Les Saintes Maries de la Mer

Ci sono luoghi verso i quali percepiamo subito un’affinità appena si cammina sulla loro terra, appena si osservano i loro tipici paesaggi, i loro panorami, appena si percepisce l’energia degli elementi, e si interagisce con la gente del posto.

Questa affinità l’ho avvertita in diversi angoli sparsi per il mondo: dall’India del Nord al Sudafrica.

Ma c’è un posto, non troppo distante dall’Italia, verso il quale ho un particolare legame.

È una cittadina del Sud della Francia, nel dipartimento del Bouches-du-Rhône, affacciata sul mar Mediterraneo.

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È Les Saintes-Maries-de-la-Mer.

Nella mia Guida dedicata alla Provenza (che sto terminando, mancano alcuni dettagli, poi si va in cerca di un vero editore…) ho raccontato la storia e le leggende che ruotano attorno a questa cittadina e altro ancora…

Les Saintes-Maries-de-la-Mer e i suoi dintorni mi piace viverli in autunno. C’è un’atmosfera magica, ovattata, tranquilla in questa stagione. Non c’è la calura estiva, né le terribili zanzare, né troppi turisti.

Camargue en velo 2014-09-26 109

Si passeggia per le sue stradine con calma, cercando di cogliere dettagli impossibili da osservare quando le sue vie sono gremite di persone. Ed è bello noleggiare una velo in loco per conoscere il litorale, le dune di sabbia tipiche della Camargue, alla ricerca dell’avifauna della zona.

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Camargue en velo

Maggio è un altro periodo dell’anno perfetto per visitare Les Saintes-Maries-de-la-Mer e per vivere in prima persona la profonda devozione dei gitani e di alcune persone del posto verso santa Sara, Sara-la-Kâli – come ricordo nella Guida dedicata alla Provenza.

Un culto, quello legato a santa Sara, che trova la sua più alta espressione il 24 maggio di ogni anno, giorno in cui le genti nomadi accorrono per celebrarla con riti solenni.

Al Pellegrinaggio di maggio ho partecipato nel 2013 e nel 2014 ed è stato assolutamente coinvolgente, coi canti dei popoli nomadi e la presenza della Confraternita delle Saintes Maries – fondata nel lontano 1315, anno in cui le cronache ricordano già allora un afflusso di molteplici pellegrini – e dell’associazione chiamata Nacioun Gardiano, fondata nel 1904, impegnata a preservare le usanze e la cultura della Camargue, così come la tradizione occitana.

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Il Pellegrinaggio del 24 maggio è un crogiolo di volti, voci, colori. È un’occasione in cui tutto si mescola: passato, presente, culture. E si percepisce una fede, una devozione intensa, tra gitani e tra alcuni cristiani, soprattutto quando la statua di santa Sara viene riportata nella chiesa di “Notre Dame De La Mer”, luogo carico di un profondo misticismo, come se gli eventi accaduti secoli or sono si fossero sedimentati a tal punto da creare un alone spirituale, non percepibile altrove. Una spiritualità testimoniata dai tanti ex-voto, dalle tante candele accese  in onore sia di Maria Salomé e Maria Jacobé, sia di santa Sara, la cui storia – che spiego nella Guida – è ancora avvolta da enigmi.

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Il Pellegrinaggio è anche un’importante occasione per sensibilizzare le persone verso la questione dei rom e dei nomadi in generale, affinché non siano più vittime di pregiudizi e di semplicistiche fuorvianti generalizzazioni.

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Les Saintes Maries de la Mer è stata definita “porta della fede”. Il suo antico passato racconta, talvolta in forma da decifrare ancora, di figure provenienti dalla Galilea sbarcate proprio sulle coste della Camargue… ma questa è un’altra storia che in parte spiego nella mia Guida…

La Chandeleur – la festa della Candelora

In Provenza  sembra che alcune festività siano molto più sentite e celebrate che non in Italia. Un esempio è la festa di oggi, 2 febbraio, giorno in cui la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù e festa popolarmente chiamata “della Candelora”.

In questo giorno – come avviene in tutti i Paesi cattolici – si benedicono le candele, considerate simbolo di Cristo, “luce che si rivela alle genti”. Già nel V secolo, a Roma, in questa giornata della Candelora le candele benedette venivano portate in processione lungo le vie della città.

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Le candele sono simbolo di quella luce spirituale che illumina il mondo terreno e pagano: è quella luce che rischiara le tenebre, è la luce che illumina il cuore.

La Candelora è festa che unisce il ciclo delle festività natalizie e il ciclo esistenziale dell’anno.

Secondo fonti pagane la festa della Candelora si ispirerebbe alle celebrazioni che avvenivano nell’antica Roma in onore di Giunone Februata (purificata). Anziché sopprimere questi rituali così sentiti e radicati nel folklore popolare, papa Gelasio I (492-496) decise che era meglio incorporarli nella tradizione cristiana.

In Provenza,  gli addobbi natalizi, incluso il presepe nelle Chiese (crèche de Noël), vengono tenuti sino al 2 febbraio, a differenza di quanto avviene in Italia: è noto il detto “L’Epifania tutte le feste si porta via“.

In Provenza gli addobbi natalizi si vedono nei negozi e nelle Chiese sino alla Candelora! E in Provenza è ancora molto sentita la tradizione di benedire le candele, così come l’usanza di preparare le crèpe. Persino nei vari negozi e centri commerciali vengono messe in bella mostra le poêles a crêpes… specifiche per preparare questi dolci deliziosi.

Le crêpes sono legate alla Candelora, poiché si narra che Papa Gelasio, proprio durante questa festività, abbia sfamato pellegrini provenienti dalla Francia con sottili sfoglie di pasta fritta, preparate nelle cucine vaticane. I fedeli francesi definirono queste prelibatezze, seppur semplici nei loro ingredienti, crêpes.

In Provenza la tradizione di questo dolce è rimasta ampiamente seguita, anche perché è d’obbligo esprimere un desiderio quando si rovescia la crepe nella padella.

Sul piano spirituale, a prescindere dal luogo in cui ci troviamo, si può compiere un rituale accendendo una o più candele, per poi meditare su ciò che vogliamo illuminare e rendere ben visibile nella nostra vita.

Silvia C. Turrin

crepesC’est la chandeleur, c’est la chandeleur
la crêpe danse dans la poêle
la poêle danse avec la crêpe
la crêpe saute dans la poêle
la poêle saute avec la crêpe
hop, retournons nous (bis)

C’est la chandeleur, c’est la chandeleur
la crêpe glisse dans la poêle
la poêle glisse avec la crêpe
la crêpe saute de la poêle
la poêle saute avec la crêpe
hop, regalons nous (bis)

 

“La veille de la chandeleur l’hiver se passe ou prend vigueur”

“Candelora dell’inverno semo fora
Ma se piove e tira vento, dell’inverno semo drento”

 

À la chandeleur, on fait sauter des crêpes avec dans la main une pièce d’or :

« Si tu fais bien sauter la crêpe

À toi l’argent en quantité

Mais gare à la mauvaise étoile

Si tu mets la crêpe à côté »

[Source: Office de Tourisme de Brignoles]

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Crêpes rapides et délicieuses

Préparation : 20 min
Cuisson : à la poële

Ingrédients :
(pour environ 30 crêpes )
– 4 oeufs
– 1 pincée de sel
– 1 verre (20cl) de farine
– 1 verre de lait
– 1 verre de farine
– 1 verre d’eau tiède

Préparation :

1. Mélanger tous les ingrédients dans un grand saladier.

2. Faites chauffer une poële avec un peu d’huile versez une louche de pâte à crêpes. Il ne vous reste plus qu’à faire sauter les crêpes dans la poële !

Noël en Provence, tra santons e i 13 dessert

Mancano poche ore al Natale e qui in Provenza molti si stanno preparando a celebrarlo secondo la tradizione. Tra i marché calendal o di Noël si possono incrociare tra una bancarella e l’altra i famosi 13 dessert, con cui si termina l’altrettanto famoso gros souper, la grande cena di Natale che tradizionalmente si celebra la sera del 24 dicembre, prima della messa di mezzanotte.

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foto di Silvia C. Turrin©

I 13 dessert – che variano da zona a zona, da città a città, e dalla disponibilità (finanziaria e gourmande) della famiglia – rappresentano Gesù e i 12 apostoli. Se la scelta dei dessert è decisamente varia, il loro numero, proprio per il loro simbolismo, è d’obbligo. Si narra che questa tradizione sia nata all’inizio del ‘900 a Marsiglia.

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foto di Silvia C. Turrin©

Sulle tavole provenzali possiamo quindi trovare fra i 13 dessert diversi tipi di frutta secca, in particolare quella che simbolizza – attraverso il colore – i quattro grandi ordini mendicanti:

-fichi secchi (Francescani)

-uva secca (Domenicani)

-mandorle (Carmelitani scalzi)

-noci (Agostiniani)

Poi troviamo sulle tavole frutta fresca (in particolare, mandarini, uva bianca, pere, arance, mele; da notare, frutta di stagione e a km0) e frutta candita e poi torrone nero e bianco, la tipica pompe à huile, e poi ancora datteri, oreillettes, e i tradizionali dolcetti calissons di Aix.

Altra tradizione, intrisa di una forte spiritualità, è quella della pastorale rappresentata dal presepe vivente, la crèche vivante, immancabile in Provenza durante la messa di mezzanotte. È una tradizione molto suggestiva e ancora profondamente sentita in molti villaggi provenzali, proprio per rievocare quella notte a Betlemme.

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foto di Silvia C. Turrin©

Ma esiste anche la crèche raccontata attraverso i tipici santons provenzali (un po’ simili a quelli napoletani), anch’essi immancabili in molte case e soprattutto nelle chiese. La crèche è anch’essa intrisa di simbolismi, primo fra tutti quello della rappresentazione dei quattro elementi: terra (riprodotta tramite colline, campi), acqua (riprodotta tramite fiumi, laghi, fontane, pozzi, abbeveratoi, lavatoi), fuoco (riprodotto tramite candele o la stella dei pastori) e aria (riprodotta tramite le tegole che proteggono le abitazioni dalla forza impetuosa del vento mistral).

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foto di Silvia C. Turrin©

Tante tradizioni – qui descritte solo in parte – che evidenziano quanto il Natale sia ancora molto sentito in terra provenzale (sebbene gli spettri del consumismo e del materialismo si aggirino anche da queste parti).

La natura provenzale, poco prima di Natale, si ammanta di una bruma fiabesca che fa avvicinare l’Anima allo Spirito della Vita….

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foto di Silvia C. Turrin©

Silvia C. Turrin