Passeggiate tra le Basse Gole del Verdon

Lontano dal traffico, lontano dalle grandi metropoli… c’è un luogo tra il dipartimento del Var e quello delle Alpi dell’Alta Provenza dove, per fortuna, non è ancora arrivato il turismo di massa; dove ci si ritrova catapultati nella natura selvaggia, in quella wilderness che Thoreau avrebbe certamente amato.

Siamo nella zona delle Basse Gole del Verdon. Qui la terra è stata modellata nel corso dei millenni. Le acque hanno scavato e plasmato le rocce calcaree dando vita a un canyon i cui paesaggi più sorprendenti li ammiriamo nell’Alto Verdon. Ma anche le Basse Gole, tra Quinson e il Lac d’Esparron, nascondono scorci mozzafiato.

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Si possono sperimentare diverse camminate che seguono il corso del fiume Verdon, tra una vegetazione che, a tratti, nasconde antiche vie percorse sin dal Paleolitico e Neolitico. A tratti si attraversano boschi, in altri si è proprio in riva al Verdon, protetti da corrimano ben saldi. Più si avanza più si trovano scalette in ferro che permettono di andare avanti, e ancora avanti, si cammina sopra alcune passerelle sopraelevate allo scorrere delle acque.

Tra un passo e l’altro si sentono le voci della natura: delle canards che scivolano gioiose sull’acqua; dell’aquila reale che vola ad alta quota lontana dai pericoli terreni; dei rami che danzano al tocco del vento.

Dalla parte opposta al percorso, sopra al Verdon, si ammirano pareti rocciose dai diversi colori che solo un esperto geologo può leggere come fossero un libro a cielo aperto, in cui è racchiusa la genesi di questo territorio. Tra una fascia rocciosa e l’altra si intravedono fessure e grotte, rifugi dell’avifauna locale.

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Man mano che si procede, si vedono le tracce del vecchio canale del Verdon, la cui costruzione risale alla fine del XIX secolo, poi chiuso e sostituito dal più grande canal de Provence. Si vedono sulla sinistra (nel senso dell’andata) anche passaggi nella roccia, molto ampi, ma da qualche anno chiusi per due motivi principali: 1- evitare possibili incidenti ai turisti/camminatori; 2- mantenere queste caverne habitat ideale per le numerose specie di chauves-souris (pipistrelli) presenti nel Parco naturale regionale del Verdon.

La camminata non presenta particolari difficoltà, ma comunque è bene fare attenzione in alcuni punti, soprattutto nei tratti più umidi e scivolosi e quando il sentiero si fa stretto e si trasforma nella parte superiore di un antico muro parallelo al vecchio canale. È bene non distrarsi e stare vigili in particolare coi bambini. Meglio indossare scarpe da trekking o da montagna e premunirsi di una torcia.

Una camminata di circa tre ore (andata/ritorno e in funzione del tragitto che si sceglie) divertente, rigenerante e a contatto di una natura straordinaria!

Silvia C. Turrin

Folon e Saint-Paul de Vence

Sono in procinto di ultimare la mia Guida turistica dedicata alla Provenza, aggiungendo alcuni dettagli e box ai 19 Itinerari che ho segnalato.

Nella Guida ho parlato anche di Folon e del suo amore per Saint-Paul de Vence, cittadina incantevole, del dipartimento delle Alpi Marittime.

Saint Paul de VenceJean-Michel Folon (1934-2005) fu grande amico di Cèsar, e come Chagall, ha trascorso molto tempo a Saint-Paul de Vence. Qui ha trovato ispirazione per alcune sue opere suggestive.

In questo borgo del sud della Francia, Folon viene ricordato soprattutto per il lavoro progettato all’interno della Cappella dei Penitenti Bianchi.

Questo monumento risalente al XVII secolo è stato restaurato solo una quindicina di anni fa e per l’occasione venne coinvolto Folon.

Sino al suo decesso, avvenuto nel 2005, l’artista belga ha concepito e creato i lavori preparatori degli affreschi, vetrate e sculture interne alla Cappella.

La serie di disegni e acquarelli da lui ideati hanno fornito la base per la realizzazione di diverse opere che si possono ammirare in questo spazio piccolo, ma evocativo, ovvero: un grande mosaico eseguito secondo la tecnica artistica di Ravenna da un atelier milanese, sotto la direzione di Matteo Berté; quattro vetrate realizzate dal mastro-vetraio di Chartres, Jacques Loire; due sculture, una in bronzo composta presso l’atelier Romain Barelier e l’altra in marmo rosa del Portogallo, realizzata a Pietrasanta, dallo scultore italiano Franco Cervietti; otto pitture a olio prodotte da Michel Lefebre, il quale si è basato sugli acquarelli dipinti da Folon. Il risultato è uno spazio poetico, ricco di sfumature cromatiche, di giochi di luce, un inno alla Pace.

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Jazz a Juan 2015 – Tra sax, basso e tromba

Anche quest’anno, lo storico Festival Jazz di Juan-les-Pins non ha deluso le aspettative. La rassegna giunta alla 55ª edizione, tanto amata dagli appassionati di jazz, ha visto protagonista, fra gli altri, un istrionico Al Jarreau, ancora pieno d’energia, sempre bravissimo nei suoi scat, Santana, Zappa plays Zappa e il duo eccezionale composto da Chick Corea e Herbie Hancock.

A giudizio di chi scrive quella del 18 luglio è da annoverare tra le serate memorabili di questa edizione. Il penultimo incontro del Festival è stato aperto dal geniale Kenny Garrett, che ha portato sul palco di Juan-les-Pins una ventata di free e contemporary jazz di alto spessore. Sin dalle prime note è emersa la sua straordinaria capacità di sperimentare col sax, aspetto questo ormai consolidato da almeno tre decenni. Il suo è un percorso iniziato negli anni ’70, epoca in cui crebbe immerso nella scena jazz di Detroit. Miles Davis, Art Blakey, Freddie Hubbard e Woody Shaw sono alcune delle icone jazz con cui ha suonato.

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Kenny Garrett Quintet – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Garrett ha voluto cominciare il live partendo da “J.Mac”, tratto dall’album Seeds From the Underground (2012), ben accolto da pubblico e critica. Brano pieno di energia in cui si trovano echi di Post Bop, “J.Mac” è un chiaro riferimento al grande sassofonista di New York Jackie McLean (1931 – 2006), al quale Garrett ha dedicato questo omaggio. Da Pushing the World Away (2013) Kenny Garrett ha scelto, prima, il brano omonimo al disco, un’intensa “preghiera” in jazz, che allontana le follie e i condizionamenti del mondo e che volge lo sguardo alla dimensione, quasi spirituale, del qui e ora; poi, sempre dall’album del 2013 ha suonato “J’ouvert” coinvolgente omaggio a Sonny Rollins.

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Kenny Garrett Quintet – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Non poteva non terminare con il “manifesto” delle persone felici, “Happy people” tratto dall’omonimo album del 2002. Kenny Garrett ha fatto emergere ancora una volta la sua eleganza e la sua tecnica impeccabile; al contempo, è stato bravissimo nel coinvolgere il pubblico, grazie alla buona sinergia con gli altri musicisti, Rudy Bird (percussioni), Vernell Brown Hr (piano), Corcoran Holt (contrabbasso), McClenty Hunter (batteria) e la partecipazione straordinaria di Mino Cinelu (percussioni).

Protagonista della seconda parte della serata, Marcus Miller, caro amico del Festival di Juan-les-Pins, che ha presentato alcuni brani del suo nuovo eccellente Afrodeezia (2015), album che è un viaggio per il mondo attraverso il jazz, tra New York, Detroit, Chicago, Brasile, Senegal, Mali e Burkina Faso, Ghana.

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Marcus Miller – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Nazione, quest’ultima, che lo ha ispirato nel comporre “Hylife”, prima traccia del nuovo album, in cui il jazz-funk contemporaneo si mescola con il leggendario highlife ghanese e i vocalizzi tipicamente senegalesi. Per questo pezzo e per gli altri l’istrionico bassista (in realtà, polistrumentista) si è avvalso di un sorprendente collettivo di musicisti e coristi, tra cui Alex Han (sax), Lee Hogans (tromba), Brett Williams (piano), Adam Agati (chitarra), Louis Cato (batteria), Guimba Kouyaté (chitarra acustica), Cherif Soumano (kora), Julia Sarr (corista), Mino Cinelu, percussionista versatile che ha suonato anche con il compianto Miles Davis.

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Guimba Kouyaté (chitarra acustica), Cherif Soumano (kora) – Live Marcus Miller – at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

L’ensemble era ben affiatato, capace di creare un’energia speciale sul palco percepita dal pubblico, che ad ogni assolo applaudiva entusiasta. Ineccepibili gli arrangiamenti di ogni brano, da “Hylife” a “B’s River”, seconda traccia di Afrodeezia, alla rilettura di uno storico successo soul-funk.

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Marcus Miller – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

«Volevo omaggiare la Motown – ha detto Marcus sul palco – e mi sono chiesto: qual è il pezzo della famosa etichetta di Detroit con i giri di basso più cool?» e ha iniziato a suonare “My girl”… delirio del pubblico.

Ma si è interrotto, dicendo: «Sì ok, ma cerco qualcosa di più, più… cool. Allora, ascoltate… questa è una linea di basso che ho imparato all’età di 12 anni».

Appena ha iniziato a diffondere le note di “Papa Was a Rollin’ Stone”, capolavoro dei Temptations, il pubblico si è esaltato. La versione di Marcus Miller è incredibile, grazie ad arrangiamenti estremamente curati, mai prevedibili, con un interplay assolutamente fantastico tra fiati, basso, piano e chitarra. Se questo momento del live ha toccato livelli elevati, l’apice è stato raggiunto quando sulla scena è arrivato Ibrahim Maalouf.

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Ibrahim Maalouf at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

L’eclettico trombettista ha composto un brano speciale appositamente per l’occasione, che parte dal basso di Miller, passa per le percussioni, la sezione fiati, per giungere a sonorità circolari in un continuo crescendo, sino a una sorta di trance musicale globale, scandita dalla voce evocativa del vocalist e poeta marocchino, Aziz Sahmaoui, co-fondatore dell’Orchestre National de Barbès. Semplice e giocoso, Maalouf ha ammaliato con il suo modo di sviscerare le note e per la complicità che ha instaurato con gli altri musicisti, tanto da creare un pathos come quello che si potrebbe percepire solo in un collettivo Maghrebino, Gnawa, balcanico.

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Ibrahim Maalouf – Marcus Miller ensemble – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Situazione musicale davvero straordinaria, unica, quella creata dal trombettista franco-libanese Ibrahim Maalouf, che è intervenuto solo a un brano, ma la sua è stata una forte, incredibile, prorompente presenza.

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Ibrahim Maalouf – Marcus Miller ensemble – Live at Jazz à Juan 2015 – Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins

Particolarmente toccante è stato il pezzo “Gorée (Go-ray)” dall’album Renaissance (2012), che Marcus Miller aveva già proposto in occasione della sua ultima esibizione a Jazz à Juan nel 2013. Anche questa volta ha voluto ricordare la sua visita all’isola senegalese, Gorée, luogo simbolo della storia, divenuta tristemente nota in passato come centro di smistamento e commercio degli schiavi. Marcus Miller però ha sottolineato che: «Questo brano vuole sì ricordare la storia, ma soprattutto vuole celebrare la capacità dell’essere umano di trasformare le cose orribili come la schiavitù in qualcosa di positivo. Da quella disumana esperienza… tanto è emerso di buono, come la musica. Questo è un pezzo non basato sulla collera, bensì sulla speranza…».

Anche questo è Jazz…

«Viva il Jazz», come ha dichiarato con gioia sul palco Jean-René Palacio, Direttore Artistico di Jazz à Juan.

Silvia C. Turrin Photos copyright Gilles Lefrancq/OTC Antibes Juan Les Pins