Saint-Remy-de-Provence e la festa della transumanza

Essendo ancora intensa la vocazione rurale in Provenza, numerose zone rimangono immuni dalla cementificazione selvaggia. Sono aree che rappresentano importanti spazi verdi, fertili e incontaminati, molti dei quali sono adibiti a pascoli per caprini e ovini. In tutta la regione l’arte casearia è antica e rinominata: ogni pascolo, ogni alpeggio protegge gelosamente la sua produzione del tipico formaggio locale.

Le feste della transumanza suggellano proprio queste tradizioni. Anche a Saint-Remy-de-Provence ne viene organizzata una, ogni anno, in occasione del Lunedì di Pentecoste. L’evento è coinvolgente per piccoli e grandi, perché si può osservare per le vie della città una singolare sfilata dove protagoniste sono capre, pecore, anche montoni e agnelli in grande moltitudine, accompagnati dai fidati cani che controllano diligentemente che nessun animale si allontani dal corteo.

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Festa della transumanza a Saint-Remy de Provence – Photo Silvia C. Turrin

Questa festa celebra il lavoro, spesso duro, dei tanti pastori provenzali che mantengono viva una straordinaria tradizione, quella della transumanza, con la quale le greggi vengono trasferite, a seconda della stagione, da un pascolo all’altro, verso gli alpeggi o nei fondovalle. Sono migrazioni molto suggestive, che fermano il tempo riportando le lancette della storia a un’epoca antica, dove l’uomo viveva in simbiosi con, e in funzione della natura.

Festa della transumanza a Saint-Remy de Provence – Photo Silvia C. Turrin

Quello spirito rurale-pastorale a Saint-Remy e in altri centri della Provenza – come a Riez, La Seyne-les-Alpes, Aiguilles – rimane ancora intensamente vivido. La sfilata è arricchita da costumi tradizionali e dalla possibilità per i visitatori di assaggiare svariati formaggi della zona, molti dei quali ancora rigorosamente a base di latte crudo.

Saint-Rémy-de-Provence è anche nota per la chiesa di Saint Martin, totalmente ricostruita a causa di un crollo dell’edificio avvenuto nel 1818. Al suo interno si rimane affascinati da alcuni organi contemporanei ben rifiniti; particolarmente suggestivo è quello principale – dipinto in un originale color verde – con un suono meraviglioso.

Da qui la scelta di tenervi ogni anno un importante festival organistico chiamato Organa cui partecipano musicisti provenienti da tutto il mondo. Vicino all’altare, in un angolo nascosto sulla sinistra, si trova l’harmonium con cui il compositore francese Charles Gounod (1818-1893) ha accompagnato i cori della chiesa durante il suo soggiorno a Saint-Rémy.

In questa cittadina, oltre alle diverse varietà di formaggi, si possono gustare deliziosi dolci tradizionali, come torroni al miele di lavanda e i famosi calisson, dolcetti a forma di rombo, tipici della Provenza (in particolare di Aix), a base di mandorle e fruits confits (di cui il 99% è costituito esclusivamente da melone candito!).

Vale una visita la libreria Saint Rémy Presse, in Boulevard Mirabeau al numero 12, gestita da una famiglia di origine italiana, dove si possono trovare interessanti pubblicazioni sulla regione: dalle guide turistiche, ai carnet de voyage, passando per romanzi classici firmati Giono, Daudet e Mistral.

Silvia C. Turrin


La festa della transumanza 2018 si terrà Lunedì 21 maggio

Info:
Ufficio del Turismo Saint-Rémy-de-Provence
Place Jean Jaurès

http://www.saintremy-de-provence.com/

 

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Arte Astratta alla Galleria Esdac di Aix

Aix-en-Provence si conferma una città dinamica, creativa e votata all’arte, come ho sperimentato sabato 3 giugno, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della Galleria ESDAC (acronimo che indica la Scuola di design e di arti applicate di Aix).

Beaucoup de monde”… Tante persone accorse per l’occasione: fotografi, creativi, ex studenti della scuola, appassionati d’arte e naturalmente pittori, grafici, scultori…

In tutto 500 invitati!

Ad accogliere gli ospiti il volto sorridente di Stéphane Salord, dirigente e co-fondatore (insieme a Baptiste Galland) della ESDAC. Monsiuer Salord era chiaramente soddisfatto della nuova location della galleria, in rue Irma Moreau (2A), oltre che dell’affluenza di pubblico.

Non distante da Place De Gaulle, dall’Ufficio del Turismo di Aix e dal famoso Cours Mirabeau, la nouvelle galerie ESDAC è uno spazio aperto ai molteplici e dinamici volti dell’arte a 360 gradi, con uno sguardo attento al mondo del design, così come alle espressioni contemporanee e sperimentali. Non a caso, l’inaugurazione della nuova sede è stata parallelamente l’occasione della vernissage dell’esposizione collettiva dedicata all’arte astratta (Le mois de l’Art Abstrait) aperta sino al 24 giugno 2017.

Protagonisti della mostra sono diversi artisti con un differente background, ognuno con un personale sguardo rivolto all’astrattismo.

Numerose sono le “voci” femminili che hanno traslato le loro visioni astratte in opere d’arte.

Isabel Garrido con le sue fotografie fa eco alla natura e alla terra, rappresentandole nelle loro forme più aride, quasi prive di acqua, come per ricordare il pericolo del “global warming”. *

Annie Gehand si dedica alla cosiddetta “peinture numérique”, conosciuta anche col nome anglosassone di digital painting, mentre Marcinek è scultrice, nonché pittrice che gioca coi colori. Altrettanto interessanti sono i lavori firmati da Audrey Le Moustarder e da Vanessa Rancelly (VR) – architetto votata da qualche anno alla pittura espressionista e astratta.

All’interno dell’esposizione collettiva troviamo anche l’artista italiano Bhavana OM, le cui opere double face hanno destato stupore, curiosità e apprezzamenti. Lavori che se da un lato si ispirano sia all’action painting di Pollock – il pennello di “Incanto/Disincanto” ne è un chiaro riferimento – e al graffitismo di Basquiat (riferimenti ancora nell’opera “Incanto/Disincanto”), sia al concetto psicanalitico di doppio e alla dinamicità in Kandinskij, dall’altro sono una dimostrazione concreta della filosofia del reuse and recycle cara a Bhavana OM.

Difatti, “Incanto/Disincanto” e l’altra opera double faceLa Table du ‘riz’ et du plaisir” sono realizzate su tavole di legno da lui trovate e recuperate in un vecchio cantiere:

«Erano accatastate in un angolo – ci racconta Bhavana Om – e immediatamente hanno attirato la mia attenzione per le incisioni lasciate dai carpentieri. Per la mia immaginazione creativa erano già opere d’arte, bastava aggiungere la plasticità del colore così da restituire loro un’altra esistenza, rendendole dinamiche».

Incanto/Disincanto”, nel corso della vernissage, ha creato non pochi dibattiti per il significato dell’una e dell’altra “faccia” della tavola: chi sottolineava la genialità nell’aver aggiunto il pennello da lavoro all’opera e chi sottolineava l’apparente contrasto fra i due lati.

Quando l’atto creativo genera commenti e discussioni esso ha già raggiunto un suo obiettivo… uno tra i molti…

All’interno dell’esposizione collettiva “Le mois de l’abstrait 2017” Bhavana Om presenta due lavori molto diversi rispetto a quelle double face.

Life on a string si può definire altra opera ispirata al reuse and recycle; qualche attento osservatore potrà notare che sulla tela, oltre alle ocre provenzali, vi sono giochi di spezie: dai piccoli grani di pepe nero al cumino e alla polvere gialla della curcuma.

Un’opera, ci ha spiegato l’artista italiano, ispirata all’impermanenza e alla precarietà traslate nell’uso di spezie, che sarebbero state gettate nel cestino dei rifiuti perché ormai scadute; spezie che invece hanno trovato una seconda vita, proprio come nel caso delle tavole double face.

Caos Calmo (acrilico, olio, guache e pasta per lavori in 3D) è un chiaro ossimoro, concepito per invitare le persone a ricercare comunque la serenità e un equilibrio interiore, in un’epoca storica in cui la situazione geopolitica internazionale è di totale disordine.

L’arte si rivela ancora linguaggio che oltrepassa i confini della creatività e dell’immaginazione per raccontare, anche in modo astratto, la realtà in cui siamo tutti immersi, a ogni latitudine del pianeta.

 

Silvia C. Turrin

P.S. da notare il porta biglietti da visita di Bhavana OM realizzato da lui stesso riciclando (ovviamente) una vecchia custodia per cd, trasformandola con schizzi di colori acrilico in un’opera davvero originale…

 

La Palud sur Verdon

Questo è un angolo di Provenza per appassionati di trekking, scalate, free climbing, rafting. Siamo sulla riva destra delle Gole del Verdon. Partendo da Moustiers Sainte-Marie si arriva a La Palud sur Verdon coprendo una distanza di circa 20 chilometri, da assaporare senza fretta, anche perché la strada tortuosa non permette distrazioni, né corse. Man mano che si sale si entra nella foresta demaniale delle Gole del Verdon. Sulla destra si trova il canyon e sulla sinistra i rilievi ricoperti dalla tipica garriga locale, querce, pini, piante di ginepro.

Passato il Col d’Ayen si arriva a La Palud sur Verdon – villaggio posizionato nel cuore del Parco Naturale Regionale del Verdon e della Riserva Geologica dell’Alta Provenza – dove si respira un’atmosfera particolare, votata alla semplicità, all’essenzialità. Nella piazza principale si viene accolti da bar, piccole botteghe che vendono prodotti regionali come miele di lavanda e di rosmarino, mandorle di Valensole, salse a base di olive, e i vini della Cooperativa vinicola di Pierrevert (l’unica rimasta del dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza dopo la fusione con quelle di Quinson e Manosque).

Dalla piazza del lavatoio si dipartono itinerari per alcuni trekking di difficoltà facile, media e complessa, tra cui quello che conduce all’Adrech de Barbin (circa 11 km) e il sentiero del Bastidon (16 km). Uno dei percorsi più belli, ma anche più difficili è quello denominato Blanc-Martel della durata di 6 ore.

La Palud sur Verdon la si scopre lentamente e con semplicità, essendo una piccola, ma caratteristica cittadina di montagna, un tempo feudo dei Conti di Provenza. Da vedere la Maison des Gorges du Verdon, ecomuseo situato nel Castello risalente al XVIII secolo – dove si trova anche l’Ufficio informazioni – in cui si scoprono la biodiversità, gli ecosistemi e la nascita idro-geologica del Grand Canyon più importante d’Europa.

Il villaggio è anche la porta d’accesso per la Strada delle creste, di cui parlerò in un prossimo post.

Silvia C. Turrin