L’altro volto della Provenza

È da diverso tempo che non scrivo più di Provenza.
Esattamente è dalla fine del mese di aprile che questo spazio web dedicato a una terra straordinaria del sud della Francia è in stand by.

Un silenzio che ha sortito una riflessione (non solo mentale ma anche vissuta) sulla Provenza, o meglio, sull’altro volto della Provenza.

Quale altro volto?

Il volto meno poetico, meno artistico, meno turistico, meno modaiolo, meno paesaggistico, ma più concreto, reale, quotidiano.

Prima e dopo le elezioni europee, che in Francia hanno visto il movimento populista di estrema destra della le pen ottenere parecchi voti, qualcosa sembra essere cambiato in Provenza.

Nella vita di tutti i giorni i volti sorridenti che incontravo qualche tempo fa sono diminuiti; incrocio più persone preoccupate per la situazione economica francese; diversi professionisti impegnati nel settore del commercio si lamentano per la crescita esponenziale dei grandi magazzini; persino i venditori nei vari marché provençal si lamentano di questo o quest’altro.

Ma tale ondata di pessimismo è fondata su basi solide o davvero la Provenza che ha incantato pittori, scrittori e poeti sta iniziando a entrare in una fase di declino?

Se si guarda all’aspetto puramente economico, il pessimismo è in parte giustificato. Giustificato perché alcuni settori, come in Italia e in altri paesi europei, sono in crisi, tra cui il settore delle costruzioni e della ristorazione.
Anche in Provenza molti giovani non percepiscono positivamente il loro futuro e tanti di loro, i più fortunati, seguono le orme dei rispettivi padri, imparando da papà il mestiere dell’idraulico, o dell’elettricista, o ancora, per i più fortunati, il mestiere redditizio (e sempre necessario in terra francese) del notaio…

Se si guarda all’aspetto culturale, si percepiscono alcune contraddizioni: in certi angoli provenzali, sembra prevalere una cultura di destra, una cultura del macho, una cultura delle auto nuove, linde e veloci (auto che per molti – donne e uomini – costituiscono l’unico diversivo e l’unico stimolo in una vita quotidiana scandita da lavoro, quando c’è, e casa, tra paesaggi dove domina la natura);

 

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foto di Silvia C. Turrin

In altri angoli provenzali, si scoprono straordinari stimoli artistici, straordinarie iniziative di giovani e non, che decidono di dedicarsi ad antichi mestieri artigianali (fra gli altri, vetrai, santonniers, vasai, fabbri, tessitrici di bouti), valorizzando la creatività, la manualità e l’ingegno.

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foto di Silvia C. Turrin

 

In molti villaggi e borghi più o meno famosi proliferano atelier d’arte, e si dà spazio ad artisti impegnati ad abbellire edifici comunali con splendidi trompe-l’œil.

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foto di Silvia C. Turrin

Dal punto di vista sociale, la Provenza è un mosaico di volti, di teste pensanti e di teste folli, di giovani e vecchi con modi di vivere diversificati.
C’è chi ancora conduce una vita semplice, spartana, slegata alle mode consumistiche; c’è chi vive in funzione della terra, in funzione della crescita delle olive, della lavanda, degli alberi da frutto; c’è chi pratica ancora la pastorizia e in molti luoghi provenzali è estremamente facile incontrare le famose troupe ovine (brebis, chevres, agneaux).

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foto di Silvia C. Turrin

C’è chi invece insegue modelli di vita più urbani, con telefonini ultimo grido (grido in ogni senso) e con altri nuovi strumenti tecnologici che servono non tanto per lavoro o perché davvero utili, quanto piuttosto per sentirsi “cool”.

C’è chi vive in una perenne condizione di provincialismo, rinchiuso tra le proprie mura mentali e le mura del proprio villaggio natale: da qui la totale chiusura verso gli stranieri, soprattutto verso l’altro che proviene dall’Africa.
C’è chi è cortese con gli stranieri, soprattutto se turisti, solo per il proprio tornaconto e non certo perché mentalmente aperto.

Di contro, per fortuna, ci sono tante persone disponili ad aiutare in modo disinteressato il viandante, lo straniero, di qualsiasi fede o cultura.

Ci sono tanti provenzali che credono che la Provenza sia una terra frutto di una fusione di popoli e che non esista una “razza provenzale” da proteggere dall’arrivo dello straniero.

Basta guardare a Marsiglia o alla Camargue, veri e propri crocevia di genti provenienti dall’Asia, dalla Fenicia antica, da Roma, addirittura dalla Palestina, come narra la storia (o leggenda?) di Saintes Maries De La Mer.

Tra contraddizioni e pericolose involuzioni (vedi successo elettorale del FN), la Provenza è fondamentalmente una terra straordinaria. La sua è un’anima selvaggia e a dominarla è in realtà non l’uomo, bensì la Natura.

rotta della lavanda 14 luglio
foto di Silvia C. Turrin

Senza i campi fioriti di lavanda, le distese sterminate di girasoli o di papaveri, senza la bellezza preziosa degli ulivi e dei vigneti, senza quel verde che domina interi dipartimenti la Provenza perderebbe il suo “spiritus loci”.

rotta della lavanda 14 luglio
foto di Silvia C. Turrin

Quello “spiritus loci” che mai nessun movimento politico o mai nessuna crisi economica o culturale può scalfire.
Ma è uno spiritus loci che è al contempo fragile e che solo gli artisti, i poeti, gli scrittori e le persone davvero in simbiosi con la terra possono salvaguardare…

Silvia C. Turrin

L’anima “rossa” della Provenza

 

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Roussillon * particolare – foto di Silvia C. Turrin

È uno dei “villaggi più belli di Francia”. La sua caratteristica principale la si trova nella terra e nei colori delle sue case.

Parlo del borgo di Roussillon, famoso per le tavolozze cromatiche delle abitazioni e soprattutto per “il sentiero delle ocre” dalle forti tinte color rosso, che digradano a tratti sul paglierino, sul marrone e arancio.

Questo percorso è un divertimento per piccoli e grandi, poiché si entra in un mondo magico, composto da folletti e streghe travestiti da pinnacoli e falesie color ocra.

Appena si tocca la terra e le pareti del sentiero si sperimentano sensazioni ataviche: le mani si sporcano della stessa sostanza impiegata dai nostri antenati primitivi artefici nelle caverne di splendidi dipinti rupestri colorati da pigmenti naturali.

La storia di Roussillon è la storia dell’ocra, della sua estrazione e lavorazione, come racconta Le conservatoire des Ocres et de la couleur, ex fabbrica Mathieu che tra il 1921 e il 1963 produceva circa mille tonnellate d’ocra ogni anno! Un’economia che ha dato lavoro a tante persone e che ha segnato la storia e la cultura di questo angolo del Luberon.

A parte il sentiero delle ocre, ciò che mi ha affascinato di Roussillon sono i cromatismi e le geometrie delle sue case. Ho scattato una serie di foto tutte dedicate alle finestre dai colori policromi, alcune segnate dal tempo, altre abbellite da fiori o da giochi di luce e ombra.

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Roussillon – particolare – foto di Silvia C. Turrin
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– foto di Silvia C. Turrin

Per chi davvero vuole scoprire uno degli itinerari più belli e più lunghi (i percorsi vanno dai 2, ai 3, sino ai 5 km) andando alla scoperta dell’ocra consiglio vivamente di visitare il Colorado di Rustrel, un mondo a parte, dove si torna a stretto contatto con la terra.

Emblematici sono i nomi di alcuni angoli di questo Colorado provenzale, come la zona chiamata Sahara, o quella denominata “deserto bianco”. A confronto, il sentiero delle ocre di Roussillon è solo un assaggio!

Rustrel – Colorado provenzale – foto di Silvia C. Turrin

 

 

 

Sulla strada della Mimosa

Bormes les Mimosas – foto di Silvia C. Turrin

Anche se prediligo l’entroterra della Provenza, lontano dalla folla, dalle spiagge gremite e dai centri votati unicamente allo shopping e all’edonismo, devo dire che lungo la Costa Azzurra – che per alcuni non si può definire vera Provenza – si scoprono borghi incantevoli!

Uno di questi è certamente Bormes-les-Mimosas, piccolo graziosissimo villaggio arroccato su un promontorio. In verità, avrebbe anche una spiaggia nel quartiere chiamato La Favière, ma le sue vere bellezze a mio avviso si scoprono nella zona del vieux village, un reticolo di viuzze che conducono a scorci pittoreschi da cui ammirare la baia. Bormes-les-Mimosas, come suggerisce il nome, è un tripudio di fiori la cui gradazione dominante è il giallo delle mimose: alberi che nei primi mesi dell’anno colorano il paesino e i dintorni di un caldo manto paglierino. Bormes è difatti una tappa della cosiddetta “strada della mimosa”, percorso incantevole tra la costa provenzale e l’immediato entroterra.

Un viaggio di 130 chilometri, quello della Route du Mimosa, che inizia proprio nel piccolo borgo di Bormes, prosegue verso Rayol-Canadel-sur-Mer, poi verso Sainte-Maxime, Saint-Raphael, Mandelieu-la-Napoule, per poi volgersi all’interno verso il Massif du Tanneron proseguendo per Pégomas e infine a Grasse, capitale del profumo.

Tra febbraio e marzo queste zone si colorano dei vari cromatismi di giallo. Sembra di essere catapultati in un dipinto di qualche artista particolarmente ispirato quando si percorrono le strade tra gli alberi di mimosa in fiore.

Originaria dell’Australia, la mimosa, genere dell’acacia, vanta tantissime specie e circa 90 si possono riconoscere a Bormes e dintorni: i loro nomi racchiudono sprazzi di poesia come la specie chiamata Clair de Lune o quella denominata Rêve d’or.

Bormes les Mimosas - foto di Silvia C. Turrin
Bormes les Mimosas – foto di Silvia C. Turrin

Un patrimonio botanico inestimabile, da qui la scelta di preservarlo anche con tasse molto salate per quanti si azzardano a raccogliere anche un solo rametto fiorito di mimose!

Nel centro di Bormes si possono acquistare bouquet di mimose, ma a mio avviso la vera bellezza si ammira osservando sul posto le imponenti piante in fiore, un vero spettacolo, imparagonabile a un misero vasettino di mimose, la cui esistenza è decisamente effimera, da conservare in casa.

Bormes però non è solo sinonimo di mimose, ma anche di piante grasse, bougainvillee, piante esotiche alcune provenienti dall’Africa Australe e poi di splendide piante d’agrumi.

Bormes les Mimosas - foto di Silvia C. turrin
Bormes les Mimosas – foto di Silvia C. turrin

Tra una viuzza e l’altra circondate da edifici di vecchie pietre, si respira un’atmosfera pacata, piena di arte e di nuance policromatiche.

Un luogo da vivere con calma, con lentezza, scegliendo accuratamente la stagione e la giornata, per non venire sommersi da frotte di turisti provenienti dai quattro angoli del mondo…

Un consiglio?

Tra fine febbraio e inizio marzo il periodo è perfetto per visitare Bormes, quando il villaggio è vivibile e visitabile in tutta tranquillità.

Bormes les Mimosas – foto di Silvia C. Turrin

Ufficio del Turismo di Bormes les Mimosa

La strada della mimosa _ SilviaProvence

Tra le manifestazioni più interessanti organizzate a Bormes les Mimosa vorrei ricordare non tanto quelle più famose – ovvero Mimosalia (ultimo weekend di gennaio) che è un tripudio di piante e fiori, e il Corso Fleuri caratterizzato da splendidi carri carnevaleschi i cui protagonisti sono ancora una volta coloratissimi fiori – piuttosto Santo Coupo che si tiene nel mese di settembre.

Si tratta di una festa dedicata alla gastronomia locale, ma anche alle tradizioni del territorio. In questa occasione si scoprono prelibatezze della zona, come i vari tipi di tapenade, le confetture di fichi, il miele e il tipico pane speziato prodotto secondo ricette antiche…
Un mosaico di sapori e profumi arricchito da laboratori dedicati ai più piccini…

Infine, un consiglio culinario:
assaggiate il piatto denominato tian de sardines farcis aux épinards con cipolle, capperi, aglio e olio d’oliva locale, una delizia semplice alla provençal.