Provenza, oltre il web, le mode e le nuove tecnologie

È da qualche settimana che non aggiorno questo blog con nuovi post, ma altri impegni mi hanno portata a scrivere maggiormente per la carta stampata.

E sì, per fortuna esistono ancora riviste/magazine cartacee in cui si possono approfondire gli argomenti scrivendo articoli che oltrepassano le 2500-3000 battute “richieste” da internet.

Il giornalismo e la stesura di un libro (che esula dall’argomento Provenza) mi hanno allontanata da questo spazio più o meno virtuale.

Questo incipit mi porta a formulare qui una breve digressione sulle nuove tecnologie, vedi smartphone, tablet, netbook ecc. Anche in Provenza, negli ultimi anni, è scoppiato il boom di questi congegni del nuovo Millennio.

Rispetto ai miei primi viaggi in questa regione del sud della Francia, ho notato un profondo cambiamento sociale connesso proprio all’uso sempre più diffuso di telefoni cellulari definiti “intelligenti” e “multimediali”.

Sappiamo che “tutto il mondo è paese” e che con la globalizzazione (mondialisation in francese) tutti i luoghi del nostro villaggio planetario sono caratterizzati da elementi uguali o simili. Di certo, i telefonini di ultima generazione li troviamo ai quattro angoli del mondo.

È come se le persone non riescano più a rimanere “disconnessi” dagli altri, almeno sul piano tecnologico-comunicativo.

È come se questi telefoni di ultima generazione siano diventati sempre più status symbol e quindi siano una necessità esistenziale. Basta leggere le notizie in merito per farsi un quadro generale della situazione (si veda per esempio questo articolo pubblicato in LaTribune.fr).

Questa moda e altre tendenze globali (come l’acquisto dei Suv) stanno mettendo a rischio la bellezza e l’anima autentica, gioviale, semplice della Provenza?

Tempo fa, lessi alcuni scritti di Jean Giono in cui il celebre scrittore di origini piemontesi affermava che la Provenza è più un’idea, che non una realtà, è più un’immagine poetica e idilliaca che non un mondo concreto e preciso.

girasole provenza

In effetti, quando si visita per le prime volte questa terra si rimane affascinati.

Campi di lavanda, girasoli, villaggi di pietra abbarbicati su irti colli, i mercati tipici, il pane appena sfornato, i vini fruttati, i paesaggi così selvaggi e così diversificati… tutto questo e altro ancora affascina il turista, il viaggiatore che giunge in Provenza per la prima o seconda o terza volta.

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tripudio di spezie al marché provençal – foto Silvia C. Turrin

Ma cos’è esattamente la Provenza?

È una regione – PACA – che ha in sé tante anime quante una terra così vasta può offrire.

La Camargue è completamente diversa dalla Costa Azzurra, anzi, per molta gente la Costa Azzurra non farebbe nemmeno parte della “vera” Provenza (in effetti…).

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La natura selvaggia della Camargue – foto di Silvia C. Turrin

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Saintes-Maries-de-la-Mer interno della chiesa – foto di Silvia C. Turrin

Il Vaucluse, molto turistico e amatissimo dagli anglosassoni, con i suoi villaggi molto borghesi si presenta con caratteristiche proprie rispetto al Var, dipartimento che è ancora fortemente radicato alla terra, all’agricoltura, soprattutto nella sua parte interna.

Il Bouches-du-Rhone ha ancora un’altra “personalità”, molto complessa, visto che in esso troviamo la multiculturale Marsiglia con il suo melting-pot di volti e l’intellettuale Aix-en-Provence o ancora troviamo quei borghi cari a Frédéric Mistral e Alphonse Daudet come Fontvielle, Le Baux-de-Provence, Maillane, dove l’aspetto agreste e bucolico è ancora vivo.

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Gordes – foto di Silvia C. Turrin

La Provenza è di fatto una terra che va oltre le tendenze, le mode, e che nasce prima di tutto, nell’immaginazione di ognuno.

C’è chi rincorre il locale e la città più glamour, c’è chi ricerca la quiete e la pace di villaggi sperduti, lontani dalla massa come Reillanne e c’è chi vuole immergersi negli aspetti più selvaggi della wilderness provenzale girando la Camargue.

Ritornando all’invasione delle nuove tecnologie (vedi smartphone, tablet, netbook), anche in Provenza, da quel poco che è emerso in questo scritto, posso dire che , nella regione provenzale possiamo ancora salvarci dal turbinio della vita frenetica.

Come Daudet era fuggito dalla frenesia di Parigi, nella seconda metà dell’800, per rifugiarsi a Fontvielle, così nel nuovo Millennio, chiunque voglia andare oltre le mode e le tendenze ha la possibilità di trovare un luogo di pace in Provenza (e ampliando gli orizzonti, ovunque si può trovare un angolo di tranquillità, perché la calma e la pace nascono prima dentro di noi).

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dans la Provence Verte – foto di Silvia C. Turrin

Anche in questo nuovo, convulso e contraddittorio Secondo Millennio, la Provenza rimane una terra d’incanto per quanti la vogliano osservare con meraviglia, ponendo l’attenzione più sui dettagli, sui particolari, sulla semplicità, che non sulle esperienze puramente turistiche-edonistiche.

Silvia C. Turrin

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