Grasse tra fiori e profumi

Quando si parla di questa cittadina, nel dipartimento delle Alpi Marittime – tappa dell’itinerario “lungo la strada della mimosa” – è inevitabile condurre la mente alle storiche fabbriche di profumi. Immagini di flaconi, cofanetti, alambicchi, scorrono intrisi delle essenze di lavanda, gelsomino, mimosa, rosa…

Grasse - alambicchi distillatori
Grasse – alambicchi distillatori – Silvia C. Turrin©

Parlare di Grasse significa raccontare la storia della profumeria, che dal Medioevo ha vissuto cicli di successi, popolarità e cicli di crepuscolo. Una storia parzialmente raccontata e deformata da Patrick Süskind, il cui famoso romanzo è un vortice di violenza e di zone psicologiche cupe che sfiorano l’angoscia – soprattutto da una prospettiva femminile – che non collimano certo con la poesia insita nel mondo dei profumi.

 

Quella delle essenze è invece una storia piena d’amore, di vera passione, di creatività, di sperimentazione, di curiosità. Basta entrare in una fabbrica di profumi di Grasse per capire quanta bellezza vi sia nell’arte dell’enfleurage e come questo lavoro sia privo di brutalità e di violenza sulle donne. Anzi, una visita a Grasse, soprattutto durante la stagione primaverile, è un’esperienza sensoriale straordinaria, in particolare per le anime sensibili ai fiori, ai loro cromatismi e alle loro straordinarie fragranze.

 

Entrare in una fabbrica di profumo di Grasse significa fare un viaggio non solo in Provenza, ma attorno al mondo. Un viaggio tra passato e presente. Significa vivere “incontri olfattivi” con la rosa di maggio, coi fiori d’arancio, con l’essenza del sandalo e con altre incantevoli molecole che aleggiano nell’aria e invadono i sensi. È necessario avere anche una buona immaginazione per poter visualizzare il vecchio e duro lavoro nei campi dove si raccoglievano a mano i fiori: un’attività nella maggior parte dei casi svolta dalle donne di un tempo e qui, sì, in talune circostanze ci poteva essere violenza – anche solo psicologica.

Osservando scorze, bacche, corolle si dovrebbe sfruttare la capacità di visualizzare i lunghi viaggi di alcune spezie provenienti dall’Estremo Oriente, come la pianta dei chiodi di garofano o l’anice stellato, entrambi ampiamente utilizzati non solo in profumeria, ma anche nell’arte gastronomica.

Grasse - jasmin
Grasse – jasmin – Silvia C. Turrin©

I fiori coltivati a Grasse sono, fra gli altri, la violetta, la mimosa, la rosa centifolia e il gelsomino. Un tripudio di essenze, che diventano ancor più intense annusando la loro “assoluta”, cioè quell’olio aromatico altamente concentrato. Questa è pura poesia… e la poesia continua se si ha il privilegio di osservare la cosiddetta “regia del profumiere” (in francese l’orgue) o organo, dalla quale attinge per “comporre” le sue creazioni: un mobile che può essere moderno o antico (i più antichi sono ovviamente i più belli) composto da tre livelli che costituiscono la “piramide olfattiva” con le note di TESTA (fresche, leggere, effimere ), le note di CUORE (più importanti, che lasciano la loro “scia”) e le note di FONDO, quelle che intensificano il carattere del profumo e che ne esprimono la personalità.

Grasse

Purtroppo gli artisti profumieri, paragonabili – quelli veri – a degli alchimisti, sono sempre di meno per effetto degli sviluppi della chimica organica, con cui si riesce a ricreare molecole di sintesi che riproducono, più o meno abilmente, le qualità olfattive delle essenze. Per conoscere la storia di Grasse, ex città di conciatori diventata capitale mondiale del profumo, è quindi d’obbligo fare una tappa in una delle tante fabbriche di profumo, oltre che far visita al Musée International de la Parfumerie con cui si intende salvaguardare e promuovere il patrimonio mondiale degli aromi e dei profumi.

Questo incontro olfattivo con Grasse mi ha talmente affascinata che mi è nata l’idea per un nuovo libro ispirato non solo ai profumi. Una storia di giustizia e di legalità… Ma chissà quando avrò il tempo per scriverlo seriamente… ho abbozzato la trama in quattro pagine di un quaderno. La priorità, però, devo darla a un altro libro di tutt’altro genere, che deve essere ultimato entro fine anno.

Ora capisco perché tante anime creative hanno trovato ispirazione in Provenza….

 

Silvia C. Turrin

Un mare di lavanda (o quasi)

Luglio.

Mese estivo per eccellenza, carico dei frutti che regala la terra.

Tanti i turisti che affollano le strade di Provenza, soprattutto belgi, olandesi e tedeschi, con incursioni di cinesi, giapponesi e statunitensi.

È in questo mese che gli stranieri vanno alla ricerca dei fatidici e tanto agognati campi di lavanda in fiore.

Ho visto persone, soprattutto donne, che si preparano anche dal punto di vista estetico per raggiungere questa meta tanto desiderata, vestendosi rigorosamente di bianco… con in testa un bel cappellone di paglia, giusto per vivere – o almeno cercare di sperimentare – quelle stesse immagini colte qua e là sulle riviste e sul web.

Lungo la strada della lavanda - foto di Silvia C. Turrin
Lungo la strada della lavanda – foto di Silvia C. Turrin

In realtà, la maggior parte dei campi di lavanda che si vedono in parecchie zone della Provenza sono grandi estensioni di lavandin, una pianta ibrida molto più facile da coltivare rispetto alla lavanda vera, poiché è più robusta, cresce di più in altezza e ha una maggiore resa durante il processo di estrazione dell’olio essenziale. Si incontra sino ai 1000 metri d’altitudine.

Il lavandin domina il mercato dell’aromaterapia in Provenza, tanto che la sua produzione occupa circa il 90% di tutte le superficie coltivate.

La lavanda vera è quella officinalis, dalle tante proprietà benefiche, di cui erano a conoscenza gli antichi Greci. Ne parla già il medico Dioscoride, vissuto nel I secolo d.C. Se usata in modo esperto può essere d’aiuto nei casi di mal di testa, nervosismo, insonnia, influenza. La consigliava anche santa Ildegarda di Bingen per “stimolare un carattere puro”.

In base alla mia personale esperienza, posso dire che l’olio essenziale di lavanda è ottimo per alleviare il pizzicore da punture di zanzare, per superare la nausea, per rilassarsi e per prendere sonno.

sulla strada della lavanda 2014-07-11 055

Ritornando ai nostri turisti a caccia di campi di lavanda, potrei consigliare loro di spostarsi più alto dei 1000 metri di altitudine, perché sotto a questa quota la maggior parte delle piantine di lavandin sono state già tagliate in luglio: per vederle nel massimo della loro fioritura bisogna raggiungere la Provenza prima del 15 luglio, dopo di che entrano in azione le moderne tagliatrici meccaniche… (solo nei musei o nelle feste dedicate alla lavanda si possono vedere i tradizionali falcetti utilizzati nella raccolta manuale).

Sopra ai 1000 metri la lavanda vera “resiste” agli attacchi del suo amico-nemico ibrido. Chi si dedica ancora alla coltivazione di questa pianta compie parecchi sacrifici, in termini di lavoro e anche di profitti, poiché la remunerazione che ottengono dalla raccolta e dalla trasformazione del lavanda copre di poco i costi globali. Per rendere ancor più pregiata e qualificata la loro attività, alcuni coltivatori sono riusciti a ottenere il marchio DOC sui loro prodotti, a indicare che è lavanda vera officinalis. Altri ancora, pochi, possono vantare il marchio AB, agricoltura biologica per far sapere al consumatore che può star tranquillo a utilizzare sulla pelle il loro olio essenziale.

Nella Guida sulla Provenza che sto scrivendo ho inserito un itinerario dedicato alla scoperta della lavanda, ma i luoghi dove incrociarla sono davvero tanti, dal Vaucluse al Var sino al dipartimento delle Alpi Marittime (che altro non è che la Costa Azzurra).

Qui, fra tutti i siti, vorrei citare il villaggio di Sault, nel Vaucluse, abbarbicato su un’altura che domina l’omonima valle, famoso per la produzione di lavanda. Questa è la zona più rinomata per la coltivazione del cosiddetto “oro blu”, ed è qui che ogni anno viene organizzata una delle feste più colorate, ludiche e coinvolgenti dedicate a questa pianta così amata dagli appassionati di natura e di aromaterapia. Da 29 anni, ogni 15 agosto, Sault si tinge dei cromatismi della lavanda festeggiandola con danze, canti, genti in costume tradizionale, sfilate, carri pieni di fiori profumati. Per chi ama passeggiare è stato anche creato un itinerario ad hoc della durata di circa due ore in cui camminare tra estensioni di lavanda.

Splendidi e suggestivi itinerari si scoprono anche nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza, tra Valensole, Riez e il lago di Sainte Croix alle porte delle Gole del Verdon, e poi ancora più in sù verso Banon, Forcalquier e Simiane la Rotonde. Luoghi straordinari, dove la Natura domina su tutto.

Ma questo oro blu-viola è in pericolo! Per la prima volta, quest’anno, ho visto ai bordi dei campi di lavanda cartelli con la scritta Lavande en danger!

lavanda in pericolo

Ho cercato di capire e il problema principale riguarda le sempre più ferree e assurde normative europee e francesi che considerano sulla stesso piano (assurdamente irreale!) i produttori di oli essenziali di lavanda  e i produttori di sostanze chimiche.

Massimo imputato è il famigerato REACH, ovvero Il Regolamento (CE) n. 1907/2006 riguardante la registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche (REACH) cui si aggiunge l’istituzione dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche.

I produttori locali si stanno organizzando, attraverso mobilitazioni, associazioni e una petizione in cui si afferma:

“Noi, cittadini del mondo, vi domandiamo di non considerare la lavanda e le altre piante aromatiche e medicinali, così come i loro estratti tradizionali, alla stregua di prodotti chimici. Noi diciamo NO ai regolamenti europei inadatti e distruttori di prodotti naturali. Noi vi domandiamo, per questi prodotti, uno status adatto alla loro specificità”…

Una Battaglia da appoggiare per chi crede che le leggi non siano più giuste della millenaria saggezza dei nostri Avi e del millenario potere curativo della Natura.

Silvia C. Turrin

Il diamante nero, ovvero la Rabasse

Rabasse, è così che i provenzali chiamano il tartufo nero, ricercatissimo, pregiatissimo e costosissimo!

Tante le varietà, ma dicono gli intenditori il più pregiato sarebbe il tuber melanosporum chiamato anche “tartufo nero del Perigord”, che è una denominazione un po’ errata dato che si trova abbondante non solo in Aquitania, ma è molto diffuso anche nel territorio delle Alpi dell’Alta Provenza.

Durante la festa del tartufo che si è tenuta a Aups, ho visto esposti splendidi tartufi neri e a lato i loro prezzi: mi è caduto l’occhio sulla cifra di 700 euro al Kg… nonostante la crisi, che si sente anche in Francia e anche nella terra rurale di Provenza, c’erano gli appassionati di questo diamante nero che acquistavano con attenzione quello di qualità migliore.

aups fete dela truffe 3

Dietro alla Rabasse c’è tutta una storia, e poi una ricerca impressionante e divertente…

Questi prezzi così alti derivano dalla rarità del tartufo e dalla raccolta non semplice realizzata da esperti con l’ausilio di “amici” come il cane, ben addestrato, e il maialino…

Aups, Festa del Tartufo

Tra gennaio e febbraio sono organizzati numerosi eventi legati alla Rabasse, come la Messa del tartufo a Richerenches, la Fiera dei tartufi a Aups e la Festa del tartufo a Forcalquier.

Questi appuntamenti sono una bella rappresentazione della tradizione della Rabasse in Provenza, tra personaggi d’antan, volti segnati dal duro lavoro nei campi, uomini e donne che vivono ancora dei frutti della terra…

Ragù di tartufi

Questa è un’antica ricetta, molto apprezzata dai provenzali estimatori della Rabasse.

Lavare bene i tartufi (si possono utilizzare quelli freschi o quelli conservati in un contenitore di vetro). Metterli in una casseruola, con un poco di olio d’oliva, aggiungere un poco di buon vino (rosso, preferibilmente), sale e pepe grosso. A piacere aggiungere anche acciughe e cipolle. Dopo circa 20-30 minuti di cottura, il ragù è pronto! C’è chi vi aggiunge 1 o 2 tuorli d’uovo, a seconda dei palati e della dieta.

Silvia C. Turrin