Grasse e il Museo internazionale della Profumeria

Profumi, profumi, profumi


Il mese di febbraio porta con sé tanti ricordi legati ai viaggi che ho compiuto in Provenza.
Una delle mete a cui sono affezionata è sicuramente Grasse, la cittadina definita “capitale mondiale del profumo“. Passeggiare per le sue viuzze a febbraio, osservando la Natura che si risveglia, è davvero incantevole. Per non parlare della scoperta dei vari “templi” dedicati a mille e una fragranza…come il Museo internazionale del profumo, creato nel 1989. Entrando in questo vasto spazio museale ci si immerge nella storia del profumo, scoprendo la dimensione estetica, culturale, oltre che estetica di questo affascinante mondo. 

Chi ha “naso”, nez… non può non percepire la magia delle essenze che aleggiano nell’aria. Ma per profumi intendo anche oli essenziali, assolute, che racchiudono l’anima aromatica dei fiori (e non solo).

Ero e rimango talmente affascinata da questo mondo che nel mio Romanzo ambientato in Provenza (disponibile qui: www.ilgiardinodeilibri.it/Un’altra Vita in Provenza) ho tratteggiato la storia di Pancho, affascinante cileno, costretto ad abbandonare la sua terra d’origine a causa della dittatura e che è riuscito a rifarsi un’altra vita anche grazie al mondo dei profumi….

Un'altra vita in Provenza

Nelle foto, alcuni angoli del Museo Internazionale del Profumo di Grasse.

Foto S.C.T. – Provenza da Scoprire.


La Provenza e l’usanza del grano di S. Barbara

Oggi, 4 dicembre, si festeggia Santa Barbara. Questa data è ancora molto sentita in Provenza, tanto che per le strade di diverse città si vedono venditori di semi di grano. Si dice infatti che: “Ce jour là on sème du blé dans trois soucoupes pour garnir la table du gros souper”.

Racconta Odette, una delle protagoniste del mio Romanzo ambientato in Provenza:

«I piccoli germogli del grano sono una buona cartina di tornasole per capire quali energie aleggiano per casa. Se il grano cresce bene, bello verde e alto, l’anno che verrà sarà contraddistinto da gioia e prosperità; se, invece, non cresce rigoglioso, sono previste tribolazioni. Comunque sia, il grano è un alimento sempre benedetto, è simbolo di vita e rappresenta il soffio vitale, dono di Dio.

Quello seminato il giorno di Santa Barbara noi provenzali lo conserviamo anche dopo il periodo natalizio, poiché si dice abbia il potere magico di proteggere le persone dalle tempeste, sia quelle del cielo, sia quelle della vita di ogni giorno».

Per approfondire (anche) questa tradizione puoi leggere il mio Romanzo 📚 dal titolo “Un’altra vita in Provenza” disponibile in versione cartacea sui seguenti siti:

Macrolibrarsi

Il Giardino dei Libri

Un'altra vita in Provenza

Tradizioni erboristiche ai piedi della montagna di Lure

La montagna di Lure si estende per quasi 50 km, dalla Durance e, si può dire, quasi sino al Ventoux, avendo in comune con questa famosa montagna la stessa formazione geologica. Ci troviamo in un’area situata nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza, anche se in realtà, qui i confini sono labili. Basta spostarsi di poco e si entra nel Luberon, e spostandosi ancora un po’ oltre, si raggiunge il plateau d’Albion.

Da un lato, trionfa la natura selvaggia, dall’altro, si osserva l’ambiente plasmato dalle attività umane. Qui si possono ancora ammirare i tipici “Jas” provenzali, ripari per i pastori e per le greggi, costruiti utilizzando le tipiche pietre del posto.

Ai piedi della montagna di Lure, che domina come massiccio, all’intersezione delle Alpi e della Provenza, si scoprono piccoli caratteristici villaggi, come Saint-Étienne-les-Orgues, Lardiers, Revest-du-Bion, e il più noto Forcalquier.

In questi borghi scopro l’antichissima tradizione erboristica di questa zona.

Nei tempi passati, in quest’area si potevano incontrare i cosiddetti “colporteurs droguistes”, ovvero venditori itineranti di piante medicinali e aromatiche. Lungo la montagna di Lure, queste figure, ormai rare a vedersi, raccoglievano nei prati svariate tipologie di piante selvatiche.

In questa zona della Provenza, la tradizione della raccolta e dell’utilizzo delle erbe selvatiche è antichissima. Risale addirittura al Neolitico. Solo a partire dal XIII secolo, si iniziano ad avere testimonianze relative alla preparazione di tisane e sciroppi a base di erbe raccolte nella zona di Lure. Bevande che venivano impiegate a scopo curativo. Fiori di lavanda, timo, santoreggia, rosmarino, origano, basilico, salvia sono solo alcune delle piante medicinali coltivate in questa regione.

Il XVIII e il XIX secolo sono stati i periodi più fiorenti per tutte le attività legate alla coltivazione e alla raccolta delle piante aromatiche-medicinali.

Numerose erano le distillerie, attive sia nella produzione di oli essenziali, sia di liquori. Forcalquier rimane la cittadina più famosa per queste attività. Si producono non solo bevande liquorose, come il pastis, l’assenzio e, più di nicchia, il “rinquinquin” (aperitivo a base di pesca prodotto rigorosamente in questa regione), ma anche pillole depurative e vini medicinali a base di erbe.

In questa zona dell’Alta Provenza, uno dei luoghi che suggerisco di visitare è l’Abbazia di Notre Dame de Lure, monumento storico risalente al XII secolo, immersa in una magnifica foresta.

Una curiosità

Sono proprio questi luoghi ai piedi della montagna di Lure, nelle Alpi dell’Alta Provenza, che mi hanno ispirata per alcune storie che ho inserito nel mio Romanzo “Un’altra vita in Provenza” (disponibile su Il Giardino dei Libri). Per esempio, è in questa zona che Pancho – dopo essere approdato in Francia dal Cile – riesce a trovare lavoro, proprio nel settore delle piante e delle erbe officinali.

Da non perdere

Foire à l’Herboristerie et aux Végétaux a Saint-Étienne-les-Orgues. È una sagra che da oltre un secolo viene organizzata nel villaggio di Saint-Étienne-les-Orgues. Tutti gli anni, il 14 luglio, numerosi erboristi della montagna di Lure si ritrovano per mostrare la ricchezza che offre la natura di questo luogo. Sfilano erbe aromatiche, e poi oli essenziali, sacchetti contenenti tisane salutari e molto altro ancora. Un tripudio di colori e profumi di Provenza.

Testo e foto Silvia C. Turrin