Il mistero della “tapenade”

In una bottega provenzale, o in una brasserie, o in un ristorante provençal si può incorrere facilmente in una specialità tipica di questa regione del sud della Francia. Conservata in un barattolo o preparata fresca dallo chef di turno, la tapenade è una salsa (o purea) gustosissima, perfetta in occasione di un apéritif per accompagnare baguette croccanti tagliate a piccole fette, oppure per rendere ancora più saporite carni, o verdure.

Mi è capitato di pranzare con amici franco-italiani e insieme a noi c’era una simpatica signora di nome Yvette che, per oltre quarant’anni, ha lavorato nella ristorazione provenzale gestendo prima un ristorante nella zona delle Basse Gole del Verdon, poi un ristorante tra Cannes e Fréjus.

Insieme agli amici franco-italiani e alla signora Yvette si mangiava con gusto e a un certo punto si è iniziato a parlare di ricette tipiche provenzali.

Il dibattito è sorto appena pronunciata la parola “tapenade”.

In base a quanto avevo letto nelle mie ricerche per redigere la Guida tra arte, storia, natura, spiritualità sulla Provenza (ancora un po’ di pazienza, ci siamo quasi alla conclusione della guide) ero assolutamente convinta che ingrediente cardine della tapenade fossero i capperi. Già dal nome stesso lo si evince, poiché deriva dal provenzale tapeno che significa appunto “cappero”.

Quando spiego la “mia” ricetta alla signora Yvette lei mi sorprende sostenendo che «nella vera, originale tapenade non si mettono i capperi! Ci vogliono olive nere, acciughe marinate e olio d’oliva».

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ulivo, albero-simbolo della Provence foto di Silvia C. Turrin

Alchè mi permisi di far notare alla signora Yvette che il termine tapenade allude proprio ai capperi e che pare strana una ricetta nel cui nome vi siano, ma negli ingredienti base no.

La signora Yvette era irremovibile: «Ho gestito per anni ristoranti e tante persone hanno apprezzato i miei piatti e la “mia” tapenade non ha mai visto i capperi».

«Eppure, in tutti i libri italiani e francesi di ricette, tra gli ingredienti risultano esserci i capperi?» controbattei.

«I ricettari di oggi hanno modificato le vecchie ricette… non ho mai letto un libro che descrivesse davvero le ricette originali, quelle che si tramandano da tempo immemore» ribadì lei.

Al momento della mia dipartita verso casa, la signora Yvette, simpatica, chiacchierona, dai tipici modi francesi, mi salutò ripromettendosi di mandarmi tramite missiva – non utilizza l’ordinateur – la ricetta autentica della tapenade.

Nell’attesa di ricevere la ricetta dell’Yvette, ho cercato di fare ricerche su questo argomento “scottante”e in effetti c’è chi non inserisce i capperi  nella tapenade.

Andando indietro nella storia, ho scoperto che esisteva una sorta di tapenade molto arcaica, già nota quando gli antichi Romani colonizzarono la Provence, lasciandovi poi  la loro indelebile impronta come per esempio raccontano le vestigia di Arles, Orange, Saint Remy de Provence.

Questa tapenade arcaica era composta semplicemente da olive verdi o nere marinate, olio d’oliva, aceto, miele e qualche pianta aromatica. Il tutto veniva amalgamato per formare una purea densa e, naturalmente, gustosa.

All’interno della Guida sulla Provenza che sto preparando (poi dovrò andare alla ricerca di un – Vero – editore interessato a pubblicarla… che mi parli di “proposta editoriale” e NON di proposta commerciale…) ho inserito la storia della tapenade, agganciandomi  a un itinerario nel Bouches-du-Rhône che descrivo e in cui si fa tappa anche a Les Baux des Provence.

En attendant, non Godot, ma la ricetta della signora Yvette, ricordo qui gli ingredienti tipici della “moderna” tapenade:

Silvia C. Turrin

Ingredienti per 6-8 persone

olive nere circa 200g acciughe in filetti 50 g tonno in oliva d’oliva 50 g capperi sott’aceto 100 g olio d’oliva extra vergine q.b. il succo di un limone a scelta

in un mortaio* amalgamare con il pestello le olive, poi aggiungere le acciughe il tonno i capperi, infine l’olio d’oliva e il succo di un limone.

La salsa è pronta per essere servita per un aperitivo, un brunch, o per insaporire verdure (o carni).

*al posto del mortaio si può utilizzare anche il frullatore

tapenade

La Chandeleur – la festa della Candelora

In Provenza  sembra che alcune festività siano molto più sentite e celebrate che non in Italia. Un esempio è la festa di oggi, 2 febbraio, giorno in cui la Chiesa cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù e festa popolarmente chiamata “della Candelora”.

In questo giorno – come avviene in tutti i Paesi cattolici – si benedicono le candele, considerate simbolo di Cristo, “luce che si rivela alle genti”. Già nel V secolo, a Roma, in questa giornata della Candelora le candele benedette venivano portate in processione lungo le vie della città.

chandeleur

Le candele sono simbolo di quella luce spirituale che illumina il mondo terreno e pagano: è quella luce che rischiara le tenebre, è la luce che illumina il cuore.

La Candelora è festa che unisce il ciclo delle festività natalizie e il ciclo esistenziale dell’anno.

Secondo fonti pagane la festa della Candelora si ispirerebbe alle celebrazioni che avvenivano nell’antica Roma in onore di Giunone Februata (purificata). Anziché sopprimere questi rituali così sentiti e radicati nel folklore popolare, papa Gelasio I (492-496) decise che era meglio incorporarli nella tradizione cristiana.

In Provenza,  gli addobbi natalizi, incluso il presepe nelle Chiese (crèche de Noël), vengono tenuti sino al 2 febbraio, a differenza di quanto avviene in Italia: è noto il detto “L’Epifania tutte le feste si porta via“.

In Provenza gli addobbi natalizi si vedono nei negozi e nelle Chiese sino alla Candelora! E in Provenza è ancora molto sentita la tradizione di benedire le candele, così come l’usanza di preparare le crèpe. Persino nei vari negozi e centri commerciali vengono messe in bella mostra le poêles a crêpes… specifiche per preparare questi dolci deliziosi.

Le crêpes sono legate alla Candelora, poiché si narra che Papa Gelasio, proprio durante questa festività, abbia sfamato pellegrini provenienti dalla Francia con sottili sfoglie di pasta fritta, preparate nelle cucine vaticane. I fedeli francesi definirono queste prelibatezze, seppur semplici nei loro ingredienti, crêpes.

In Provenza la tradizione di questo dolce è rimasta ampiamente seguita, anche perché è d’obbligo esprimere un desiderio quando si rovescia la crepe nella padella.

Sul piano spirituale, a prescindere dal luogo in cui ci troviamo, si può compiere un rituale accendendo una o più candele, per poi meditare su ciò che vogliamo illuminare e rendere ben visibile nella nostra vita.

Silvia C. Turrin

crepesC’est la chandeleur, c’est la chandeleur
la crêpe danse dans la poêle
la poêle danse avec la crêpe
la crêpe saute dans la poêle
la poêle saute avec la crêpe
hop, retournons nous (bis)

C’est la chandeleur, c’est la chandeleur
la crêpe glisse dans la poêle
la poêle glisse avec la crêpe
la crêpe saute de la poêle
la poêle saute avec la crêpe
hop, regalons nous (bis)

 

“La veille de la chandeleur l’hiver se passe ou prend vigueur”

“Candelora dell’inverno semo fora
Ma se piove e tira vento, dell’inverno semo drento”

 

À la chandeleur, on fait sauter des crêpes avec dans la main une pièce d’or :

« Si tu fais bien sauter la crêpe

À toi l’argent en quantité

Mais gare à la mauvaise étoile

Si tu mets la crêpe à côté »

[Source: Office de Tourisme de Brignoles]

candele

Crêpes rapides et délicieuses

Préparation : 20 min
Cuisson : à la poële

Ingrédients :
(pour environ 30 crêpes )
– 4 oeufs
– 1 pincée de sel
– 1 verre (20cl) de farine
– 1 verre de lait
– 1 verre de farine
– 1 verre d’eau tiède

Préparation :

1. Mélanger tous les ingrédients dans un grand saladier.

2. Faites chauffer une poële avec un peu d’huile versez une louche de pâte à crêpes. Il ne vous reste plus qu’à faire sauter les crêpes dans la poële !

Sulla strada della Mimosa

Bormes les Mimosas – foto di Silvia C. Turrin

Anche se prediligo l’entroterra della Provenza, lontano dalla folla, dalle spiagge gremite e dai centri votati unicamente allo shopping e all’edonismo, devo dire che lungo la Costa Azzurra – che per alcuni non si può definire vera Provenza – si scoprono borghi incantevoli!

Uno di questi è certamente Bormes-les-Mimosas, piccolo graziosissimo villaggio arroccato su un promontorio. In verità, avrebbe anche una spiaggia nel quartiere chiamato La Favière, ma le sue vere bellezze a mio avviso si scoprono nella zona del vieux village, un reticolo di viuzze che conducono a scorci pittoreschi da cui ammirare la baia. Bormes-les-Mimosas, come suggerisce il nome, è un tripudio di fiori la cui gradazione dominante è il giallo delle mimose: alberi che nei primi mesi dell’anno colorano il paesino e i dintorni di un caldo manto paglierino. Bormes è difatti una tappa della cosiddetta “strada della mimosa”, percorso incantevole tra la costa provenzale e l’immediato entroterra.

Un viaggio di 130 chilometri, quello della Route du Mimosa, che inizia proprio nel piccolo borgo di Bormes, prosegue verso Rayol-Canadel-sur-Mer, poi verso Sainte-Maxime, Saint-Raphael, Mandelieu-la-Napoule, per poi volgersi all’interno verso il Massif du Tanneron proseguendo per Pégomas e infine a Grasse, capitale del profumo.

Tra febbraio e marzo queste zone si colorano dei vari cromatismi di giallo. Sembra di essere catapultati in un dipinto di qualche artista particolarmente ispirato quando si percorrono le strade tra gli alberi di mimosa in fiore.

Originaria dell’Australia, la mimosa, genere dell’acacia, vanta tantissime specie e circa 90 si possono riconoscere a Bormes e dintorni: i loro nomi racchiudono sprazzi di poesia come la specie chiamata Clair de Lune o quella denominata Rêve d’or.

Bormes les Mimosas - foto di Silvia C. Turrin
Bormes les Mimosas – foto di Silvia C. Turrin

Un patrimonio botanico inestimabile, da qui la scelta di preservarlo anche con tasse molto salate per quanti si azzardano a raccogliere anche un solo rametto fiorito di mimose!

Nel centro di Bormes si possono acquistare bouquet di mimose, ma a mio avviso la vera bellezza si ammira osservando sul posto le imponenti piante in fiore, un vero spettacolo, imparagonabile a un misero vasettino di mimose, la cui esistenza è decisamente effimera, da conservare in casa.

Bormes però non è solo sinonimo di mimose, ma anche di piante grasse, bougainvillee, piante esotiche alcune provenienti dall’Africa Australe e poi di splendide piante d’agrumi.

Bormes les Mimosas - foto di Silvia C. turrin
Bormes les Mimosas – foto di Silvia C. turrin

Tra una viuzza e l’altra circondate da edifici di vecchie pietre, si respira un’atmosfera pacata, piena di arte e di nuance policromatiche.

Un luogo da vivere con calma, con lentezza, scegliendo accuratamente la stagione e la giornata, per non venire sommersi da frotte di turisti provenienti dai quattro angoli del mondo…

Un consiglio?

Tra fine febbraio e inizio marzo il periodo è perfetto per visitare Bormes, quando il villaggio è vivibile e visitabile in tutta tranquillità.

Bormes les Mimosas – foto di Silvia C. Turrin

Ufficio del Turismo di Bormes les Mimosa

La strada della mimosa _ SilviaProvence

Tra le manifestazioni più interessanti organizzate a Bormes les Mimosa vorrei ricordare non tanto quelle più famose – ovvero Mimosalia (ultimo weekend di gennaio) che è un tripudio di piante e fiori, e il Corso Fleuri caratterizzato da splendidi carri carnevaleschi i cui protagonisti sono ancora una volta coloratissimi fiori – piuttosto Santo Coupo che si tiene nel mese di settembre.

Si tratta di una festa dedicata alla gastronomia locale, ma anche alle tradizioni del territorio. In questa occasione si scoprono prelibatezze della zona, come i vari tipi di tapenade, le confetture di fichi, il miele e il tipico pane speziato prodotto secondo ricette antiche…
Un mosaico di sapori e profumi arricchito da laboratori dedicati ai più piccini…

Infine, un consiglio culinario:
assaggiate il piatto denominato tian de sardines farcis aux épinards con cipolle, capperi, aglio e olio d’oliva locale, una delizia semplice alla provençal.