L’Avvento in Provenza, l’inizio del tempo “calendal”

Questo è un periodo molto sentito in Provenza che inizia l’ultima domenica di novembre e termina al solstizio d’inverno. È il periodo dell’Avvento, i cui rintocchi risuonano per quattro domeniche prima dell’arrivo del Natale. In passato, era usanza realizzare una bella ghirlanda di foglie, piante e bacche da posizionare al centro della tavola o accanto all’ingresso di casa. Sopra la ghirlanda erano poste quattro candele. Ad ogni domenica dell’Avvento, veniva accesa una candela, per giungere infine alla forza della luce del Natale.

foto di Silvia C. Turrin©
Aix – foto di Silvia C. Turrin©

Si parla di “temps calendal” e “fêtes calendales ” su impulso di Frederic Mistral, ispirandosi alle calende dell’Antica Roma, che designavano il primo giorno di ogni mese.

In provenzale, “Calendau, alo” viene usato in concomitanza del Natale, mentre “Calèndo” indica i cibi e i regali natalizi, ma anche l’agrifoglio usato per decorare la tavola.

In questo periodo di Avvento – scandito da penitenze, digiuni e meditazioni – cadono importanti feste, molto sentite nel sud della Francia, come la festa di Santa Barbara. In terra provenzale è ancora molto diffusa l’usanza di seminare del grano in tre piccoli piattini, sopra un sottile strato di cotone. Grazie al calore e alla costante umidità, imbevendo il cotone con l’acqua, il grano cresce giusto in tempo per il Natale. Il numero tre, riferito ai tre contenitori del grano, è un simbolo che indica la Trinità (Padre, Figlio, Spirito Santo).

Secondo la tradizione, se il grano cresce bene, l’anno che verrà sarà cadenzato da gioia e prosperità; se invece il grano non cresce rigoglioso tribolazioni sono previste per il nuovo anno.

Esparron sur Verdon - foto di Silvia C. Turrin©
Esparron sur Verdon – foto di Silvia C. Turrin©

In ogni caso, il grano di Santa Barbara viene conservato anche dopo il periodo natalizio, perché si narra che abbia il potere magico di proteggere le persone dalle tempeste, sia quelle provenienti dal cielo, sia quelle della vita di ogni giorno.

Altrettanto sentita è la Festa della Luce, la festa di Santa Lucia del 13 dicembre, giorno in cui le giornate iniziano ad allungarsi. Per celebrare questo ritorno alla luce, era usanza illuminare muri, balconi, finestre con lanterne e candele sino all’arrivo del Natale. Il ritorno della Luce suggella un nuovo tempo di rinnovamento.

… à suivre

Silvia C. Turrin

Il diamante nero, ovvero la Rabasse

Rabasse, è così che i provenzali chiamano il tartufo nero, ricercatissimo, pregiatissimo e costosissimo!

Tante le varietà, ma dicono gli intenditori il più pregiato sarebbe il tuber melanosporum chiamato anche “tartufo nero del Perigord”, che è una denominazione un po’ errata dato che si trova abbondante non solo in Aquitania, ma è molto diffuso anche nel territorio delle Alpi dell’Alta Provenza.

Durante la festa del tartufo che si è tenuta a Aups, ho visto esposti splendidi tartufi neri e a lato i loro prezzi: mi è caduto l’occhio sulla cifra di 700 euro al Kg… nonostante la crisi, che si sente anche in Francia e anche nella terra rurale di Provenza, c’erano gli appassionati di questo diamante nero che acquistavano con attenzione quello di qualità migliore.

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Dietro alla Rabasse c’è tutta una storia, e poi una ricerca impressionante e divertente…

Questi prezzi così alti derivano dalla rarità del tartufo e dalla raccolta non semplice realizzata da esperti con l’ausilio di “amici” come il cane, ben addestrato, e il maialino…

Aups, Festa del Tartufo

Tra gennaio e febbraio sono organizzati numerosi eventi legati alla Rabasse, come la Messa del tartufo a Richerenches, la Fiera dei tartufi a Aups e la Festa del tartufo a Forcalquier.

Questi appuntamenti sono una bella rappresentazione della tradizione della Rabasse in Provenza, tra personaggi d’antan, volti segnati dal duro lavoro nei campi, uomini e donne che vivono ancora dei frutti della terra…

Ragù di tartufi

Questa è un’antica ricetta, molto apprezzata dai provenzali estimatori della Rabasse.

Lavare bene i tartufi (si possono utilizzare quelli freschi o quelli conservati in un contenitore di vetro). Metterli in una casseruola, con un poco di olio d’oliva, aggiungere un poco di buon vino (rosso, preferibilmente), sale e pepe grosso. A piacere aggiungere anche acciughe e cipolle. Dopo circa 20-30 minuti di cottura, il ragù è pronto! C’è chi vi aggiunge 1 o 2 tuorli d’uovo, a seconda dei palati e della dieta.

Silvia C. Turrin

Noël en Provence

Presepi, santons, festa delle luci…
il Natale in Provenza è ancora una tradizione molto sentita, sebbene anche qui la sua dimensione spirituale sia stata fortemente ridotta a causa dell’eccessivo materialismo…
Ovunque si vada… marché, centri commerciali, città e villaggi si ritrovano le famose statuine del Presepio che in Provence vengono chiamate Santons.

Un Santon scovato a Tarascon – foto di Silvia C. Turrin

È un’antica e amatissima tradizione quella di acquistare questi personaggi natalizi, realizzati generalmente in argilla in modo ancora artigianale. Se all’origine i Santons erano costituiti essenzialmente dai personaggi della Natività – Maria, Giuseppe, il bambino Gesù, i Re Magi e i pastori – negli ultimi decenni il numero delle statuette è aumentato.

In un marché calendal o all’interno di un’esposizione (tante le mostre dedicate ai presepi) si scoprono personaggi insoliti o conosciuti: santon che raffigurano lo scrittore Mistral, quello che ritrae Papa Giovanni Paolo II, quelli che rappresentano antichi e nuovi mestieri.

Si ritrovano il panettiere con il suo cesto di fougasses (focacce), il pescatore, e poi tante scene di vita locale con relativi paesaggi: dai campi di lavanda allla raccolta delle olive, dai giocatori di pétanque (le bocce provenzali) alla transumanza.

La parola Santons in provenzale significa “piccoli santi”. Secondo la versione più accreditata il loro sviluppo avvenne durante la Rivoluzione francese per sostituire i presepi realizzati nelle chiese, che in quell’epoca erano costrette alla chiusura per l’ondata di ateismo/laicità che imperversava. Dopo quel periodo la loro popolarità non venne meno, anzi, si sono sviluppate col tempo diverse scuole e diverse famiglie sono diventate celebri grazie all’arte dei santons.

Ma il Natale in Provenza è sinonimo anche di presepi viventi, di feste delle luci e poi di gros souper, la cena della vigilia di Natale rigorosamente magra, poiché non si mangia carne (per la gioia dei vegetariani !), celebrata secondo le usanze della tradizione provenzale : 3 tovaglie bianche sovrapposte, su cui si mettono 3 candelabri bianchi, e 3 coppette di grano germogliato de la Sainte Barbe, simbolo della Trinità e della Speranza. Il Menu è composto da 7 piatti magri (generalmente a base di verdure)

Le feste legate al Natale in Provenza terminano il 2 febbraio, giorno in cui viene celebrata la Candelora (si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”).