La Palud sur Verdon

Questo è un angolo di Provenza per appassionati di trekking, scalate, free climbing, rafting. Siamo sulla riva destra delle Gole del Verdon. Partendo da Moustiers Sainte-Marie si arriva a La Palud sur Verdon coprendo una distanza di circa 20 chilometri, da assaporare senza fretta, anche perché la strada tortuosa non permette distrazioni, né corse. Man mano che si sale si entra nella foresta demaniale delle Gole del Verdon. Sulla destra si trova il canyon e sulla sinistra i rilievi ricoperti dalla tipica garriga locale, querce, pini, piante di ginepro.

Passato il Col d’Ayen si arriva a La Palud sur Verdon – villaggio posizionato nel cuore del Parco Naturale Regionale del Verdon e della Riserva Geologica dell’Alta Provenza – dove si respira un’atmosfera particolare, votata alla semplicità, all’essenzialità. Nella piazza principale si viene accolti da bar, piccole botteghe che vendono prodotti regionali come miele di lavanda e di rosmarino, mandorle di Valensole, salse a base di olive, e i vini della Cooperativa vinicola di Pierrevert (l’unica rimasta del dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza dopo la fusione con quelle di Quinson e Manosque).

Dalla piazza del lavatoio si dipartono itinerari per alcuni trekking di difficoltà facile, media e complessa, tra cui quello che conduce all’Adrech de Barbin (circa 11 km) e il sentiero del Bastidon (16 km). Uno dei percorsi più belli, ma anche più difficili è quello denominato Blanc-Martel della durata di 6 ore.

La Palud sur Verdon la si scopre lentamente e con semplicità, essendo una piccola, ma caratteristica cittadina di montagna, un tempo feudo dei Conti di Provenza. Da vedere la Maison des Gorges du Verdon, ecomuseo situato nel Castello risalente al XVIII secolo – dove si trova anche l’Ufficio informazioni – in cui si scoprono la biodiversità, gli ecosistemi e la nascita idro-geologica del Grand Canyon più importante d’Europa.

Il villaggio è anche la porta d’accesso per la Strada delle creste, di cui parlerò in un prossimo post.

Silvia C. Turrin

Arte e Provenza, qualche idea per l’estate 2016

 Il Midi francese ha ispirato tantissimi pittori, famosi e meno noti. Attratti dalle sfumature cromatiche e dai paesaggi della Provenza, artisti come Paul Signac, Félix Ziem, Paul Saïn (per citarne solo alcuni tra i meno “celebri”) hanno saputo catturare i giochi di luce di diversi ambienti e li hanno immortalati sulle loro tele consegnandole per sempre ai posteri.

La Provenza è da sempre sinonimo di Arte, sin da quando l’eccentrico Félix Ziem (1821-1911), sul finire della prima metà dell’800, decise di lasciare Parigi per trasferirsi prima a Marsiglia, poi a Martigues. Ziem è considerato dai veri esperti d’arte fra gli antesignani del movimento pre-impressionista. Non a caso Vincent Van Gogh ammirava i suoi lavori, tanto da definire bellissimo il suo modo di utilizzare il colore blu.

Dopo Ziem sono rimasti affascinati dalle sfumature provenzali tanti altri artisti, a cominciare da Claude Monet, il cui dipinto Dix marines d’Antibes si può dire che sia l’opera “galeotta” che ha fatto conoscere agli artisti parigini gli straordinari flussi creativi generabili da un soggiorno, più o meno duraturo, in Provenza.

Vincent Van Gogh è, insieme a Cézanne, il pittore il cui nome è associato maggiormente a questa terra francese.

Fondation_Vincent_van_Gogh_Arles

A lui è dedicata l’esposizione «Van Gogh en Provence : la tradition modernisée» organizzata ad Arles presso la Fondazione dedicata al pittore olandese. Aperta sino all’11 settembre 2016, la mostra raccoglie 31 lavori di Van Gogh, alcuni prestati appositamente dai musei di Amsterdam e Otterlo. Tra le opere ve ne sono alcune famosissime, tra cui Autoritratto con cappello di feltro; e poi Vecchia Arlesiana e Barche da pesca sulla spiaggia di Saintes-Maries-de-la-Mer. Curatore dell’esposizione è Sjraar van Heugten, considerato tra i massimi conoscitori del lavoro di Van Gogh.

L’evento è incentrato sull’apparente ossimoro “tradizione modernizzata”. Apparente perché, come affermano gli organizzatori dell’evento, Van Gogh «ha edificato una casa moderna su fondamenta antiche, attraverso l’uso vitale del colore cui ha aggiunto sia un tocco peculiare, sia composizioni audaci, dando vita a soggetti a lui cari plasmati con una forma nuova ed espressiva».

Per info :
Fondation Vincent van Gogh Arles
35 ter Rue du Dr Fanton
13200 Arles
https://www.fondation-vincentvangogh-arles.org/

mucem_picassoNon poteva mancare poi un appuntamento dedicato al maestro Picasso, innamoratosi della Provenza tanto da trasferirsi prima a Vallauris, dove iniziò a dedicarsi intensamente al lavoro su ceramica e alla linoleografia, poi a Vauvenargues, piccolo borgo nei pressi di Aix, in cui svetta il Castello che egli acquistò, oggi residenza privata.

Il MuCEM (Musée des civilisations de l’Europe et de la Méditerranée) di Marsiglia propone Picasso, Un Génie Sans Piédestal (sino al 29 agosto 2016), un percorso, con 270 opere, che tratteggia l’influsso delle arti e delle tradizioni popolari sulla creatività di questo istrionico e discusso artista. Tra le immagini tematiche più ricorrenti dell’esposizione vi sono quelle legate alla musica, al circo e alla tauromachia; risalta poi la straordinaria manualità nei lavori compiuti da Picasso, un artista geniale profondamente ancorato alla materia e al contempo slegato da qualsiasi forma prefissata e prevedibile.

Per info:
Musée des civilisations de l’Europe et de la Méditerranée (MuCEM)
7 Promenade Robert Laffont
13002 Marseille
http://www.mucem.org

I Huaxtechi, popolo misconosciuto del Messico precolombiano Per gli appassionati (come la sottoscritta ) di archeologia e di antiche culture dell’America Latina segnalo un appuntamento interessante, la mostra organizzata presso il Museo della Preistoria di Quinson dal titolo “Les Huaxtèques, peuple méconnu du Mexique précolombien” (I Huaxtechi, popolo misconosciuto del Messico precolombiano).

Aperta sino al 30 novembre 2016, l’esposizione fa luce su un’antica cultura, decisamente poco considerata rispetto alle civiltà Maya e Azteca. 183 reperti tra sculture, ceramiche, tessuti tradizionali e oggetti rituali compongono la retrospettiva che descrive il modus vivendi di questa popolazione apparsa 3500 anni fa nel nord-est del Messico. Giunta al suo apogeo tra il X e il XVI secolo, la civiltà dei Huaxtechi ha subito la conquista azteca e poi spagnola. Oggi sopravvivono pochissimi discendenti di questo antico popolo.

Per info:
Musée de Préhistoire des gorges du Verdon
Route de Montmeyan
04500 Quinson
http://www.museeprehistoire.com

 

Silvia C. Turrin

 

Lavanda mon amour – seconda parte

Una delle classiche immagini della Provenza tratteggia un’importante abbazia cistercense e in primo piano bellissimi filari di lavanda. Non tutti gli anni, però, è possibile ammirare e immortalare questa famosa immagine (strausata da guide turistiche e da riviste), poiché i campi fioriti con “l’oro blu” tipico di questa regione vengono coltivati secondo un sistema a rotazione.

Ci sono però luoghi dove la lavanda trionfa in un tripudio di colore e profumo ed è sempre la protagonista, come sulle colline e nei prati che circondano Simiane-la-Rotonde. Questo borgo nel dipartimento delle Alpi dell’Alta Provenza, definito villages de caractère, svetta su un promontorio a 650 metri d’altezza. La sua ubicazione lo rende un luogo suggestivo, situato com’è tra il Parco naturale regionale del Luberon e l’altopiano di Albion, dove cresce rigogliosa la lavanda. Per questo qui e nei dintorni vi sono diversi produttori di oli essenziali, nonché una delle più importanti cooperative di lavanda e di lavandin.

Simiane, oltre a essere famosa per la sua “Rotonde”, capolavoro architettonico dell’arte romanica del XII secolo, facente parte dell’antico castello degli Agoult-Simiane, è nota per i percorsi di aromaterapia. Chi visita per esempio il castello ha la possibilità di conoscere i segreti di varie essenze distillate partendo da piante locali, come il timo, la rosa, il neroli e naturalmente la lavanda. In una sala del castello i visitatori sono invitati a seguire un esperto etnobotanico il quale ha il compito di spiegare le proprietà dei vari oli essenziali, nonché i metodi di distillazione.

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Lasciamo Simiane-la-Rotonde in direzione Barrême, distante circa due ore. In questo piccolo villaggio viene organizzata una suggestiva, pur nella sua semplicità (e forse è proprio questa semplicità che la rende coinvolgente) festa della lavanda. Oltre ai classici bouquet di fiori, alle essenze e a vari alambicchi, l’evento è un’occasione per scoprire antichi mestieri. Come il maniscalco, il lanaiolo e la lavandaia.

Quest’anno la festa, giunta alla X edizione, si terrà il 24 luglio. Un’occasione per scoprire l’aroma intenso dell’essenza locale di lavanda, che ha ottenuto l’etichetta Lavande fine de Barrême.

Barrême è famoso anche perché situato lungo la Route Napoléon. La strada porta evidentemente il nome di Bonaparte, poiché fu lui a compierla per la prima volta e quindi a ufficializzare il percorso dopo la sua fuga (organizzata scrupolosamente) dall’Isola dell’Elba. Napoleone sbarcò nel Golfo di Juan e poi, per raggiungere Grenoble, decise di inoltrarsi per le vie interne della Provenza, passando per Castellane e Digne-les-Bains.

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A proposito della cittadina di Digne-les-Bains, di cui avevo già parlato grazie alla straordinaria figura di Alexandra David Néel

Digne, oltre a essere famosa per le terme, per il Museo Gassendi e per la Maison Alexandra David-Néel, è nota sia per il museo che per la festa della lavanda. Quest’anno la festa si terrà dal 5 al 9 agosto, una vera full immersion in un mondo di profumi, tra gruppi folkloristici e musicali.

Queste sono solo alcune tappe per scoprire il mondo della lavanda, una pianta dalle tante virtù, tra i simboli della Provenza.

Silvia C. Turrin

Per Approfondire si veda anche: Lavanda mon amour – prima parte

sulla strada della lavanda - Alpii dell'Alta Provenza
una piccola chiesetta caratteristica, lontana dai circuiti di massa lungo una delle tante strade della lavanda in Provenza