Musée de Faykod, arte tra cielo e terra

A pochi chilometri dalla cittadina di Aups, immerso in una vegetazione selvaggia intrisa di un’energia arcaica si trova il Musée de Faykod.

Lungo la strada che conduce a Tourtour, “village dans le ciel”, tra ulivi e pini d’Aleppo, si vede sulla destra un’insegna che indica la direzione per raggiungere questa galleria a cielo aperto. Il Musée de Faykod è unico e straordinario, creato da una donna altrettanto straordinaria, Maria de Faykod, artista che ha trovato nella scultura la sua vocazione. Le sue sono opere eccezionali, espressioni di una sensibilità femminile intrisa di una profonda spiritualità.

Ad incantare non è solo la luminosità della materia con cui plasma le sculture, il marmo generalmente bianco (di Carrara) e talvolta rosa (dal Portogallo) e nero, ma è la forma così morbida e dinamica delle sue creazioni.

Musée de Faykod – foto di Silvia C. Turrin

Lungo il percorso nel Musée de Faykod troviamo:

volti di donne in una contemplazione estatica, che trasmettono gioia e pace infinita;

la Vergine e il Bambino, soggetto tradizionale dell’arte sacra cristiana riletto ed espresso da Maria de Faykod in modo assolutamente originale, attraverso un flusso trascendente capace di manifestare amore e speranza;

la figura di Mozart, avvolto e protetto da una grande mano e circondato da quegli elementi musicali che lo hanno reso un genio senza tempo.

Lungo il cammino alla scoperta di questa esposizione particolare troviamo poi sculture che, coi loro movimenti plastici fluttuanti tra gli elementi della natura, simboleggiano: l’energia interiore, la contemplazione, la vibrazione del silenzio, la meditazione, la beatitudine.

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Musée de Faykod – foto di Silvia C. Turrin

Il Musée de Faykod è questo e altro ancora…

Nell’arte di Maria de Faykod si percepisce certo un intenso misticismo, ma anche una grande forza, quella forza che ha spinto questa donna nata in Ungheria a lasciare, nel 1976, la sua terra d’origine, tormentata dall’instabilità politica. La nuova casa, Maria l’ha trovata in Francia, studiando alla scuola di Belle Arti di Parigi, nonché filosofia alla Sorbona.

Quando visitò l’Italia, rimase affascinata dal marmo di Carrara, trasformandolo nella sua materia prediletta da lavorare, sagomare, tramutare in opera d’arte intrisa di intimi simbolismi.

Apprezzata e premiata artista in Francia, Maria de Faykod espone in ogni angolo del mondo, e le sue opere si trovano in musei, gallerie private e nelle case di collezionisti rimasti incantati dalla magia delle sue creazioni.

La sottoscritta l’ha incontrata nel suo atelier, alla periferia di Aups, mentre lavorava ad una nuova straordinaria scultura, raffigurante la Sacra Famiglia: un’opera poetica, che comunica un senso di unità tra il mondo terreno e la dimensione celeste; un senso di unità tra l’essere umano e il divino scandito dal fluire dell’acqua, in basso, e dai movimenti fluttuanti del vento, in alto. Il cielo e la terra non sono, dalla sua prospettiva artistica, lontani tra loro, anzi, sono vicini grazie a quella forza impalpabile che è la fede.

Maria de Faykod – foto di Silvia C. Turrin

Le opere di Maria de Faykod sono, da un lato espressioni di una purezza sensuale femminile, dall’altro, autentiche rivelazioni di una intensa fede cristiana, come svela “il cammino della croce e della resurrezione”, serie di sculture intrise di un’intima religiosità da lei realizzate appositamente per il Santuario di Lourdes, concepite come strumenti tangibili per infondere speranza a tutti quei fedeli con vari handicap, impossibilitati ad accedere alla Via Crucis delle Spelonche.

Questo straordinario progetto per Lourdes generato da Maria de Faykod suggella il principio a lei caro della transustanziazione, che nella sua visione d’artista si manifesta con la trasfigurazione del marmo in entità fisica spirituale: la materia rivela l’essenza dell’anima attraverso un processo di spiritualizzazione infuso dall’artista.

Incontrandola nel suo atelier, ho visto una Maria de Faykod sorridente, pienamente realizzata, in simbiosi con la terra di Provenza: una regione che è fonte di ispirazione per plasmare sculture poeticamente trascendenti.

Silvia C. Turrin

L’altro volto della Provenza

È da diverso tempo che non scrivo più di Provenza.
Esattamente è dalla fine del mese di aprile che questo spazio web dedicato a una terra straordinaria del sud della Francia è in stand by.

Un silenzio che ha sortito una riflessione (non solo mentale ma anche vissuta) sulla Provenza, o meglio, sull’altro volto della Provenza.

Quale altro volto?

Il volto meno poetico, meno artistico, meno turistico, meno modaiolo, meno paesaggistico, ma più concreto, reale, quotidiano.

Prima e dopo le elezioni europee, che in Francia hanno visto il movimento populista di estrema destra della le pen ottenere parecchi voti, qualcosa sembra essere cambiato in Provenza.

Nella vita di tutti i giorni i volti sorridenti che incontravo qualche tempo fa sono diminuiti; incrocio più persone preoccupate per la situazione economica francese; diversi professionisti impegnati nel settore del commercio si lamentano per la crescita esponenziale dei grandi magazzini; persino i venditori nei vari marché provençal si lamentano di questo o quest’altro.

Ma tale ondata di pessimismo è fondata su basi solide o davvero la Provenza che ha incantato pittori, scrittori e poeti sta iniziando a entrare in una fase di declino?

Se si guarda all’aspetto puramente economico, il pessimismo è in parte giustificato. Giustificato perché alcuni settori, come in Italia e in altri paesi europei, sono in crisi, tra cui il settore delle costruzioni e della ristorazione.
Anche in Provenza molti giovani non percepiscono positivamente il loro futuro e tanti di loro, i più fortunati, seguono le orme dei rispettivi padri, imparando da papà il mestiere dell’idraulico, o dell’elettricista, o ancora, per i più fortunati, il mestiere redditizio (e sempre necessario in terra francese) del notaio…

Se si guarda all’aspetto culturale, si percepiscono alcune contraddizioni: in certi angoli provenzali, sembra prevalere una cultura di destra, una cultura del macho, una cultura delle auto nuove, linde e veloci (auto che per molti – donne e uomini – costituiscono l’unico diversivo e l’unico stimolo in una vita quotidiana scandita da lavoro, quando c’è, e casa, tra paesaggi dove domina la natura);

 

seillans 2014
foto di Silvia C. Turrin

In altri angoli provenzali, si scoprono straordinari stimoli artistici, straordinarie iniziative di giovani e non, che decidono di dedicarsi ad antichi mestieri artigianali (fra gli altri, vetrai, santonniers, vasai, fabbri, tessitrici di bouti), valorizzando la creatività, la manualità e l’ingegno.

 carces
foto di Silvia C. Turrin

 

In molti villaggi e borghi più o meno famosi proliferano atelier d’arte, e si dà spazio ad artisti impegnati ad abbellire edifici comunali con splendidi trompe-l’œil.

carces
foto di Silvia C. Turrin

Dal punto di vista sociale, la Provenza è un mosaico di volti, di teste pensanti e di teste folli, di giovani e vecchi con modi di vivere diversificati.
C’è chi ancora conduce una vita semplice, spartana, slegata alle mode consumistiche; c’è chi vive in funzione della terra, in funzione della crescita delle olive, della lavanda, degli alberi da frutto; c’è chi pratica ancora la pastorizia e in molti luoghi provenzali è estremamente facile incontrare le famose troupe ovine (brebis, chevres, agneaux).

verso Aups
foto di Silvia C. Turrin

C’è chi invece insegue modelli di vita più urbani, con telefonini ultimo grido (grido in ogni senso) e con altri nuovi strumenti tecnologici che servono non tanto per lavoro o perché davvero utili, quanto piuttosto per sentirsi “cool”.

C’è chi vive in una perenne condizione di provincialismo, rinchiuso tra le proprie mura mentali e le mura del proprio villaggio natale: da qui la totale chiusura verso gli stranieri, soprattutto verso l’altro che proviene dall’Africa.
C’è chi è cortese con gli stranieri, soprattutto se turisti, solo per il proprio tornaconto e non certo perché mentalmente aperto.

Di contro, per fortuna, ci sono tante persone disponili ad aiutare in modo disinteressato il viandante, lo straniero, di qualsiasi fede o cultura.

Ci sono tanti provenzali che credono che la Provenza sia una terra frutto di una fusione di popoli e che non esista una “razza provenzale” da proteggere dall’arrivo dello straniero.

Basta guardare a Marsiglia o alla Camargue, veri e propri crocevia di genti provenienti dall’Asia, dalla Fenicia antica, da Roma, addirittura dalla Palestina, come narra la storia (o leggenda?) di Saintes Maries De La Mer.

Tra contraddizioni e pericolose involuzioni (vedi successo elettorale del FN), la Provenza è fondamentalmente una terra straordinaria. La sua è un’anima selvaggia e a dominarla è in realtà non l’uomo, bensì la Natura.

rotta della lavanda 14 luglio
foto di Silvia C. Turrin

Senza i campi fioriti di lavanda, le distese sterminate di girasoli o di papaveri, senza la bellezza preziosa degli ulivi e dei vigneti, senza quel verde che domina interi dipartimenti la Provenza perderebbe il suo “spiritus loci”.

rotta della lavanda 14 luglio
foto di Silvia C. Turrin

Quello “spiritus loci” che mai nessun movimento politico o mai nessuna crisi economica o culturale può scalfire.
Ma è uno spiritus loci che è al contempo fragile e che solo gli artisti, i poeti, gli scrittori e le persone davvero in simbiosi con la terra possono salvaguardare…

Silvia C. Turrin