Tempo della raccolta delle olive

Simbolo indiscusso della Provenza, l’olivo è una pianta la cui storia è antichissima…si deve alla civiltà Greca l’introduzione della coltivazione dell’olivo in questa terra…e da allora è un albero che è parte essenziale del sud della Francia, tanto che esistono Itinerari ad hoc che conducono il visitatore sulle strade degli ulivi.

raccolta olive - foto Silvia C. Turrin

In questo periodo è tempo di raccolta. Con diverse tempistiche e modalità i provenzali si dedicano a questo rito, un po’ serio e un po’ allegro, conviviale. Raccolgono, soprattutto a mano (magari con l’aiuto di “pettini” di legno) le preziose olive, le portano al frantoio più o meno vicino a casa per poi ottenere un olio dorato, imparagonabile a quello venduto nel grande centro commerciale…

L’olio, un tesoro da proteggere anche con marchi AOC (appellation d’origine contrôlée) e da celebrare con feste e riti che catapultano i presenti in un’atmosfera agreste, bucolica… scoprendo i tanti sapori e le tante espressioni dell’olio di oliva… e dell’ulivo.

Ho scoperto che ci sono diverse varietà di olive e quella chiamata Aglandau è la varietà più comune.

Poi c’è la Salonenque, coltivata soprattutto nella terra che fu tanto amata da Cézanne, ovvero la zona attorno ad Aix.

Storie e sapori che approfondiremo…

ulivi e tramonto
Ulivi al tramonto – foto di Silvia C. Turrin

Provenza terra di migranti italiani

La sottoscritta con un simpatico Provenzale “sui generis” (le sue origini sono italiane, ha avi di Catania!) appartenente, come si nota dalla sua veste, ad un’antica confraternita sempre invitata a tante feste locali e a incontri dedicati alla Gastronomia provenzale

Andando “a giro” (come avrebbe detto il buon vecchio e compianto Tiziano Terzani) per la Provenza, si scopre che nell’albero genealogico di un Alain, di una Nicole, di un Dominique, di una Simone… ci sono radici italiane. Nonni, bisnonni, trisavoli sono emigrati dall’Italia nel sud della Francia per cambiare vita, trovare un lavoro o per amore o per la semplice voglia di “provare” a vivere diversamente, in una regione, la Provenza, che ha molto in comune con la Liguria o con la Toscana.

In Provenza, nella Provenza di oggi, si incontrano ancora tantissime persone semplici, dedite alla pastorizia, all’agricoltura, all’artigianato (vasai, santonnier, fourreur)…

Si percorrono centinai e centinaia di chilometri senza incrociare semafori, poche auto (soprattutto nell’entroterra lontano dalle grandi villes), immersi in un paesaggio bucolico che trasmette una gran serenità, una calma, una pace indescrivibile!

Mi chiedo però perché mai molti francesi discendenti da avi italiani non ammettano le loro radici, a volte le negano, però da “brava giornalista” o meglio da umile ascoltatrice, riesco a  farmi dire che Monsieur … ha bisnonni nati a Catania, o che la Madame … ha radici torinesi (tanti i piemontesi!), o ancora toscane di Siena.

Mi accorgo sempre più che le frontiere sono abili costruzioni politiche “per far paura e controllare” i cittadini.

Ma che queste frontiere sono evanescenti, artificiose, e quindi lo spirito nomade dell’uomo prevale sempre, per dare un nuovo senso alla propria esistenza, per curiosità, per viaggiare e scoprire nuove terre dove poter riposare e stare in armonia con la natura e con le persone del luogo.

Adoro i libri firmati dal provenzale Jean Giono (le cui origini sono però piemontesi), ecologista e pacifista ante litteram di cui avrò modo di parlare in futuri post, ma non condivido la sua indole refrattaria al viaggio, alla scoperta di altri Paesi e continenti.

Per una società più aperta è necessario oltrepassare le frontiere e i confini della mente!

Alla scoperta del Coing

In queste settimane nei marché provençal sono apparsi “strani” frutti. Sembrano pere belle grosse, ma non lo sono. Toccandoli pare di accarezzare un tessuto vellutato. Il sapore è assolutamente gradevole, e indescrivibile.

È il coing, ovvero la cotogna, un frutto che in molte città italiane – e anche mercati – è introvabile! Infatti si può dire che sia un frutto dimenticato in molte zone d’Italia.

In Provenza invece è ancora amato, tanto che vi dedicano persino sagre e feste.

È un frutto che ha una storia affascinante, la cui origine si rintraccia nell’antico Medio Oriente. Era già coltivato da civiltà del passato altamente progredite, come la civiltà Babilonese. Per gli antichi Greci la cotogna era un frutto sacro dedicato a Venere.

Anche santa Ildegarda, suggeriva una cura in autunno per curare reumatismi e artrite a base di cotogna!

È sufficiente far bollire la cotogna affettata con acqua o vino: dopo circa 15-20 minuti è pronto il preparato curativo. Si può assaporare anche in forma di purea.

In Provenza ho scoperto che: “se una donna incinta mangia il coing, avrà bambini industriosi e di buon cuore” (secondo il medico e botanico Delechamp).

Una ricetta provenzale che scalda nelle giornate fredde si rifà un po’ al sapere di Santa Ildegarda:

il Vino di Coings

Lavare e tagliare finemente i coings lasciando la pelle e i semini.

Mettere a macerare nel vino bianco e in un po’ di grappa per almeno 45 giorni

Prima di metterlo in bottiglia, filtrare il tutto e aggiungere un po’ di zucchero, fatto sciogliere prima in un po’ di vino prelevato dal liquido filtrato e poi riscaldato.

• 5 litri di vino bianco

• 15 coings

• ½ litro di grappa a 90 °

• 1 kg de zucchero

Ho scoperto un grande e ben nascosto albero di coing all’Abbazia di SaintMichel de Frigolet (un capolavoro l’Abbazia, da visitare!) con grandi frutti profumati e ai suoi piedi c’era una bella simpatica famigliola di chats rouges

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Particolare interno dell’Abbazia di Saint-Michel de Frigolet – foto di Silvia C. Turrin