Arte Astratta alla Galleria Esdac di Aix

Aix-en-Provence si conferma una città dinamica, creativa e votata all’arte, come ho sperimentato sabato 3 giugno, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede della Galleria ESDAC (acronimo che indica la Scuola di design e di arti applicate di Aix).

Beaucoup de monde”… Tante persone accorse per l’occasione: fotografi, creativi, ex studenti della scuola, appassionati d’arte e naturalmente pittori, grafici, scultori…

In tutto 500 invitati!

Ad accogliere gli ospiti il volto sorridente di Stéphane Salord, dirigente e co-fondatore (insieme a Baptiste Galland) della ESDAC. Monsiuer Salord era chiaramente soddisfatto della nuova location della galleria, in rue Irma Moreau (2A), oltre che dell’affluenza di pubblico.

Non distante da Place De Gaulle, dall’Ufficio del Turismo di Aix e dal famoso Cours Mirabeau, la nouvelle galerie ESDAC è uno spazio aperto ai molteplici e dinamici volti dell’arte a 360 gradi, con uno sguardo attento al mondo del design, così come alle espressioni contemporanee e sperimentali. Non a caso, l’inaugurazione della nuova sede è stata parallelamente l’occasione della vernissage dell’esposizione collettiva dedicata all’arte astratta (Le mois de l’Art Abstrait) aperta sino al 24 giugno 2017.

Protagonisti della mostra sono diversi artisti con un differente background, ognuno con un personale sguardo rivolto all’astrattismo.

Numerose sono le “voci” femminili che hanno traslato le loro visioni astratte in opere d’arte.

Isabel Garrido con le sue fotografie fa eco alla natura e alla terra, rappresentandole nelle loro forme più aride, quasi prive di acqua, come per ricordare il pericolo del “global warming”. *

Annie Gehand si dedica alla cosiddetta “peinture numérique”, conosciuta anche col nome anglosassone di digital painting, mentre Marcinek è scultrice, nonché pittrice che gioca coi colori. Altrettanto interessanti sono i lavori firmati da Audrey Le Moustarder e da Vanessa Rancelly (VR) – architetto votata da qualche anno alla pittura espressionista e astratta.

All’interno dell’esposizione collettiva troviamo anche l’artista italiano Bhavana OM, le cui opere double face hanno destato stupore, curiosità e apprezzamenti. Lavori che se da un lato si ispirano sia all’action painting di Pollock – il pennello di “Incanto/Disincanto” ne è un chiaro riferimento – e al graffitismo di Basquiat (riferimenti ancora nell’opera “Incanto/Disincanto”), sia al concetto psicanalitico di doppio e alla dinamicità in Kandinskij, dall’altro sono una dimostrazione concreta della filosofia del reuse and recycle cara a Bhavana OM.

Difatti, “Incanto/Disincanto” e l’altra opera double faceLa Table du ‘riz’ et du plaisir” sono realizzate su tavole di legno da lui trovate e recuperate in un vecchio cantiere:

«Erano accatastate in un angolo – ci racconta Bhavana Om – e immediatamente hanno attirato la mia attenzione per le incisioni lasciate dai carpentieri. Per la mia immaginazione creativa erano già opere d’arte, bastava aggiungere la plasticità del colore così da restituire loro un’altra esistenza, rendendole dinamiche».

Incanto/Disincanto”, nel corso della vernissage, ha creato non pochi dibattiti per il significato dell’una e dell’altra “faccia” della tavola: chi sottolineava la genialità nell’aver aggiunto il pennello da lavoro all’opera e chi sottolineava l’apparente contrasto fra i due lati.

Quando l’atto creativo genera commenti e discussioni esso ha già raggiunto un suo obiettivo… uno tra i molti…

All’interno dell’esposizione collettiva “Le mois de l’abstrait 2017” Bhavana Om presenta due lavori molto diversi rispetto a quelle double face.

Life on a string si può definire altra opera ispirata al reuse and recycle; qualche attento osservatore potrà notare che sulla tela, oltre alle ocre provenzali, vi sono giochi di spezie: dai piccoli grani di pepe nero al cumino e alla polvere gialla della curcuma.

Un’opera, ci ha spiegato l’artista italiano, ispirata all’impermanenza e alla precarietà traslate nell’uso di spezie, che sarebbero state gettate nel cestino dei rifiuti perché ormai scadute; spezie che invece hanno trovato una seconda vita, proprio come nel caso delle tavole double face.

Caos Calmo (acrilico, olio, guache e pasta per lavori in 3D) è un chiaro ossimoro, concepito per invitare le persone a ricercare comunque la serenità e un equilibrio interiore, in un’epoca storica in cui la situazione geopolitica internazionale è di totale disordine.

L’arte si rivela ancora linguaggio che oltrepassa i confini della creatività e dell’immaginazione per raccontare, anche in modo astratto, la realtà in cui siamo tutti immersi, a ogni latitudine del pianeta.

 

Silvia C. Turrin

P.S. da notare il porta biglietti da visita di Bhavana OM realizzato da lui stesso riciclando (ovviamente) una vecchia custodia per cd, trasformandola con schizzi di colori acrilico in un’opera davvero originale…

 

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Arte e Provenza, qualche idea per l’estate 2016

 Il Midi francese ha ispirato tantissimi pittori, famosi e meno noti. Attratti dalle sfumature cromatiche e dai paesaggi della Provenza, artisti come Paul Signac, Félix Ziem, Paul Saïn (per citarne solo alcuni tra i meno “celebri”) hanno saputo catturare i giochi di luce di diversi ambienti e li hanno immortalati sulle loro tele consegnandole per sempre ai posteri.

La Provenza è da sempre sinonimo di Arte, sin da quando l’eccentrico Félix Ziem (1821-1911), sul finire della prima metà dell’800, decise di lasciare Parigi per trasferirsi prima a Marsiglia, poi a Martigues. Ziem è considerato dai veri esperti d’arte fra gli antesignani del movimento pre-impressionista. Non a caso Vincent Van Gogh ammirava i suoi lavori, tanto da definire bellissimo il suo modo di utilizzare il colore blu.

Dopo Ziem sono rimasti affascinati dalle sfumature provenzali tanti altri artisti, a cominciare da Claude Monet, il cui dipinto Dix marines d’Antibes si può dire che sia l’opera “galeotta” che ha fatto conoscere agli artisti parigini gli straordinari flussi creativi generabili da un soggiorno, più o meno duraturo, in Provenza.

Vincent Van Gogh è, insieme a Cézanne, il pittore il cui nome è associato maggiormente a questa terra francese.

Fondation_Vincent_van_Gogh_Arles

A lui è dedicata l’esposizione «Van Gogh en Provence : la tradition modernisée» organizzata ad Arles presso la Fondazione dedicata al pittore olandese. Aperta sino all’11 settembre 2016, la mostra raccoglie 31 lavori di Van Gogh, alcuni prestati appositamente dai musei di Amsterdam e Otterlo. Tra le opere ve ne sono alcune famosissime, tra cui Autoritratto con cappello di feltro; e poi Vecchia Arlesiana e Barche da pesca sulla spiaggia di Saintes-Maries-de-la-Mer. Curatore dell’esposizione è Sjraar van Heugten, considerato tra i massimi conoscitori del lavoro di Van Gogh.

L’evento è incentrato sull’apparente ossimoro “tradizione modernizzata”. Apparente perché, come affermano gli organizzatori dell’evento, Van Gogh «ha edificato una casa moderna su fondamenta antiche, attraverso l’uso vitale del colore cui ha aggiunto sia un tocco peculiare, sia composizioni audaci, dando vita a soggetti a lui cari plasmati con una forma nuova ed espressiva».

Per info :
Fondation Vincent van Gogh Arles
35 ter Rue du Dr Fanton
13200 Arles
https://www.fondation-vincentvangogh-arles.org/

mucem_picassoNon poteva mancare poi un appuntamento dedicato al maestro Picasso, innamoratosi della Provenza tanto da trasferirsi prima a Vallauris, dove iniziò a dedicarsi intensamente al lavoro su ceramica e alla linoleografia, poi a Vauvenargues, piccolo borgo nei pressi di Aix, in cui svetta il Castello che egli acquistò, oggi residenza privata.

Il MuCEM (Musée des civilisations de l’Europe et de la Méditerranée) di Marsiglia propone Picasso, Un Génie Sans Piédestal (sino al 29 agosto 2016), un percorso, con 270 opere, che tratteggia l’influsso delle arti e delle tradizioni popolari sulla creatività di questo istrionico e discusso artista. Tra le immagini tematiche più ricorrenti dell’esposizione vi sono quelle legate alla musica, al circo e alla tauromachia; risalta poi la straordinaria manualità nei lavori compiuti da Picasso, un artista geniale profondamente ancorato alla materia e al contempo slegato da qualsiasi forma prefissata e prevedibile.

Per info:
Musée des civilisations de l’Europe et de la Méditerranée (MuCEM)
7 Promenade Robert Laffont
13002 Marseille
http://www.mucem.org

I Huaxtechi, popolo misconosciuto del Messico precolombiano Per gli appassionati (come la sottoscritta ) di archeologia e di antiche culture dell’America Latina segnalo un appuntamento interessante, la mostra organizzata presso il Museo della Preistoria di Quinson dal titolo “Les Huaxtèques, peuple méconnu du Mexique précolombien” (I Huaxtechi, popolo misconosciuto del Messico precolombiano).

Aperta sino al 30 novembre 2016, l’esposizione fa luce su un’antica cultura, decisamente poco considerata rispetto alle civiltà Maya e Azteca. 183 reperti tra sculture, ceramiche, tessuti tradizionali e oggetti rituali compongono la retrospettiva che descrive il modus vivendi di questa popolazione apparsa 3500 anni fa nel nord-est del Messico. Giunta al suo apogeo tra il X e il XVI secolo, la civiltà dei Huaxtechi ha subito la conquista azteca e poi spagnola. Oggi sopravvivono pochissimi discendenti di questo antico popolo.

Per info:
Musée de Préhistoire des gorges du Verdon
Route de Montmeyan
04500 Quinson
http://www.museeprehistoire.com

 

Silvia C. Turrin

 

I colori della Provenza immortalati da grandi pittori

Piccoli borghi e città affacciate sul mare, lavanda e girasoli sono solo alcuni degli elementi per vivere una vacanza nel sud della Francia tra arte e natura

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Ci sono tesori da scoprire in questa terra che non ha ancora trovato un interprete all’altezza delle ricchezze che rivela”. Così dichiarò Cezanne riferendosi ai paesaggi della Provenza.

La varietà di scenari, di tradizioni e di prodotti locali trasformano questa regione in una meta prediletta dagli amanti della natura.

Si ammirano i campi di girasole e poi le distese di lavanda che nel periodo estivo colorano e profumano il nord del Luberon e l’altopiano di Sault. Mentre tra metà novembre e metà marzo si può andare alla ricerca del rinomato tartufo, che i provenzali chiamano “rabasse”.

La Provenza che desideriamo descrivere è però quella immortalata sulle tele di pittori naturalisti e d’avanguardia. I suggestivi cromatismi del mare, delle colline, del cielo e dei campi in fiori hanno ammaliato svariati artisti. Vi invitiamo dunque a seguirci in questo breve itinerario.

Prima tappa è Saint Tropez, famosa località turistica popolare già alla fine dell’Ottocento, grazie anche alla sua incantevole baia. È qui che Paul Signac – uno dei massimi esponenti del movimento puntinista – crea il “salone des Indépendants”, punto d’incontro di pittori all’epoca più in voga, quali Marquet, Dufy e Bonnard. Il porto di Saint Tropez è uno dei punti cittadini dipinti da Signac e Marquet che ne esaltano le sfumature. Celebre è la tela “Saint Tropez, il molo” firmata Signac.

Luoghi spettacolari sono la Cittadella, che sovrasta il golfo sin dal 1583, e la spiaggia chiamata des Canoubiers, scenario de “I pini marittimi ai Canoubiers”, altro celebre quadro di Signac. Il rapporto che Saint Tropez ha avuto con gli ambienti artistici tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX, lo si comprende appieno visitando il museo de l’Annonciade, dove interessanti collezioni spiegano il tema del colore, le tendenze puntiniste e il movimento dei pittori Fauves.

aixSpostandoci a nord-ovest, approdiamo a Aix-en-Provence, considerata da molti una delle città più raffinate della Francia, divenuta celebre come centro artistico e culturale già nel 1400.

Il suo nome è indiscutibilmente legato a quello Paul Cézanne. È qui che il pittore nacque (19 gennaio 1839) e morì (23 ottobre 1906).

Cézanne ha saputo cogliere l’essenza di Aix-en-Provence attraverso i suoi dipinti. Tra il 1901 e il 1902 vi costruì l’Atelier des Lauves, rifugio in cui esprimere le sue ispirazioni che hanno preso forma in opere pittoriche straordinarie. Pressp luoghi come le cave di Bibémus e Vauvenargues, si è dedicato allo studio della densità delle forme e dei cromatismi. Le particolarità minerarie del luogo lo ispirarono a realizzare capolavori legati al tema “alberi e rocce”.

arles

Arles ha invece influenzato Van Gogh. La notte stellata, L’Arlésienne e Les vignes rouges d’Arles sono stati dipinti in questa cittadina in cui si ammirano capolavori dell’arte romanica provenzale. È stato sviluppato dall’ente del turismo locale un circuito denominato “Sulle tracce di Van Gogh” che fa tappa nei luoghi immortalati dall’artista, come la piazza del Forum, il ponte di Trinquetaille, le arene e Les Alyscamps. Van Gogh è poi rimasto affascinato dal piccolo, ma ben noto paese di Les Saintes-Maries de la Mer, tra l’altro luogo di pellegrinaggio per le comunità gitane.

Anche Saint-Rémy de-Provence, a nord di Arles, è stata una meta, probabilmente forzata, del pittore olandese. Vi si è infatti trasferito per cercare riposo e cure alla sua irrequietezza mentale nel convento e ospedale di Saint-Paul-de-Mausole, poi dipinto in uno dei suoi quadri. Presso il centro artistico “Présence Van Gogh” si può conoscere più a fondo la sua vita trascorsa in questi luoghi di Provenza. Una regione che ha spinto Van Gogh ad affermare: “Qui la natura è straordinariamente bella. In tutto e dappertutto: la cupola del cielo è di un blu sorprendente, il sole manda raggi color zolfo pallido”. Un invito per conoscere le varie anime di questa sorprendente regione francese.