La Provenza e l’usanza del grano di S. Barbara

Oggi, 4 dicembre, si festeggia Santa Barbara. Questa data è ancora molto sentita in Provenza, tanto che per le strade di diverse città si vedono venditori di semi di grano. Si dice infatti che: “Ce jour là on sème du blé dans trois soucoupes pour garnir la table du gros souper”.

Racconta Odette, una delle protagoniste del mio Romanzo ambientato in Provenza:

«I piccoli germogli del grano sono una buona cartina di tornasole per capire quali energie aleggiano per casa. Se il grano cresce bene, bello verde e alto, l’anno che verrà sarà contraddistinto da gioia e prosperità; se, invece, non cresce rigoglioso, sono previste tribolazioni. Comunque sia, il grano è un alimento sempre benedetto, è simbolo di vita e rappresenta il soffio vitale, dono di Dio.

Quello seminato il giorno di Santa Barbara noi provenzali lo conserviamo anche dopo il periodo natalizio, poiché si dice abbia il potere magico di proteggere le persone dalle tempeste, sia quelle del cielo, sia quelle della vita di ogni giorno».

Per approfondire (anche) questa tradizione puoi leggere il mio Romanzo 📚 dal titolo “Un’altra vita in Provenza” disponibile in versione cartacea sui seguenti siti:

Macrolibrarsi

Il Giardino dei Libri

Un'altra vita in Provenza

Il fascino antico dell’abbazia di Montmajour

Da Arles, dopo circa 15 minuti di viaggio, ci si trova davanti all’abbazia di Montmajour. Questo sito religioso ci sorprende per l’imponenza. Non a caso è classificato come uno dei Monumenti nazionali di Francia, ed è altresì inserito nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Merita certamente una visita per le storie che le sue mura raccontano.

A Montmajour si trovano numerosi edifici da scoprire: l’abbazia è quello che desta più interesse. Le sue origini risalgono al 949 d.C., quando una comunità di Benedettini si stabilì nella zona, creandovi un convento. All’epoca, l’altura su cui fu costruito era circondata da paludi, poi prosciugatesi lentamente, in modo del tutto naturale. Di quel paesaggio rimangono canali, pendii e una vegetazione che in primavera mostra intensi cromatismi.

Il nome Montmajour si ispira alla grande roccia che emergeva dall’antica zona paludosa: infatti maior in latino significa “il più grande”. Le origini e le vicissitudini del complesso monastico si possono scoprire in dettaglio grazie all’audio-guida noleggiabile all’ingresso della biglietteria.

Iniziamo la visita partendo dalla dispensa del monastero di Saint-Maur, che corrisponde all’ingresso per i visitatori. Dopo aver attraversato il cortile, si entra negli spazi conventuali. Proseguendo si giunge prima alla chiesa abbaziale dedicata a Nostra Signora, poi alla cripta. Il visitatore, varcando questa antica struttura in stile romanico, con rovine barocche, è invitato a immaginare l’atmosfera che poteva regnare agli inizi dell’anno Mille, quando venne istituito il cosiddetto “perdono di Montmajour”. Con questo atto, l’abbazia entrò nel circuito dei grandi pellegrinaggi medievali, in particolare in quello denominato “delle reliquie della Santa Croce”. Migliaia e migliaia di fedeli vi giunsero.

Anche il pittore olandese Vincent van Gogh, durante il suo soggiorno nel Midi provenzale, scoprì questo luogo e ne rimase affascinato, tanto da realizzare il dipinto Tramonto a Montmajour (immagine in alto in evidenza). Quest’opera fu realizzata nel 1888 ed è conservata nel Museo Van Gogh di Amsterdam. Questo quadro nasconde una particolarità storica: solo il 9 settembre 2013, il direttore del museo Axel Rüger, dopo due anni di studi, comunicò al mondo che l’Autore di tale dipinto era proprio il pittore olandese.

Testo: Silvia C. Turrin

Foto: wikipedia

L’anima Gitana a Saintes Maries de la Mer

Chi visita la cittadina più famosa della Camargue, Le Saintes Maries de la Mer, percepisce subito quanto sia ancora intenso il fervore verso Santa Sara. Basta entrare nella bellissima e maestosa chiesa e accedere alla cripta per comprendere come questo culto sia vivo.

Sara è ritenuta Santa dal popolo dei gitani; la venerano con profonda devozione. In realtà, accedendo alla cripta sotterranea della chiesa di Saintes Maries de la Mer, in vari periodi dell’anno si possono incontrare non solo gitani e provenzali, ma anche persone di altre nazionalità che accendono piccole o grandi candele chiedendo alla Santa nera intercessioni per sé o per i propri cari.

All’interno della cripta si erge la statua di Santa Sara, adornata di mantelli e gioielli. Il suo abito cambia periodicamente, poiché per un gitano è un onore vestire la Santa. Questa profonda devozione è palpabile in occasione del Pellegrinaggio di maggio, che ho raccontato in un precedente Post (si veda l’articolo Les Saintes Maries de la Mer).

Purtroppo, nel 2020, questo importante evento è stato annullato a causa della pandemia globale.

Visitando Saintes Maries de la Mer ho scoperto la “preghiera del gitano”, molto toccante, che racconta tra le righe le difficoltà dei popoli nomadi e i pregiudizi che devono ancora subire per il loro modo di vivere, ritenuto negativo e desueto da ipocriti benpensanti.

Ma è giunto il tempo di ri-valorizzare tutte le diversità, rispettando chi conserva un animo errante.

Foto S.C.T. Provenza da Scoprire

Di seguito un breve stralcio della “preghiera del gitano”:

«Sono un bohémien, un povero viaggiatore.
La mia carovana è il mio monastero,
rendo il mio cuore il luogo della mia preghiera.

Non possiedo abiti eleganti:
Dio dice che il corpo è più bello dell’abbigliamento.

Non mi preoccupo del cibo di domani :
al Padre Nostro chiedo il pane quotidiano.

[…]

La mia roulotte è piccola
Molto più di una casetta:
ma Tu, Signore,
non avevi dove riposare il capo.

I poliziotti vengono spesso a controllarmi.
Io sorrido loro, Signore:
questi uomini fanno il loro mestiere

[…]

Nella calma, la notte scende poco a poco.
Per Te prego, Signore,

Accendo un piccolo fuoco.
Con devozione apro i tuoi Vangeli.

Assaporo la tua pace come una docile pecora
Tu sia benedetto, Dio d’amore :
so che tu mi ami,
e che mi amerei sempre».

A Les Saintes Maries de la Mer si svolgono altri due pellegrinaggi:
nel mese di ottobre, e la prima domenica di dicembre. In autunno viene commemorata Maria Salomè, mentre alle porte dell’inverno si celebra, senza processione verso il mare, la data della scoperta delle salme delle Sante Marie – Maria Jacobé e Maria Salomé – e la loro collocazione nella teca, avvenuta nel 1448.

Si deve al marchese Folco de Baroncelli-Javon (1869-1943) la valorizzazione del pellegrinaggio dei gitani e della loro cultura, oltre che il recupero delle varie tradizioni tipiche della Camargue, come l’Abrivado e le famose Course camarguaise. Al marchese è dedicato il museo Baroncelli, in place Lamartine.

Testo e foto di Silvia C. Turrin

Per programmare il viaggio visita il sito ufficiale della cittadina camarguaise:
http://www.saintesmaries.com