Da Daudet a Giono

Finalmente, in una bella e ben fornita libreria (non faccio nomi per motivi deontologici) di Apt sono riuscita a trovare due testi in francese che cercavo da tempo: Tartarin de Tarascon e Le Déserteur.

Il primo è un classico della letteratura francese, adatto ai bambini di ogni età, dagli 8 ai 90 anni… scritto da uno dei drammaturghi e letterati “provenzali” più importanti, ovvero Alphonse Daudet (1840 -1898).

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un dipinto raffigurante un episodio della vita di Tartarin – foto scattata a Tarascon dalla sottoscritta

In realtà, Daudet nacque a Nîmes, nel dipartimento del Languedoc-Roussillon, e ha vissuto a Parigi, ma si è letteralmente innamorato del cuore della Provenza tanto da trascorrere parecchio tempo nel piccolo villaggio di Fontvieille e nei suoi dintorni, tra les Alpilles e altri splendidi luoghi del Bouches-du-Rhône.
Mio padre mi ha sempre raccontato di aver letto Tartarin de Tarascon quando frequentava le elementari (si parla degli anni Cinquanta), mentre la sottoscritta durante il percorso scolastico non l’hai mai incrociato: nessun insegnante lo ha mai proposto come lettura!
Adesso che sto amando sempre più la Provenza, è inevitabile conoscerla anche attraverso la voce di quei letterati che l’hanno descritta, decantata e a volte criticata.

Tartarin de Tarascon del 1872 è un libro divertentissimo, pieno d’ironia in cui Daudet prende in giro certi comportamenti “tipici” dei provenzali (e non solo…), tra cui la tendenza a esagerare un po’ troppo episodi vissuti, sino a inventare storie, viaggi, ecc.
Il protagonista è Tartarino, un personaggio un po’ pigro, un po’ borioso, che decide di partire per l`Africa a caccia di leoni. È talmente ridicolo e sventurato che dovrà pagare la pelle dell’unico leone che è riuscito a uccidere, ovvero un leone addomesticato di un circo… e questo la dice lunga del personaggio!
Per questa figura ridicola e bizzarra di Tartarin, Daudet fu criticato da molti provenzali della sua epoca, ma alla fine i francesi del sud hanno capito che potevano trarre “vantaggio” dai suoi scritti. E così è stato, soprattutto per Fontvieille, dove è stato appositamente creato un itinerario per andare sulle sue tracce: tappa imperdibile è il “suo” mulino, simbolo per eccellenza dell’altro suo libro ben noto, Lettere dal mio mulino (peccato che in quel macinatoio Daudet non abbia scritto in verità alcuna missiva).

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“il mulino di Daudet” – foto di Silvia C. Turrin

Le Déserteur / Il Disertore di Jean Giono è un testo certamente più profondo, in cui si rivela tutto lo spirito antibellico dell’Autore. Un romanzo terribilmente e sorprendentemente attuale, in cui il protagonista, personaggio solitario e schivo, è povero, viaggia “senza documenti” e non può mai fidarsi dei rappresentanti dell’ordine, i gendarmi…
La sua condizione così sfuggente, pacifista, anticonformista – che lo rende privo di “documenti”, di una carta d’identità, di un documento che lo renda facilmente identificabile (quindi controllabile) – lo conduce in un luogo bucolico, in un villaggio di gente semplice dove poter ritrovare finalmente la PACE.

Il proprietario/gestore della libraria di Apt dove mi sono fermata, mi ha vista talmente coinvolta nella ricerca di libri “provenzali” (e non solo) che alla fine mi ha regalato un taccuino, uno di quelli usati da Bruce Chatwin per prendere appunti durante i suoi viaggi…

forse ha capito che sto scrivendo una guida sulla Provenza?

centro jean giono
ingresso del Centre Jean Giono, a Manosque
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