Perché la Provenza affascina così tanto?

Sotto il cielo blu, le macchie di arancione, di giallo e di rosso dei fiori hanno una luminosità che abbaglia, e nell’aria limpida c’è qualcosa di più allegro e di più dolce che nel nord”.

Così scrisse Vincent Van Gogh, nel luglio 1888, definendo la terra di Provenza, divenuta suo rifugio privilegiato per contrastare i lati oscuri della malattia.

È qui, tra Arles e Saint Remy de Provence, che trova un po’ di pace e quello slancio creativo che gli permette di plasmare quadri straordinari come Campo di grano al tramonto, Notte stellata sul Rodano, L’Arlesiana, Girasoli… solo per citarne qualcuno.

I colori dei suoi dipinti acquistano quella luce identificabile solo in Provenza e quei cromatismi rintracciabili non solo nelle opere di Van Gogh.

Da Paul Cèzanne a Paul Gauguin, da Paul Saïn a Paul Signac (tanti pittori accomunati dallo stesso prénom… n.d.A.), si ritrova quest’attrazione per il sud della Francia.

Ma da cosa nasce questo magnetismo? Perché la Provenza continua ad affascinare così tanto?

Impossibile rispondere in poche frasi, ma qualche suggestione è possibile tracciarla…

In primis, è la Natura provenzale che trasmette un’energia particolare, rigenerante, intrisa di una forza taumaturgica, come probabilmente avrà avvertito Van Gogh.

È una Natura composita, a tratti selvaggia, a tratti rasserenante.

Troviamo paesaggi aspri, che sembrano ancora inviolati dal cemento e dal grigiore, come le lande mozzafiato delle Alpilles o gli scenari meravigliosi della Camargue, per tuffarsi poi nelle ampie distese di girasoli, lavanda, papaveri e raggiungere infine pittoreschi porticcioli, come quello di Martigues o di La Ciotat.

Ma a parte la Natura, a parte i giochi di luce che regalano i quattro elementi, a parte il ricco patrimonio storico e artistico, la Provenza credo che affascini per i suoi dettagli, per quei particolari che si scorgono camminando per i borghi e che creano quello stupore intriso di una semplicità unica, al contempo, straordinaria.

Una povera viuzza che potrebbe essere insignificante viene trasformata in un giardino fiorito…

foto di Silvia C. Turrin

Alzando gli occhi, mentre molti turisti passano distratti, si scorge una meridiana, un oggetto “comune” che diventa “speciale”…

Nella Provenza Verde – foto di Silvia C. Turrin©

Un piccolo appartamento di un antico villaggio templare si trasforma in un angolo intriso di poesia grazie al gioco dei colori della finestra e delle piante rampicanti che abbelliscono la parete grezza…

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Nella Provenza Verde – foto di Silvia C. Turrin©

Camminando per le vie di un borgo durante il periodo della transumanza si possono incontrare personaggi che sembrano usciti dalla storia, da tempi lontani in cui tutto era più semplice e bello…

pastore a Saint Remy
foto di Silvia C. Turrin

Questi e tanti altri piccoli e grandi “particolari” formano l’affascinante mosaico provenzale…

foto di Silvia C. turrin
foto di Silvia C. Turrin

Un mare di lavanda (o quasi)

Luglio.

Mese estivo per eccellenza, carico dei frutti che regala la terra.

Tanti i turisti che affollano le strade di Provenza, soprattutto belgi, olandesi e tedeschi, con incursioni di cinesi, giapponesi e statunitensi.

È in questo mese che gli stranieri vanno alla ricerca dei fatidici e tanto agognati campi di lavanda in fiore.

Ho visto persone, soprattutto donne, che si preparano anche dal punto di vista estetico per raggiungere questa meta tanto desiderata, vestendosi rigorosamente di bianco… con in testa un bel cappellone di paglia, giusto per vivere – o almeno cercare di sperimentare – quelle stesse immagini colte qua e là sulle riviste e sul web.

Lungo la strada della lavanda - foto di Silvia C. Turrin
Lungo la strada della lavanda – foto di Silvia C. Turrin

In realtà, la maggior parte dei campi di lavanda che si vedono in parecchie zone della Provenza sono grandi estensioni di lavandin, una pianta ibrida molto più facile da coltivare rispetto alla lavanda vera, poiché è più robusta, cresce di più in altezza e ha una maggiore resa durante il processo di estrazione dell’olio essenziale. Si incontra sino ai 1000 metri d’altitudine.

Il lavandin domina il mercato dell’aromaterapia in Provenza, tanto che la sua produzione occupa circa il 90% di tutte le superficie coltivate.

La lavanda vera è quella officinalis, dalle tante proprietà benefiche, di cui erano a conoscenza gli antichi Greci. Ne parla già il medico Dioscoride, vissuto nel I secolo d.C. Se usata in modo esperto può essere d’aiuto nei casi di mal di testa, nervosismo, insonnia, influenza. La consigliava anche santa Ildegarda di Bingen per “stimolare un carattere puro”.

In base alla mia personale esperienza, posso dire che l’olio essenziale di lavanda è ottimo per alleviare il pizzicore da punture di zanzare, per superare la nausea, per rilassarsi e per prendere sonno.

sulla strada della lavanda 2014-07-11 055

Ritornando ai nostri turisti a caccia di campi di lavanda, potrei consigliare loro di spostarsi più alto dei 1000 metri di altitudine, perché sotto a questa quota la maggior parte delle piantine di lavandin sono state già tagliate in luglio: per vederle nel massimo della loro fioritura bisogna raggiungere la Provenza prima del 15 luglio, dopo di che entrano in azione le moderne tagliatrici meccaniche… (solo nei musei o nelle feste dedicate alla lavanda si possono vedere i tradizionali falcetti utilizzati nella raccolta manuale).

Sopra ai 1000 metri la lavanda vera “resiste” agli attacchi del suo amico-nemico ibrido. Chi si dedica ancora alla coltivazione di questa pianta compie parecchi sacrifici, in termini di lavoro e anche di profitti, poiché la remunerazione che ottengono dalla raccolta e dalla trasformazione del lavanda copre di poco i costi globali. Per rendere ancor più pregiata e qualificata la loro attività, alcuni coltivatori sono riusciti a ottenere il marchio DOC sui loro prodotti, a indicare che è lavanda vera officinalis. Altri ancora, pochi, possono vantare il marchio AB, agricoltura biologica per far sapere al consumatore che può star tranquillo a utilizzare sulla pelle il loro olio essenziale.

Nella Guida sulla Provenza che sto scrivendo ho inserito un itinerario dedicato alla scoperta della lavanda, ma i luoghi dove incrociarla sono davvero tanti, dal Vaucluse al Var sino al dipartimento delle Alpi Marittime (che altro non è che la Costa Azzurra).

Qui, fra tutti i siti, vorrei citare il villaggio di Sault, nel Vaucluse, abbarbicato su un’altura che domina l’omonima valle, famoso per la produzione di lavanda. Questa è la zona più rinomata per la coltivazione del cosiddetto “oro blu”, ed è qui che ogni anno viene organizzata una delle feste più colorate, ludiche e coinvolgenti dedicate a questa pianta così amata dagli appassionati di natura e di aromaterapia. Da 29 anni, ogni 15 agosto, Sault si tinge dei cromatismi della lavanda festeggiandola con danze, canti, genti in costume tradizionale, sfilate, carri pieni di fiori profumati. Per chi ama passeggiare è stato anche creato un itinerario ad hoc della durata di circa due ore in cui camminare tra estensioni di lavanda.

Splendidi e suggestivi itinerari si scoprono anche nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza, tra Valensole, Riez e il lago di Sainte Croix alle porte delle Gole del Verdon, e poi ancora più in sù verso Banon, Forcalquier e Simiane la Rotonde. Luoghi straordinari, dove la Natura domina su tutto.

Ma questo oro blu-viola è in pericolo! Per la prima volta, quest’anno, ho visto ai bordi dei campi di lavanda cartelli con la scritta Lavande en danger!

lavanda in pericolo

Ho cercato di capire e il problema principale riguarda le sempre più ferree e assurde normative europee e francesi che considerano sulla stesso piano (assurdamente irreale!) i produttori di oli essenziali di lavanda  e i produttori di sostanze chimiche.

Massimo imputato è il famigerato REACH, ovvero Il Regolamento (CE) n. 1907/2006 riguardante la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (REACH) cui si aggiunge l’istituzione dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche.

I produttori locali si stanno organizzando, attraverso mobilitazioni, associazioni e una petizione in cui si afferma:

“Noi, cittadini del mondo, vi domandiamo di non considerare la lavanda e le altre piante aromatiche e medicinali, così come i loro estratti tradizionali, alla stregua di prodotti chimici. Noi diciamo NO ai regolamenti europei inadatti e distruttori di prodotti naturali. Noi vi domandiamo, per questi prodotti, uno status adatto alla loro specificità”…

Una Battaglia da appoggiare per chi crede che le leggi non siano più giuste della millenaria saggezza dei nostri Avi e del millenario potere curativo della Natura.

Silvia C. Turrin

L’altro volto della Provenza

È da diverso tempo che non scrivo più di Provenza.
Esattamente è dalla fine del mese di aprile che questo spazio web dedicato a una terra straordinaria del sud della Francia è in stand by.

Un silenzio che ha sortito una riflessione (non solo mentale ma anche vissuta) sulla Provenza, o meglio, sull’altro volto della Provenza.

Quale altro volto?

Il volto meno poetico, meno artistico, meno turistico, meno modaiolo, meno paesaggistico, ma più concreto, reale, quotidiano.

Prima e dopo le elezioni europee, che in Francia hanno visto il movimento populista di estrema destra della le pen ottenere parecchi voti, qualcosa sembra essere cambiato in Provenza.

Nella vita di tutti i giorni i volti sorridenti che incontravo qualche tempo fa sono diminuiti; incrocio più persone preoccupate per la situazione economica francese; diversi professionisti impegnati nel settore del commercio si lamentano per la crescita esponenziale dei grandi magazzini; persino i venditori nei vari marché provençal si lamentano di questo o quest’altro.

Ma tale ondata di pessimismo è fondata su basi solide o davvero la Provenza che ha incantato pittori, scrittori e poeti sta iniziando a entrare in una fase di declino?

Se si guarda all’aspetto puramente economico, il pessimismo è in parte giustificato. Giustificato perché alcuni settori, come in Italia e in altri paesi europei, sono in crisi, tra cui il settore delle costruzioni e della ristorazione.
Anche in Provenza molti giovani non percepiscono positivamente il loro futuro e tanti di loro, i più fortunati, seguono le orme dei rispettivi padri, imparando da papà il mestiere dell’idraulico, o dell’elettricista, o ancora, per i più fortunati, il mestiere redditizio (e sempre necessario in terra francese) del notaio…

Se si guarda all’aspetto culturale, si percepiscono alcune contraddizioni: in certi angoli provenzali, sembra prevalere una cultura di destra, una cultura del macho, una cultura delle auto nuove, linde e veloci (auto che per molti – donne e uomini – costituiscono l’unico diversivo e l’unico stimolo in una vita quotidiana scandita da lavoro, quando c’è, e casa, tra paesaggi dove domina la natura);

 

seillans 2014
foto di Silvia C. Turrin

In altri angoli provenzali, si scoprono straordinari stimoli artistici, straordinarie iniziative di giovani e non, che decidono di dedicarsi ad antichi mestieri artigianali (fra gli altri, vetrai, santonniers, vasai, fabbri, tessitrici di bouti), valorizzando la creatività, la manualità e l’ingegno.

 carces
foto di Silvia C. Turrin

 

In molti villaggi e borghi più o meno famosi proliferano atelier d’arte, e si dà spazio ad artisti impegnati ad abbellire edifici comunali con splendidi trompe-l’œil.

carces
foto di Silvia C. Turrin

Dal punto di vista sociale, la Provenza è un mosaico di volti, di teste pensanti e di teste folli, di giovani e vecchi con modi di vivere diversificati.
C’è chi ancora conduce una vita semplice, spartana, slegata alle mode consumistiche; c’è chi vive in funzione della terra, in funzione della crescita delle olive, della lavanda, degli alberi da frutto; c’è chi pratica ancora la pastorizia e in molti luoghi provenzali è estremamente facile incontrare le famose troupe ovine (brebis, chevres, agneaux).

verso Aups
foto di Silvia C. Turrin

C’è chi invece insegue modelli di vita più urbani, con telefonini ultimo grido (grido in ogni senso) e con altri nuovi strumenti tecnologici che servono non tanto per lavoro o perché davvero utili, quanto piuttosto per sentirsi “cool”.

C’è chi vive in una perenne condizione di provincialismo, rinchiuso tra le proprie mura mentali e le mura del proprio villaggio natale: da qui la totale chiusura verso gli stranieri, soprattutto verso l’altro che proviene dall’Africa.
C’è chi è cortese con gli stranieri, soprattutto se turisti, solo per il proprio tornaconto e non certo perché mentalmente aperto.

Di contro, per fortuna, ci sono tante persone disponili ad aiutare in modo disinteressato il viandante, lo straniero, di qualsiasi fede o cultura.

Ci sono tanti provenzali che credono che la Provenza sia una terra frutto di una fusione di popoli e che non esista una “razza provenzale” da proteggere dall’arrivo dello straniero.

Basta guardare a Marsiglia o alla Camargue, veri e propri crocevia di genti provenienti dall’Asia, dalla Fenicia antica, da Roma, addirittura dalla Palestina, come narra la storia (o leggenda?) di Saintes Maries De La Mer.

Tra contraddizioni e pericolose involuzioni (vedi successo elettorale del FN), la Provenza è fondamentalmente una terra straordinaria. La sua è un’anima selvaggia e a dominarla è in realtà non l’uomo, bensì la Natura.

rotta della lavanda 14 luglio
foto di Silvia C. Turrin

Senza i campi fioriti di lavanda, le distese sterminate di girasoli o di papaveri, senza la bellezza preziosa degli ulivi e dei vigneti, senza quel verde che domina interi dipartimenti la Provenza perderebbe il suo “spiritus loci”.

rotta della lavanda 14 luglio
foto di Silvia C. Turrin

Quello “spiritus loci” che mai nessun movimento politico o mai nessuna crisi economica o culturale può scalfire.
Ma è uno spiritus loci che è al contempo fragile e che solo gli artisti, i poeti, gli scrittori e le persone davvero in simbiosi con la terra possono salvaguardare…

Silvia C. Turrin