Natale e i 13 dessert in Provenza

Le tradizioni natalizie in Provenza vivono ancora, nonostante il vento impetuoso del consumismo sia giunto ormai da diversi anni anche nel Midi francese. Ci sono alcune usanze che non sono scalfite dalle mode, dall’apatia spirituale e dalla globalizzazione economico-culturale (una mondialisation che, spesso, si riflette in uno stile importato dalla nazione a stelle e a strisce).

Oltre all’usanza ancestrale della semina del grano per il giorno di santa Barbara (si veda l’articolo in Provenza da Scoprire dal titolo “Provenza, il tempo “calendal” e il grano di Santa Barbara“), rimane ancora viva la consuetudine dei 13 dessert. Un rituale che secondo alcune fonti sembra essere nato all’inizio dell’800 a Marsiglia. Durante la sera della Vigilia si celebra “le gros souper”, una cena abbondante, che non prevede però piatti a base di carne, e dopo la Messa di Mezzanotte tutti si ritrovano nuovamente a tavola per degustare i 13 dessert, il cui numero non è stato certamente scelto a caso.

Il numero 13 simboleggia il Cristo insieme ai 12 apostoli.

Fra i 13 dessert troviamo i cosiddetti “mendicanti” – fichi, uva secca, mandorle e noci o nocciole – i cui colori richiamano le vesti dei quattro ordini religiosi, ovvero Francescani, Agostiniani, Domenicani e Carmelitani.

Non manca nemmeno la frutta fresca, dagli agrumi all’uva, dalle prugne ai datteri. Per gli altri dolcetti si può scegliere fra varie delizie tipicamente provenzali, come le oreillettes, o anche la pompe à l’huile, le navettes ai fiori d’arancio, i callissons, fruits confits e poi ancora torrone nero e bianco.

Un particolare da non sottovalutare:

la pompe à l’huile non deve assolutamente essere tagliata con la lama di un coltello, altrimenti l’anno nuovo sarà nefasto! Piuttosto bisogna spezzarla semplicemente con le mani, come vuole la tradizione provenzale.

Questo slideshow richiede JavaScript.


Ricetta della Pompe à l’huile

Preparazione: 30 minuti

Cottura: 30 minuti

 

Ingredienti:

1 kg di farina, metà tipo “0” e l’altra metà d’orzo, avena o farro

20 g di lievito di birra

4 uova

300 g di zucchero

25 cl di olio d’oliva

10 cl di acqua di fiori d’arancio

scorze tagliate finemente di 3 arance non trattate

2 cucchiai di semi d’anice

un pizzico di sale

Stemperare il lievito in un poco d’acqua zuccherata. Aggiungere il composto a 100 g di farina. Lasciate riposare per 2 ore. In una grande ciotola versare la farina restante, il sale e lo zucchero. Aggiungere le uova. Versare l’olio d’oliva, l’acqua di fiori d’arancio, le scorze delle arance e i semi d’anice. Amalgamare bene l’impasto e trasformarlo in un bel panetto, per poi lasciarlo lievitare ancora per circa 3 ore in un angolo a temperatura ambiente (né troppo caldo, né troppo freddo).

Riprendete l’impasto, lavoratelo ancora e dividetelo in due parti.

Formate due focacce rotonde di 5-6 cm di spessore. Riporre le focacce su due placche da forno ricoperte di carta da cucina e lasciatele riposare ancora per circa 2 ore. Riscaldate il forno a 240 gradi e infornate le focacce per circa 30 minuti. Verificate che siano ben cotte prima di toglierle dal forno.

Tradizionalmente, la pompe à l’huile si offre ad amici e vicini di casa.

Joyeuses fêtes
Silvia – Provenza da Scoprire


 

Annunci

La Festa di Maria Maddalena

Dal 20 al 24 luglio 2017 si tiene a Saint-Maximin la Sainte Baume la festa dedicata a Maria Maddalena. Anche in altri luoghi, certamente, sarà festeggiata colei che, per prima, vide Gesù risorto, ma la cittadina provenzale nel Dipartimento del Var può vantare alcuni “dettagli non secondari” che la rendono sito prediletto per le celebrazioni.

Innanzitutto, questo borgo – situato lungo la via conosciuta sin dall’antichità col nome di Aurelia – è famoso in tutto il mondo poiché custodisce “il terzo sepolcro della Cristianità” (per ordine di “importanza” segue Gerusalemme e Roma), ovvero la Basilica intitolata proprio a Santa Maria Maddalena.

Oltre a essere l’unica grande chiesa gotica di Provenza, la Basilica conserva le reliquie della Santa. Furono scoperte nel lontano 1280, grazie agli scavi promossi da Carlo II d’Angiò, Conte di Provenza. La costruzione della chiesa e del convento limitrofo iniziarono nel 1295. Da allora, Saint-Maximin la Sainte Baume è diventata luogo di pellegrinaggio per tanti devoti, così come per molti laici e non credenti, affascinati dalla sua storia, tra mito e realtà.

Nella cripta dell’attuale Basilica si trova il sancta sanctorum, in cui sono custodite le reliquie di Maria Maddalena racchiuse in un sarcofago in marmo. Secondo la locale tradizione la Basilica conserverebbe il teschio della Santa, oltre che un suo frammento di carne o di tessuto osseo custodito in un cilindro di cristallo: una reliquia che si ritiene sia il punto della fronte della Maddalena che Gesù avrebbe toccato il giorno della sua Resurrezione, quando ha pronunciato le parole “Noli me tangere”, ovvero “non mi toccare” o, nella versione greca, “non mi trattenere”.

Il culto di Maria Maddalena è ancora vivo, come dimostrano i festeggiamenti organizzati ogni anno a Saint-Maximin la Sainte Baume.

Di seguito il Programma del 2017:

20 luglio Apertura della festa in onore di Maria Maddalena

Ore 21 Processione serale nelle vie della città

21 luglio Concerto

Ore 21: Concerto dei tambourinaires de Marie Madeleine (gratuito)

23 luglio

Ore 10.30: Messa in Basilica celebrata da S.E. Mgr Marc Aillet, vescovo di Bayonne, Lescar et Oloron, con canti dei monaci domenicani

Ore 12.30: Aperitivo suò sagrato della Basilica, organizzato dal comune e dall’associazione Santo Madaleno

Ore 16: Vespri alla Basilica, seguiti dal panegirico di Santa Maria-Maddalena, pronunciato da Mgr Jean-Pierre Ravotti; seguono la processione tradizionale per le vie della città.


Il 22 luglio : le feste si trasferiscono alla Ste Baume

Ore 9: Inizio della processione presso l’hôtellerie al Plan d’Aups verso la grotte

Ore 11: Messa alla Grotta presieduta da Marc Aillet, vescovo di Bayonne, Lescar e Oloron.


E per addolcire la festa dedicata a Maria Maddalena un’idea carina è preparare i dolcetti che portano il suo nome, ovvero le madeleine…

Questa specialità tipicamente francese a forma di conchiglia risalirebbe al secolo XVIII. Erano golosità graditissime dai reali di Francia, poi divenute assai famose grazie a Marcel Proust. Il noto scrittore francese le menziona infatti all’interno del classico “À la Recherche du temps perdu”: il protagonista, riassaporando proprio la madeleine, ricorda la sua infanzia e le giornate trascorse a casa della zia a Combray.

Un dolce che crea pura estasi e gioia…

[…] je portai à mes lèvres une cuillerée du thé où j’avais laissé s’amollir un morceau de madeleine. Mais à l’instant même où la gorgée mêlée des miettes du gâteau toucha mon palais, je tressaillis, attentif à ce qui se passait d’extraordinaire en moi. Un plaisir délicieux m’avait envahi, isolé, sans la notion de sa cause. […]

Ecco la ricetta.

Ingredienti

  • 2 uova e 1 tuorlo
  • 100 g di zucchero di canna
  • 150 g di farina 0
  • un pizzico di sale
  • lievito
  • 80 g di burro
  • scorza di un limone non trattato
  • vanillina

Sciogliere a bagnomaria il burro, lasciarlo raffreddare. Unire la farina e il lievito. In una ciotola, sbattere un uovo, un tuorlo e lo zucchero fino a che si raggiunge una consistenza cremosa e soffice; unire al composto la farina, il lievito e il burro raffreddato. Aggiungere la scorza di un limone non trattato (va bene anche la scorza di arancia) finemente grattugiata e un pizzico di vanillina; amalgamare bene il tutto. Lasciar riposare l’impasto in frigo per una notte. Pre-riscaldate il forno a 180°. Imburrare degli stampini da madeleine, poi distribuire l’impasto negli incavi, senza riempirli completamente. Infornate per circa 13 minuti. Servire le madeleine con una spolverizzata di zucchero a velo o di cacao magro amaro o dolce (a piacere).

 

Silvia C. Turrin

La Provenza e il miele di lavanda

Colore giallo paglierino, consistenza cremosa, sapore delizioso…

Il miele di lavanda è fra i prodotti provenzali più caratteristici e pregiati.

Con il suo sole e i suoi tipici filari blu-viola, la Provenza ci regala questo oro liquido dal gusto delicato e inconfondibile. Per raccoglierlo dalle arnie gli apicoltori devono lavorare durante i mesi più caldi dell’anno, luglio e agosto, poiché è proprio questo il periodo della massima fioritura della lavanda.

Le api sono attirate dalla fragranza e dai cromatismi di questa pianta aromatica.

Così gli apicoltori – tante le apicoltrici brave! – trasferiscono le loro arnie verso i campi posti verso gli altipiani, come quello di Valensole.

Come avviene per le greggi di pecore e capre, anche le api vivono la loro transumanza. Verso le colline di Sault e di Banon si scorgono ai margini dei filari di lavanda tanti alveari, dove le api bottinatrici sono intente a produrre un nettare gustoso e benefico.

Il miele di lavanda, come ogni miele, possiede virtù terapeutiche importanti, avendo proprietà antinfiammatorie e antisettiche, in particolare per le vie respiratorie.

È talmente importante che ha ottenuto la denominazione IGP Miel de Provence.

Un cucchiaino di miele di lavanda mattino e sera si rivela un ottimo ricostituente. Perfetto come sapore dolce da abbinare ai formaggi di capra tipici anch’essi della Provenza.

Come ricordato da svariati scienziati, sganciati dai poteri forti e dalle lobby industriali, le api sono fondamentali per la nostra sopravvivenza: assicurano l’impollinazione di tanti alberi da frutta e di altre colture, come i legumi.

Senza le api non ci sarebbe la biodiversità sulla Terra.

Una biodiversità sempre più minacciata dal riscaldamento globale, dal massiccio uso di pesticidi e di diserbanti in agricoltura, oltre che dalle scelte industriali ed economiche folli di politici più interessati al profitto che non alla vita.

Qui mi sento di invitarvi a non acquistare miele industriale, di basso costo e di bassa qualità, ma di rivolgervi direttamente alle apicoltrici/agli apicoltori di Provenza e italiani per sostenerli nelle loro attività: un lavoro indispensabile che protegge le api e quindi la vita sul nostro pianeta.

 

 

“Se le api scomparissero dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.

Albert Einstein


Ricetta con miele di lavanda

Fichi al forno (perfetta in autunno…)

preparazione: 15 minuti – Cottura: 20 minuti

Ingredienti:

12 Fichi Grandi Maturi
4 cucchiai di miele di lavanda
Cannella in polvere
il succo di un arancio
la scorza di due limoni non trattati

Lava i fichi, poi asciugali delicatamente; taglia ciascun fico in quattro parti, lasciando le fettine attaccate al centro. Posiziona i fichi sopra una teglia e pre-riscalda il forno a una temperatura di 180°. Diluisci il miele di lavanda nel succo di arancia e versa in molto lento il composto sopra ciascun fico. Aggiungi una spolveratina di cannella e la scorza spezzettate dei limoni non trattati.  A questo punto inforna la teglia. Dopo dieci minuti estrai la teglia e bagna ancora i fichi con il composto a base di miele di lavanda e di succo d’arancia. Estraili dopo altri 10 minuti e servili tiepidi in singole ciotole, con l’aggiunta di qualche fiore di lavanda a uso alimentare.