Valsaintes, un santuario naturale da scoprire nel rispetto di Madre Natura

Il Dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza è un mosaico di paesaggi diversificati tra acque, monti, altipiani e colline. In questa zona è bello fermarsi in piccole cittadine, fuori dalle principali rotte turistiche e camminare scoprendo echi del passato.

Uno dei luoghi ancora poco conosciuti dai turisti italiani è Valsaintes. In effetti, alcune cartine geografiche non indicano nemmeno questo piccolo borgo. Eppure, il sito è carico di una storia lontana, riscoperta solo da pochi decenni.

Valsaintes l’avevo visitata alcuni anni fa. In questo 2020 sono ritornata per verificare alcune informazioni, che ho inserito nel mio Romanzo non ancora pubblicato (e sempre in cerca di un editore). Ci sono ritornata agli inizi del mese di luglio e, sorprendentemente, c’erano ancora diverse specie botaniche fiorite.

Ma cosa ha di tanto particolare Valsaintes? La sua “arcaica magia” la descrivo bene nel mio Romanzo ambientato in Provenza.

Qui voglio comunque condividere alcune informazioni utili.

L’oppidum, già popolato nel Paleolitico, conserva tracce gallo-romane e medievali.

La vera particolarità di Valsaintes sono i suoi giardini, nonché l’abbazia carica di simbolismi. È poi un sito che racchiude mitologie legate ad antichi culti, segreti millenari nascosti nelle rocce.

Questo luogo così colmo di meraviglie era stato dimenticato nel corso dell’800 sino agli anni Novanta del secolo scorso. Solo dal 1995, grazie alla perseveranza di Serge Orlandi – colui che scoprì, insieme alla moglie, l’abbazia di Valsaintes ormai in rovina – si diede avvio al progetto di ricostruzione e valorizzazione del sito. Quando i lavori terminarono misero in luce uno spazio unico nel suo genere.

Un luogo sacro e magico, dove varie specie di rose (alcune reperibili solo qui) convivono con antichissimi reperti geologici e con una splendida chiesa in cui avviene un’impressionante gioco di luci.

Per i miti e i simbolismi di Valsaintes vi rimando alle pagine del mio Romanzo, che spero venga pubblicato per il Natale 2020, così gli appassionati di Provenza se lo possono regalare. 🙂

Il periodo migliore per visitare Valsaintes è certamente la primavera, quando le varie specie botaniche regalano un tripudio di colori. Splendidi sono i roseti, in cui si ammirano diverse varietà di rose (circa 600): dalla gallica officinalis alla rubiginosa, dalla rosa canina a quelle più particolari e meno note, come la Bobbie James, la Anna di Bretagna, la rosa mutabilis e la rosa “Abbazia di Valsaintes”.

Però possiamo ammirare i suoi giardini in ogni stagione. Scopriamo per esempio narcisi, dalie, tulipani, acanthus, photinia e poi svariate piante aromatiche. Si prende cura di questi giardini Jean-Yves Meignen, senza l’impiego di alcun trattamento chimico.

A Valsaintes dominano l’ecologia e lo sviluppo sostenibile.

È un “santuario naturale”, in armonia con lo spiritus loci, che si rivela soltanto a quei viaggiatori sensibili e rispettosi di Madre Natura.

Silvia C. Turrin (testo e foto)


Sito ufficiale: www.valsaintes.org

Bormes-les-Mimosas, profumo di mimose

A pochi chilometri dalla cittadina di mare Le Lavandou troviamo il piccolo e grazioso villaggio medievale di Bormes-les-Mimosas, considerata la capitale della mimosa nel dipartimento del Var. Il centro storico, arroccato su un promontorio, ai piedi del Massif des Maures, è un reticolo di viuzze che conducono a scorci pittoreschi da cui ammirare la baia e all’orizzonte le îles d’Or.

Bormes è difatti una delle tappe più importanti di un percorso incantevole tra la costa e l’immediato entroterra: la strada della mimosa. In inverno, quando in altre zone la natura sembra ancora dormiente, qui domina il giallo. Quello della Route du Mimosa è un viaggio di 130 chilometri, che inizia proprio nel piccolo borgo di Bormes, prosegue verso Rayol-Canadel-sur-Mer, poi verso Sainte-Maxime, Saint-Raphael, Mandelieu-la-Napoule, per poi approssimarsi all’interno verso il Massif du Tanneron, proseguendo per Pégomas e infine a Grasse, capitale del profumo. Tra gennaio e marzo queste zone si colorano di un caldo manto paglierino.

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Bormes-les-Mimosas però è anche un tripudio di agrumi, bougainvillae, piante grasse ed esotiche, alcune provenienti dall’Africa Australe. Tra una viuzza e l’altra circondate da edifici di vecchie pietre, si respira un’atmosfera pacata, piena di arte e di nuance policromatiche. L’Ufficio del Turismo locale offre al visitatore una mappa dove è evidenziato un circuito turistico pedonale per scoprire gli angoli più suggestivi del vieux village.

Tra le tappe il Castello dei Signori di Fos risalente ai secoli XIII e XIV, classificato Monumento storico nazionale. Accanto, in Esplanade du Château, si trova un punto panoramico che attira tanti turisti. Da qui, in una giornata tersa si vedono all’orizzonte le isole di Hyeres, Cap Bénat e Porquerolles. Andando oltre si può percorrere il sentiero che porta alla Cappella di Notre Dame de Constance. Prima del sentiero si può intravvedere una segnalazione dedicata a Hyppolite Bouchard, eroe dell’indipendenza argentina nato a Bormes il 15 gennaio 1780. Morì a Nazca, in Perù, il 4 gennaio 1837. A lui è dedicata la piazza omonima.

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Scendendo per la via Montée du Paradis e girando poi sulla destra si incrocia Place Yann Piat e più avanti Place de l’Isclou d’Amour, piccola piazzetta con al centro una fontana, abbellita inoltre da specie vegetali australiane e dell’Africa Meridionale; anche in questo punto si osserva un ampio panorama della baia.

Silvia C. Turrin

Jean Giono, Le Contadour e il Plateau d’Albion

Il Plateau d’Albion lo si può raggiungere partendo da Sault, prima percorrendo per alcuni chilometri la D943, poi si svolta a sinistra seguendo la D245 . Man mano che si sale il paesaggio intorno comincia a variare con alberi di leccio, piantine di ginestre e arbusti vari. A circa 950metri si ammira il Plateau d’Albion scandito dal colore viola. A queste altitudini si coltiva la lavanda vera, un po’ più bassa e meno cespugliosa rispetto al lavandino. In certi luoghi la lavanda vera cresce ancora spontanea, come ai tempi dei Romani, antichi cultori di questa aromatica.

Il Plateau d’Albion era luogo caro al poeta e scrittore Jean Giono, poiché vi attingeva l’ispirazione per i suoi libri. Durante l’estate trascorreva alcuni periodi di vacanza in queste zone e alla sera accendeva un fuocherello e stava li per ore ad ammirare i paesaggi e la natura che lo circondava, sperando in un mondo migliore senza sfruttamento della natura e senza inquinamento.

Sull’Altipiano d’Albion vi sono caratteristici paesini come Saint-Trinit, Revest-du-Bion, Saint-Christol, Lagarde-d’Apt accomunati da inverni freddi e dal duro lavoro nei campi. Gli abitanti vivono prevalentemente di pastorizia, di allevamento di mucche che pascolano tranquillamente all’aria aperta, e di coltivazione della lavanda.

Non distante da Banon si trova il plateau del Contadour, uno spazio naturalistico bucolico, in cui parlano le pietre, la terra e il cielo. Luogo caro a Giono Le Contadour è ancora zona di pastorizia.

Qui, sulle montagne delle Alpi dell’Alta Provenza, il pacifista Giono ha creato una piccola comunità formata da studenti, insegnanti, artisti con cui condividere idee di non violenza ed esperienze rurali a contatto con la natura provenzale. A Le Contadour il mondo fatto di industrie, guerre e macchine era lontanissimo. A Le Contadour dominava la voglia di un ritorno consapevole alla terra, nel segno del pacifismo.


Jean Giono nacque a Manosque il 30 marzo 1895. Rimane uno scrittore legato alla terra provenzale, in particolar modo ispirato alla natura dell’Alta Provenza. Tra le sue opere più famose vi sono L’uomo che piantava gli alberi, Il Disertore, Lettera ai contadini sulla povertà e la pace. Morì nella sua città natale il 9 ottobre 1970.
A Manosque si può visitare il Centro Jean Giono.

“Ai contadini invece la patria fa saltare l’aratro dalle mani… Sanno bene che arare la terra è la natura della loro vita, e che i campi non restano deserti dopo la loro partenza… le mogli non smettono di arare e i bambini governano bestie sette otto volte più grandi di loro… il lavoro dei contadini è la terra, il riposo è la terra, la loro vita è la terra… Ecco perché i contadini sono contro le guerre. Che devastano i campi e la loro economia”.
Jean Giono