La Palud sur Verdon

Questo è un angolo di Provenza per appassionati di trekking, scalate, free climbing, rafting. Siamo sulla riva destra delle Gole del Verdon. Partendo da Moustiers Sainte-Marie si arriva a La Palud sur Verdon coprendo una distanza di circa 20 chilometri, da assaporare senza fretta, anche perché la strada tortuosa non permette distrazioni, né corse. Man mano che si sale si entra nella foresta demaniale delle Gole del Verdon. Sulla destra si trova il canyon e sulla sinistra i rilievi ricoperti dalla tipica garriga locale, querce, pini, piante di ginepro.

Passato il Col d’Ayen si arriva a La Palud sur Verdon – villaggio posizionato nel cuore del Parco Naturale Regionale del Verdon e della Riserva Geologica dell’Alta Provenza – dove si respira un’atmosfera particolare, votata alla semplicità, all’essenzialità. Nella piazza principale si viene accolti da bar, piccole botteghe che vendono prodotti regionali come miele di lavanda e di rosmarino, mandorle di Valensole, salse a base di olive, e i vini della Cooperativa vinicola di Pierrevert (l’unica rimasta del dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza dopo la fusione con quelle di Quinson e Manosque).

Dalla piazza del lavatoio si dipartono itinerari per alcuni trekking di difficoltà facile, media e complessa, tra cui quello che conduce all’Adrech de Barbin (circa 11 km) e il sentiero del Bastidon (16 km). Uno dei percorsi più belli, ma anche più difficili è quello denominato Blanc-Martel della durata di 6 ore.

La Palud sur Verdon la si scopre lentamente e con semplicità, essendo una piccola, ma caratteristica cittadina di montagna, un tempo feudo dei Conti di Provenza. Da vedere la Maison des Gorges du Verdon, ecomuseo situato nel Castello risalente al XVIII secolo – dove si trova anche l’Ufficio informazioni – in cui si scoprono la biodiversità, gli ecosistemi e la nascita idro-geologica del Grand Canyon più importante d’Europa.

Il villaggio è anche la porta d’accesso per la Strada delle creste, di cui parlerò in un prossimo post.

Silvia C. Turrin

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Passeggiate tra le Basse Gole del Verdon

Lontano dal traffico, lontano dalle grandi metropoli… c’è un luogo tra il dipartimento del Var e quello delle Alpi dell’Alta Provenza dove, per fortuna, non è ancora arrivato il turismo di massa; dove ci si ritrova catapultati nella natura selvaggia, in quella wilderness che Thoreau avrebbe certamente amato.

Siamo nella zona delle Basse Gole del Verdon. Qui la terra è stata modellata nel corso dei millenni. Le acque hanno scavato e plasmato le rocce calcaree dando vita a un canyon i cui paesaggi più sorprendenti li ammiriamo nell’Alto Verdon. Ma anche le Basse Gole, tra Quinson e il Lac d’Esparron, nascondono scorci mozzafiato.

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Si possono sperimentare diverse camminate che seguono il corso del fiume Verdon, tra una vegetazione che, a tratti, nasconde antiche vie percorse sin dal Paleolitico e Neolitico. A tratti si attraversano boschi, in altri si è proprio in riva al Verdon, protetti da corrimano ben saldi. Più si avanza più si trovano scalette in ferro che permettono di andare avanti, e ancora avanti, si cammina sopra alcune passerelle sopraelevate allo scorrere delle acque.

Tra un passo e l’altro si sentono le voci della natura: delle canards che scivolano gioiose sull’acqua; dell’aquila reale che vola ad alta quota lontana dai pericoli terreni; dei rami che danzano al tocco del vento.

Dalla parte opposta al percorso, sopra al Verdon, si ammirano pareti rocciose dai diversi colori che solo un esperto geologo può leggere come fossero un libro a cielo aperto, in cui è racchiusa la genesi di questo territorio. Tra una fascia rocciosa e l’altra si intravedono fessure e grotte, rifugi dell’avifauna locale.

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Man mano che si procede, si vedono le tracce del vecchio canale del Verdon, la cui costruzione risale alla fine del XIX secolo, poi chiuso e sostituito dal più grande canal de Provence. Si vedono sulla sinistra (nel senso dell’andata) anche passaggi nella roccia, molto ampi, ma da qualche anno chiusi per due motivi principali: 1- evitare possibili incidenti ai turisti/camminatori; 2- mantenere queste caverne habitat ideale per le numerose specie di chauves-souris (pipistrelli) presenti nel Parco naturale regionale del Verdon.

La camminata non presenta particolari difficoltà, ma comunque è bene fare attenzione in alcuni punti, soprattutto nei tratti più umidi e scivolosi e quando il sentiero si fa stretto e si trasforma nella parte superiore di un antico muro parallelo al vecchio canale. È bene non distrarsi e stare vigili in particolare coi bambini. Meglio indossare scarpe da trekking o da montagna e premunirsi di una torcia.

Una camminata di circa tre ore (andata/ritorno e in funzione del tragitto che si sceglie) divertente, rigenerante e a contatto di una natura straordinaria!

Silvia C. Turrin

Élodie Meunier, la plasticità spirituale della pietra

A pochi chilometri dal lago di Sainte-Croix e dalle gole del Verdon troviamo Moissac-Bellevue, village perché situato su una collinetta da cui si ammira un panorama che va dall’Esterel sino alla Sainte Baume. A Moissac domina il Castello, databile 1650 e appartenente un tempo al barone Louis d’Hesmivy, consigliere alla corte dei conti di Aix en Provence. Molto suggestiva è anche la torre dell’orologio, costruita nel 1816, attorno alla quale aleggia una bella storia di solidarietà. Infatti, fino al XIX secolo, a Moissac era usanza accogliere vagabondi e poveri proprio nella torre, dove potevano ricevere cibo e cure.

È in questo villaggio tra Aups e Regusse che l’artista Élodie Meunier ha deciso di costruire il suo atelier de l’Art Chemin (progettato con criteri EcoBio). In questo vasto spazio crea le sue opere, plasmando in particolare marmo e legno.

Photo https://provenzadascoprire.wordpress.com/ ©
l’artista Élodie Meunier – Photo https://provenzadascoprire.wordpress.com/ ©

Nata nella regione parigina, Élodie, dopo studi umanistici, si è consacrata totalmente all’arte e all’arteterapia. L’abbiamo incontrata nel suo grande atelier dove ci ha raccontato come tutto ebbe inizio.

Fu un particolare bassorilievo, che i genitori tenevano in casa, a ispirarle in qualche modo l’amore per la pietra, nonché la passione nel lavorarla. Quando era piccola osservava questo bassorilievo in pietra e percepiva come un’attrazione… Da grande scoprì che si trattava di una riproduzione di un’opera straordinaria, ovvero il Bassorilievo di Farsalo (l’originale si trova al Museo del Louvre di Parigi). Guarda caso si tratta di una stele votiva di marmo legata ai famosi Misteri Eleusini, sorti nella Grecia Antica come culto iniziatico e mistico, connesso ai cicli della Natura, e rappresentato secondo determinati simbolismi e mitologie. Di certo, non una semplice coincidenza sentire ispirazione osservando questo importante Bassorilievo di Farsalo.

riproduzione del Bassorilievo di Farsalo nell'atelier di Élodie - Photo https://provenzadascoprire.wordpress.com/ ©
riproduzione del Bassorilievo di Farsalo nell’atelier di Élodie –
Photo https://provenzadascoprire.wordpress.com/ ©

Grazie a numerose esperienze di apprendimento in varie città francesi, come Montpellier, ma anche all’estero (specialmente in Canada), Élodie ha sviluppato un percorso artistico originale, intriso al contempo della materia che plasma, e delle energie interiori che la spingono a modellare in un certo modo piuttosto che in un altro.

Nelle opere di Élodie la plasticità, la manualità e la terra interagiscono e si intrecciano con la spiritualità, con il cielo, con le emozioni. Il risultato è un’essenzialità nelle forme e un’armonia olistica tra minimalismo e astrattezza mistica.

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Scultura di Élodie Meunier – Photo https://provenzadascoprire.wordpress.com/ ©

Élodie ci ha raccontato che ha appreso a lavorare il marmo nella città-simbolo al mondo per eccellenza, Carrara, nello storico atelier Carlo Nicoli. Nel Laboratorio Nicoli sono infatti accolti giovani e anche artisti affermati che desiderano imparare a lavorare direttamente il marmo, con maestranze specializzate. Élodie ci ha spiegato che nelle École Nationale Supérieure des Beaux-Arts francesi è ormai impossibile per le nuove generazioni, da almeno vent’anni a questa parte, imparare mestieri come la lavorazione artistica della pietra, poiché viene privilegiata l’arte concettuale. Così Élodie per specializzarsi ha deciso di vivere una bella esperienza didattica e umana in Italia, non solo a Carrara, ma anche alle porte di Milano, a Cesano Maderno nella fonderia Mapelli.

Da quando ha aperto il suo atelier a Moissac, Élodie è lei l’insegnante; organizza infatti stage di scultura per bambini, adolescenti e adulti interessati a modellare la pietra e il legno. Parallelamente, si dedica all’arteterapia, aiutando persone con vari disagi psico-fisici a esprimere le potenzialità – non solo artistiche – latenti.

Élodie ci è apparsa una persona semplice e per questo sensibile all’animo umano. La sua arte è un mosaico di suggestioni esteriori e interiori, frutto di una profonda ricerca nella dimensione emotiva e sensoriale.

Élodie firma le sue opere con l’acronimo Anne Berech.

Silvia C. Turrin