La Provenza e l’usanza del grano di S. Barbara

Oggi, 4 dicembre, si festeggia Santa Barbara. Questa data è ancora molto sentita in Provenza, tanto che per le strade di diverse città si vedono venditori di semi di grano. Si dice infatti che: “Ce jour là on sème du blé dans trois soucoupes pour garnir la table du gros souper”.

Racconta Odette, una delle protagoniste del mio Romanzo ambientato in Provenza:

«I piccoli germogli del grano sono una buona cartina di tornasole per capire quali energie aleggiano per casa. Se il grano cresce bene, bello verde e alto, l’anno che verrà sarà contraddistinto da gioia e prosperità; se, invece, non cresce rigoglioso, sono previste tribolazioni. Comunque sia, il grano è un alimento sempre benedetto, è simbolo di vita e rappresenta il soffio vitale, dono di Dio.

Quello seminato il giorno di Santa Barbara noi provenzali lo conserviamo anche dopo il periodo natalizio, poiché si dice abbia il potere magico di proteggere le persone dalle tempeste, sia quelle del cielo, sia quelle della vita di ogni giorno».

Per approfondire (anche) questa tradizione puoi leggere il mio Romanzo 📚 dal titolo “Un’altra vita in Provenza” disponibile in versione cartacea sui seguenti siti:

Macrolibrarsi

Il Giardino dei Libri

Un'altra vita in Provenza

L’Avvento e un Romanzo nel cassetto

Dicembre è già arrivato. Anche in questo 2019! Anche in Provenza.
Un anno volato al fluire del mistral. Un anno scandito da tanti scritti, articoli, e non solo, che mi hanno impegnata molto e che non mi hanno permesso di aggiornare come avrei voluto questo spazio web dedicato a una terra che amo molto.

Ambientato proprio in Provenza è un mio Romanzo, che ancora non ha trovato un editore.

È un Romanzo che racchiude varie storie, vari personaggi e che, in realtà, va oltre i confini provenzali.

La Provenza è uno spazio dove la natura diventa in qualche modo taumaturgica per i “miei” personaggi, immaginari-inventati. Alcuni di loro, alla ricerca di un luogo lontano dalle dittature, dalla precarietà, dall’individualismo, dalla cementificazione selvaggia, trovano proprio in Provenza quel che vanno cercando.

La bozza di questo Romanzo è qui, accanto a me, stampata, in modo da effettuare altre, ulteriori correzioni: aver fatto editing in passato è servito e serve!

È un Romanzo in cui credo: in fondo, racchiude le mie varie passioni e anche i miei ideali.

È da circa 3 anni che ci sto lavorando sopra, in base al tempo che ho a disposizione. Mentre lo scrivevo, visualizzavo le varie scene in esso raccontate, i volti dei protagonisti, i paesaggi in cui sono ambientate le storie. Tutto mi appariva (e mi appare rileggendolo) così reale…

Vedremo se questi miei personaggi faranno sorridere, piangere, divertire, arrabbiare anche voi.

Scrivo tutto ciò in questa prima domenica d’Avvento.

Parecchio tempo fa, questa giornata, era molto sentita in Provenza. È una giornata che segna “le début du temps calendal”. In passato, per le vie, si festeggiava l’inizio dell’Avvento al suono dei galoubets e dei tambourins. Si facevano ghirlande e si attendeva con gioia, pur tra sacrifici e difficoltà e duro lavoro, il Santo Natale.

Conoscere queste e altre storie provenzali mi ha fatto capire che “il vecchio” non è sempre sinonimo di obsoleto, superato, stantio; e che “il nuovo” non è sempre sinonimo di benessere o di evoluzione.

E mi ha fatto capire che noi – microcosmo di individui in un macrocosmo immenso – abbiamo bisogno di ritrovare un profondo contatto con la Natura, con la terra, con la Madre Terra… perché ci stiamo perdendo nel marasma digitale, nella chiusura mentale e nei ristretti confini provinciali, pensando invece di essere tutti inter-connessi con tutto.

Attraverso i miei personaggi parlo anche di questo…

Vedremo, in questo periodo d’Avvento, quale direzione vorrà prendere il mio Romanzo: se rimarrà ancora una Bozza o se troverà un “luogo” dove poter metter radici.

Buon inizio d’Avvento!

Silvia C. T.

Foto S.C.T.

I santons di Provenza

I santons sono uno dei simboli della Provenza, e rappresentano al contempo anche la resistenza. La parola “santon” trae origine dal provenzale “santoun” che significa “piccolo santo”. Nel periodo natalizio queste piccole o grandi statuine si trovano nei marchés, nelle sagre e nei presepi all’interno delle chiese, ma anche in varie botteghe.

I santons provenzali avrebbero un’origine napoletana. In pratica, l’antica arte partenopea dei presepi è giunta anche in terra di Provenza. Si narra che fu Francesco d’Assisi, la cui madre era originaria di Tarascon, a dare avvio all’usanza del presepe. E furono proprio i Francescani a portare questa tradizione, nuova per l’epoca, in Provenza che ebbe subito successo.

Cinque secoli dopo, però, durante la Rivoluzione Francese presepi e messe di mezzanotte furono categoricamente vietati. È in quel periodo che, si narra, i Marsigliesi non vollero dimenticare questa tradizione e iniziarono, ovviamente in gran segreto, a realizzare nelle proprie case piccoli o grandi presepi con i tipici santons. Queste statue, piccole e grandi, sono considerate quindi simbolo di tale resistenza. A Aubagne, Marsiglia, Fontaine-de-Vaucluse e in tante altre cittadine si può approfondire la loro storia.

Anche nel borgo antico di Les Baux de Provence si ha la possibilità di scoprire qualcosa in più su queste statuette. In Place Louis Jou sorge infatti un piccolo museo a loro dedicato riaperto dopo importanti lavori di ristrutturazione. Nelle teche del museo si osservano più di un centinaio di santons in argilla, realizzati rigorosamente in modo artigianale, che ritraggono i personaggi legati alla Natività e ai mestieri tipici di questa regione del sud della Francia: Giuseppe, Maria col bambin Gesù, i tre Magi, i pastori, e tante altre figure locali; si trovano anche statuette datate tra il XII e il XVIII secolo della tradizione napoletana.

In questo piccolo spazio museale si leggono i nomi dei più famosi santonnier, tra cui Marcel Carbonel, Roger Jouve e Thérèse Neveu (1866-1946), prima donna a divenire fra le più apprezzate creatrici di queste statuette provenzali, tanto da essere celebrata da Frédéric Mistral col soprannome di “Ma belle Santonnière”.

Testo e Foto di Silvia C. Turrin