”, nome derivante dalla loro altezza media, che non supera nemmeno i 500 metri: il punto più alto culmina a Signal des Opiès, a 493 metri. Eppure, la loro presenza in questa zona, alle porte della Camargue e della pianura di La Crau, arricchisce e abbellisce il paesaggio. Le Alpilles si estendono per 35 chilometri da ovest a est e per circa 14 chilometri da nord a sud. Considerate le caratteristiche botaniche e naturalistiche dell’area è stato istituito il Parco Naturale regionale delle Alpilles, in cui le rocce calcaree convivono con la terra di pianura, che i locali hanno saputo lavorare coltivando vigne, alberi da frutto e ulivi.

Questa zona per molti rappresenta il volto della “vera” Provenza, coi suoi tipici villaggi (16 in tutto), come Les Baux de Provence, Saint Rémy de Provence, Fontvieille, Saint Martin de Crau, Tarascon, solo per citare quelli più noti. La regione delle Alpilles è ancora territorio a vocazione agricola, che offre prodotti locali genuini: dai formaggi di capra al vino, dalla frutta e legumi al miele.

Questa terra, con il suo clima Mediterraneo è ambiente privilegiato per la coltivazione dell’ulivo. Sebbene resistente al caldo estivo del sud dell’Europa, l’ulivo è minacciato dal gelo. Gli anziani ricordano ancora la terribile gelata del 1956, che ha fatto perire numerose piante, tanto da minacciarne la coltura in Provenza. Ma così non è stato. Grazie agli sforzi e ai sacrifici degli agricoltori sono stati ricreati oliveti. La regione PACA si conferma la prima in Francia per la produzione olivicola.

 

Mouriès è considerata la capitale dell’olio d’oliva, essendo il primo comune di Francia attivo nell’olivicoltura. Difatti, su una superficie di 3800 ettari di terreno vi sono 80mila alberi di ulivo. Incastonato tra la cittadina di Les Baux, a ovest, e la piana di La Crau, questo piccolo borgo ha conservato case costruite in pietra. Il periodo migliore per visitarlo è settembre, mese in cui viene celebrata la Festa delle olive verdi che nel 2019 festeggia la 47 ͣ edizione. Per conoscere meglio la cultura locale dell’olio tappa privilegiata è il Mulino Cooperativa situato nel Quartier du Mas Neuf , la cui storia risale al lontano 1626. Divenuto cooperativa nel 1920, è stato modernizzato aggiungendo sia un impianto che può triturare una tonnellata di olive all’ora, sia un macchinario che può triturarne tre tonnellate all’ora. Il risultato è un olio pregiato, che ha ottenuto l’Appellation d’origine contrôlée de la Vallée des Baux. Per imparare a riconoscere un buon olio d’oliva, la Cooperativa di Mouriès organizza degustazioni, con cui si possono scoprire le caratteristiche organolettiche migliori e percepire sapori fruttati, piccanti, con un retrogusto che rimanda a quello del carciofo.

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Fontvieille e Alphonse Daudet

Fontvieille è un piccolo villaggio di quattromila anime. Il borgo è considerato la porta d’accesso alla valle delle Alpilles e alla più rinomata, oltre che affollata, città di Baux-de-Provence. Fontvieille è degna di una sosta, soprattutto perché permette di andare sulle tracce dello scrittore francese Alphonse Daudet (Nîmes 1840-Parigi 1897).

Egli rimase folgorato dalla bellezza della natura delle Alpilles, catena montuosa con vette che raggiungono appena i 493 metri. Eppure, a dispetto di questa limitata altezza, le Alpilles non lasciano indifferente il visitatore per la loro fisionomia frastagliata e per le ricchezze naturalistiche che vi si celano. Paesaggi che destarono l’attenzione di Daudet.

Noto per la divertente trilogia dedicata al Tartarino, considerato personaggio-simbolo del Midi francese, Daudet è anche l’autore della raccolta di novelle Lettere dal mio mulino, quasi tutte ambientate in Provenza. Anche grazie a questo libro, del 1869, si è creato un alone letterario ispirato allo scrittore a Fontvieille, in particolare attorno al cosiddetto mulino di Daudet, situato su un altipiano a sud della città. In origine nominato mulino Ribet, questo antico macinatoio si narra fosse il luogo in cui Daudet scrisse la celebre raccolta di novelle.

Statua di Tartarin de Tarascon – foto Silvia C. Turrin

 

In realtà, come confermano alcuni locali, egli non vi abitò, né mai vi compose alcun manoscritto. Eppure, questa leggenda si è mantenuta tale, soprattutto oltre i confini di Fontvieille e delle Alpilles, tanto da invogliare visitatori di tutta Europa a raggiungere questo sito. A prescindere da tale mito, il mulino di Daudet appare molto suggestivo. Per conoscere in dettaglio la vita e le opere di Daudet, si fa tappa al castello di Montauban, celebrato all’inizio del suo libro Lettere dal mio mulino.

il mulino di Daudet – Fontvieille – foto Silvia C. Turrin

 

Nella graziosa dimora di Montauban, lo scrittore ha trascorso parecchio tempo durante i suoi numerosi soggiorni provenzali, tanto da descriverla come “casa benedetta”, poiché era per lui una residenza speciale, che gli permetteva di ritornare alla natura e di guarire dalle frenesie di Parigi. Qui è allestito un museo dedicato a Daudet, che raccoglie oggetti-ricordo del romanziere, e le edizioni originali delle sue opere, nonché manoscritti corretti a mano dallo stesso autore. Presso il castello si può conoscere inoltre parte della storia di Fontvieille e l’arte dei santon, tipicamente provenzale.

Silvia C. Turrin