L’anima “rossa” della Provenza

 

roussillon
Roussillon * particolare – foto di Silvia C. Turrin

È uno dei “villaggi più belli di Francia”. La sua caratteristica principale la si trova nella terra e nei colori delle sue case.

Parlo del borgo di Roussillon, famoso per le tavolozze cromatiche delle abitazioni e soprattutto per “il sentiero delle ocre” dalle forti tinte color rosso, che digradano a tratti sul paglierino, sul marrone e arancio.

Questo percorso è un divertimento per piccoli e grandi, poiché si entra in un mondo magico, composto da folletti e streghe travestiti da pinnacoli e falesie color ocra.

Appena si tocca la terra e le pareti del sentiero si sperimentano sensazioni ataviche: le mani si sporcano della stessa sostanza impiegata dai nostri antenati primitivi artefici nelle caverne di splendidi dipinti rupestri colorati da pigmenti naturali.

La storia di Roussillon è la storia dell’ocra, della sua estrazione e lavorazione, come racconta Le conservatoire des Ocres et de la couleur, ex fabbrica Mathieu che tra il 1921 e il 1963 produceva circa mille tonnellate d’ocra ogni anno! Un’economia che ha dato lavoro a tante persone e che ha segnato la storia e la cultura di questo angolo del Luberon.

A parte il sentiero delle ocre, ciò che mi ha affascinato di Roussillon sono i cromatismi e le geometrie delle sue case. Ho scattato una serie di foto tutte dedicate alle finestre dai colori policromi, alcune segnate dal tempo, altre abbellite da fiori o da giochi di luce e ombra.

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Roussillon – particolare – foto di Silvia C. Turrin
provenza
– foto di Silvia C. Turrin

Per chi davvero vuole scoprire uno degli itinerari più belli e più lunghi (i percorsi vanno dai 2, ai 3, sino ai 5 km) andando alla scoperta dell’ocra consiglio vivamente di visitare il Colorado di Rustrel, un mondo a parte, dove si torna a stretto contatto con la terra.

Emblematici sono i nomi di alcuni angoli di questo Colorado provenzale, come la zona chiamata Sahara, o quella denominata “deserto bianco”. A confronto, il sentiero delle ocre di Roussillon è solo un assaggio!

Rustrel – Colorado provenzale – foto di Silvia C. Turrin

 

 

 

Tempo della raccolta delle olive

Simbolo indiscusso della Provenza, l’olivo è una pianta la cui storia è antichissima…si deve alla civiltà Greca l’introduzione della coltivazione dell’olivo in questa terra…e da allora è un albero che è parte essenziale del sud della Francia, tanto che esistono Itinerari ad hoc che conducono il visitatore sulle strade degli ulivi.

raccolta olive - foto Silvia C. Turrin

In questo periodo è tempo di raccolta. Con diverse tempistiche e modalità i provenzali si dedicano a questo rito, un po’ serio e un po’ allegro, conviviale. Raccolgono, soprattutto a mano (magari con l’aiuto di “pettini” di legno) le preziose olive, le portano al frantoio più o meno vicino a casa per poi ottenere un olio dorato, imparagonabile a quello venduto nel grande centro commerciale…

L’olio, un tesoro da proteggere anche con marchi AOC (appellation d’origine contrôlée) e da celebrare con feste e riti che catapultano i presenti in un’atmosfera agreste, bucolica… scoprendo i tanti sapori e le tante espressioni dell’olio di oliva… e dell’ulivo.

Ho scoperto che ci sono diverse varietà di olive e quella chiamata Aglandau è la varietà più comune.

Poi c’è la Salonenque, coltivata soprattutto nella terra che fu tanto amata da Cézanne, ovvero la zona attorno ad Aix.

Storie e sapori che approfondiremo…

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Ulivi al tramonto – foto di Silvia C. Turrin

Provenza terra di migranti italiani

La sottoscritta con un simpatico Provenzale “sui generis” (le sue origini sono italiane, ha avi di Catania!) appartenente, come si nota dalla sua veste, ad un’antica confraternita sempre invitata a tante feste locali e a incontri dedicati alla Gastronomia provenzale

Andando “a giro” (come avrebbe detto il buon vecchio e compianto Tiziano Terzani) per la Provenza, si scopre che nell’albero genealogico di un Alain, di una Nicole, di un Dominique, di una Simone… ci sono radici italiane. Nonni, bisnonni, trisavoli sono emigrati dall’Italia nel sud della Francia per cambiare vita, trovare un lavoro o per amore o per la semplice voglia di “provare” a vivere diversamente, in una regione, la Provenza, che ha molto in comune con la Liguria o con la Toscana.

In Provenza, nella Provenza di oggi, si incontrano ancora tantissime persone semplici, dedite alla pastorizia, all’agricoltura, all’artigianato (vasai, santonnier, fourreur)…

Si percorrono centinai e centinaia di chilometri senza incrociare semafori, poche auto (soprattutto nell’entroterra lontano dalle grandi villes), immersi in un paesaggio bucolico che trasmette una gran serenità, una calma, una pace indescrivibile!

Mi chiedo però perché mai molti francesi discendenti da avi italiani non ammettano le loro radici, a volte le negano, però da “brava giornalista” o meglio da umile ascoltatrice, riesco a  farmi dire che Monsieur … ha bisnonni nati a Catania, o che la Madame … ha radici torinesi (tanti i piemontesi!), o ancora toscane di Siena.

Mi accorgo sempre più che le frontiere sono abili costruzioni politiche “per far paura e controllare” i cittadini.

Ma che queste frontiere sono evanescenti, artificiose, e quindi lo spirito nomade dell’uomo prevale sempre, per dare un nuovo senso alla propria esistenza, per curiosità, per viaggiare e scoprire nuove terre dove poter riposare e stare in armonia con la natura e con le persone del luogo.

Adoro i libri firmati dal provenzale Jean Giono (le cui origini sono però piemontesi), ecologista e pacifista ante litteram di cui avrò modo di parlare in futuri post, ma non condivido la sua indole refrattaria al viaggio, alla scoperta di altri Paesi e continenti.

Per una società più aperta è necessario oltrepassare le frontiere e i confini della mente!